CAMPANELLO DI ALLARME

Fake LinkedIn

Sul popolare social network professionale, le bugie hanno le gambe corte. O no?

Il problema della veridicità delle informazioni riportate online è forse uno dei più seri per il mondo come lo conosciamo oggi. Sulla base delle informazioni reperibili in rete, spesso si attribuisce credibilità, si prendono decisioni, si effettuano scelte strategiche.

Tale problema assume proporzioni gigantesche e può essere alla base di conseguenze non facilmente prevedibili quando si abbia a che fare con l’identità online. In mancanza di mezzi affidabili o immediati per la verifica delle informazioni, chiunque può simulare di essere qualunque cosa, di possedere qualunque tipo di capacità, di aver lavorato per qualunque azienda, di appartenere a qualunque cerchia nota e qualificata di professionisti.

LinkedIn è il punto di riferimento mondiale per quanto riguarda i profili professionali, tanto che è oramai procedura standard per cacciatori di teste ed aziende farvi riferimento per le proprie necessità. Da ciò ne consegue che spesso si cerchi di mettere in evidenza tutte le proprie migliori caratteristiche, recitando a bassa voce eventuali falle nel proprio profilo. Un comportamento comprensibile ed umano, e come tale rientrante nel novero dei peccati veniali.

Il popolare network professionale online, tuttavia, può diventare anche il ricettacolo di figure che vadano oltre il semplice desiderio di mostrarsi al meglio, e che falsificano il proprio profilo per gli scopi più vari. Il primo, ovvio uso, è quello di accreditarsi nei confronti di potenziali clienti o verso aziende per le quali si è interessati a lavorare.

Ci possono tuttavia essere usi ancora più sottili e pregnanti in termini di conseguenze, verso i quali vanno osservate cautele aggiuntive rispetto alla normale vigilanza. Questo vale ancora di più, se si appartiene a comparti potenzialmente delicati da un punto di vista industriale o sociale.

Un caso di fake scoperto proprio oggi è quello del profilo “Chris (Piero) Lucas”, che si autodefinisce “Istruttore dell’Esercito presso le forze armate italiane”. Oltre a mostrare una foto di profilo hollywoodiana, il suddetto Chris mette come immagine di copertina la foto di un gruppo di persone che apparentemente sono impegnate in una sessione di addestramento di tipo militare. Ciò che accredita ulteriormente, ad un occhio inesperto, le capacità auto dichiarate di questo profilo è l’aver frequentato la prestigiosa Scuola Militare Nunziatella negli anni tra il 1993 ed il 1998.

Come spesso succede, il diavolo è nei dettagli, ed è proprio il periodo di frequenza che parla a gran voce di un profilo falso. La Nunziatella si frequenta solo per tre o quattro anni al massimo, e quindi un periodo di studi di cinque anni è assolutamente inverosimile. In più, esiste un elenco ufficiale degli allievi sin dalla sua Fondazione, avvenuta nel 1787, in cui non risulta il sedicente ex allievo. Infine, gli ex allievi della Nunziatella, moltissimi dei quali occupano posizioni importanti specie nel settore sicurezza, sono gruppo molto piccolo e fortemente interconnesso. Sono bastati pochi minuti di messaggi incrociati sulle chat interne per classificare senza alcun dubbio come fake questo profilo, e per segnalarlo come tale a LinkedIn.

Risolto questo problema minimo, rimane intatto quello delle informazioni false e delle capacità millantate su LinkedIn. Se è stato semplice per un gruppo compatto ed organizzato di ex allievi arrivare velocemente alla soluzione del problema, verificare le informazioni diventa molto più difficile quando chi mente online si attribuisce titoli lavorativi ed accademici non così prontamente verificabili. Un’azienda o un’organizzazione poco attenta, può lasciarsi ingannare dalla asserita frequenza di prestigiose università, o dal conseguimento di titoli in realtà mai ottenuti. È dunque una volta di più opportuno consigliare a tutti la massima attenzione nella verifica dei profili professionali online.

Ci sentiamo, in conclusione, di consigliare alla stessa LinkedIn una profonda riflessione sulle modalità di pubblicazione delle informazioni sulla propria piattaforma. Lasciare spazio ai mentitori digitali vuol dire minare alla base la ragione stessa della sua esistenza.

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