AEROSPAZIO

Elon Musk vs NASA: uno scenario fantascientifico poco fanta ma molto scientifico

Qualora la NASA dovesse assegnare la commessa per il ritorno sulla Luna ai concorrenti di Musk, quest'ultimo potrebbe tentare di anticipare l'intera missione Artemis con una sua missione privata: riporterebbe l'uomo sulla Luna in piena autonomia

Nel contesto dell’esplorazione spaziale e del programma Artemis che punta a riportare un gruppo di astronauti sulla Luna entro il 2024 (si vocifera solo donne, sull’onda del politically correct), la Nasa ha appena chiesto al Congresso americano un’estensione del budget di 11 miliardi di dollari, parte destinato alla missione in sé e parte alla sistemazione delle attuali infrastrutture tra le quali la Michoud Assembly Facility dove attualmente, sotto infiltrazioni piovane provenienti dal tetto, viene assemblato il razzo originariamente destinato al lancio della missione Artemis.

L’intera vicenda va inquadrata alla luce del recente taglio del budget che ha costretto la Nasa ad assegnare la commessa per l’allunaggio a SpaceX che con la sua Starship punta a trasportare l’Uomo sulla Luna evitando di utilizzare vettori di lancio a perdere come nel caso dello Space Launch System (SLS), il primo razzo costruito dalla Nasa dopo la dismissione dello Shuttle avvenuta l’11 Luglio 2011 con la missione STS-135.

Si è quindi realizzata una situazione di ridondanza: da una parte vi è Space-X con con la sua Starship non necessita del vettore di lancio SLS della Nasa, dall’altra vi sono Blue Origin e il consorzio Dynetics che a fronte della gara che la NASA ha annunciato pubblicamente erano state selezionate, insieme a SpaceX, per la realizzazione del solo modulo di allunaggio.
Dopo la recente riduzione del budget NASA destinato allo sviluppo della missione e la conseguente assegnazione della commessa a SpaceX per la metà del la somma di denaro che Blue Origin e Dynetics avevano richiesto, quest’ultime hanno fatto ricorso tentando la riapertura della commessa.
Qualora la NASA riuscisse ad ottenere l’estensione del budget da parte del Congresso essa potrebbe riaprire la gara, paradossalmente assegnando la commessa ad una delle due aziende concorrenti di SpaceX, probabilmente a Blue Origin, da molti data per favorita nonostante alcune evidenti carenze nella progettazione del suo veicolo di allunaggio.

Se questo scenario dovesse realizzarsi, ci si troverebbe di fronte ad una situazione che definire fantascientifica sarebbe certamente appropriato, perchè nel frattempo Elon Musk si troverebbe nella condizione di realizzare il sogno di riportare la razza umana sulla Luna in piena autonomia.
I segnali indicatori sono parecchi, tra i più evidenti la volontà di Musk di lanciare per la seconda volta la sua Starship SN15, il primo prototipo di Starship che pochi giorni fa è riuscito ad effettuare con successo un volo di test e successivo atterraggio, duplicando così il successo dei suoi vettori riutilizzabili Falcon 9.
Dopo essere stata recuperata ed analizzata, la SN15 è stata infatti spostata di nuovo sulla rampa di lancio B, a poca distanza del prototipo SN16, anch’esso completato e pronto al lancio ma che si vocifera essere destinato allo smantellamento. 

Le intenzioni di Musk sono state chiarite da una serie di tweet nei quali è stato annunciato che SpaceX avrebbe puntato ad effettuare il primo volo orbitale entro la fine di luglio utilizzando il prototipo SN20 insieme al booster Super Heavy BN3 e infatti nello spazioporto SpaceX di Boca Chica sono comparsi gli elementi per la costruzione di una super gru destinata al sollevamento e collocamento di Starship SN20 sul booster BN3 (altezza totale 120 metri) nonché all’accelerazione dei lavori di costruzione della torre di lancio necessaria per l’avvio della missione.

Ciò significa che SpaceX sarebbe già in grado, entro la fine del 2021, di possedere gran parte della tecnologia necessaria per il ritorno sulla Luna, a Musk rimarrebbero infatti 18 mesi per il completamento di una versione di Starship specializzata per l’allunaggio laddove Space-X ha già saputo dimostrare di poter costruire almeno due Starship al mese.
E qui chi scrive vuole piazzare una scommessa: qualora la NASA dovesse assegnare la commessa per il ritorno sulla Luna a Blue Origin o a Dynetics, Musk potrebbe tentare di anticipare l’intera missione Artemis con una sua missione privata, uno smacco per la Nasa ma non per gli Stati Uniti in quanto SpaceX è un’azienda statunitense considerata di rilevanza strategica militare che il Pentagono ha infatti utilizzato pochi giorni fa per la messa in orbita di un satellite specializzato nella rilevazione di missili.

Non ci resta quindi che attendere lo svolgimento degli eventi ma nel frattempo una cosa è certa: SpaceX intende procedere con il suo solito ritmo estremo di sviluppo tecnologico, forte della consapevolezza che nessuno sarebbe in grado di batterla sui tempi, nemmeno la Cina che proprio recentemente ha annunciato lo sviluppo di due vettori che sono a tutti gli effetti dei copia-incolla del Falcon 9 e della Starship di Musk.
Prepariamo i pop corn.

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