AEROSPAZIO

SpaceX e la Next Internet

La somma di determinati movimenti tecnologici e commerciali dice molto di quello che sarà il panorama della connessione internet nel futuro a breve-medio termine.

Il volo di Starship SN15, il prototipo di astronave destinato ad atterrare sulla Luna e su Marte, è stato un evento storico sotto molti aspetti.

Distratta dal glamour del grande razzo argenteo che per la prima volta è decollato ed è atterrato senza danni sulla piattaforma di rientro, la maggior parte degli osservatori ha sottovalutato la presenza a bordo di un pezzo fondamentale di hardware: un’antenna di Starlink. 

Starlink è un’azienda della costellazione di imprese che fanno capo a Elon Musk, la cui missione è semplice e rivoluzionaria: rendere l’internet veloce accessibile da ogni parte del globo. A questo scopo, negli ultimi mesi, silenziosamente ma con costante determinazione, Starlink ha lanciato una nuvola crescente di microsatelliti attraverso la propria flotta di vettori Falcon 9. Tale costellazione, se pure in forma ancora embrionale, costituisce già oggi una rete per la condivisione veloce di dati via internet.

Proprio il volo di SN15 ha mostrato che il livello di qualità assicurato da Starlink è già sufficiente, ancorché non perfetto. Le immagini del volo provenienti dalle telecamere montate sul corpo dell’astronave sono state appunto trasmesse attraverso l’antenna Starlink. La costanza della trasmissione non è stata perfetta, ma la qualità delle immagini era già ottimale, a riprova del fatto che il sistema è in grado già oggi di gestire grandi pacchetti di dati in tempo reale.

L’offerta commerciale di Starlink, pur superiore in termini di costo a quella dei provider tradizionali, è di sicuro interesse: 99 $ al mese. Tale costo è destinato sicuramente a scendere nel momento in cui il numero di utenti del servizio dovesse salire esponenzialmente. A riprova della serietà delle intenzioni di Musk in questo campo, è notizia di pochi giorni fa la conclusione di un accordo tra Starlink e Google per la fornitura di servizi di cloud computing. Secondo l’accordo, questi ultimi saranno forniti da Starlink attraverso i data center di Google.

La somma di questi movimenti tecnologici e commerciali dà un’indicazione molto precisa in merito a quello che sarà il panorama della connessione internet nel futuro a breve-medio termine. Il nuovo standard costruito da Starlink costituisce una minaccia diretta a tutti i provider tradizionali, quali ad esempio Vodafone, TIM e così via per il nostro paese. Il rischio per tutti gli operatori basati su rete fisica è quello di diventare obsoleti come i media tradizionali alla comparsa di internet come mezzo di condivisione delle informazioni.

Starlink non è l’unica a muoversi nell’ambito della grande onda del New Space. Amazon Web Service ha lanciato un servizio ‘space’, ovvero di outsourcing delle funzioni di controllo a terra per chi vuole lanciare micro e nanosatelliti.

Nel frattempo, nonostante propaganda e proclami, troppo poco e troppo lentamente sembra muoversi la Commissione Europea in merito a tali sfide: tre lunghi anni anche solo per approvare il Programma Spaziale UE (relativo ad infrastrutture già esistenti), un budget di soli 15mdi scarsi per 7 anni (l’agricoltura prende più del doppio!), i servizi Galileo ancora incompiuti (innovativi ieri, oggi insidiati dalle alternative), solo poche grandi aziende che ricevono contratti (se ne è lamentata anche la Germania), un concorso per lanciatori innovativi che dura 5 anni…e potremmo continuare. Persa l’ondata del grande business di internet, a meno di decisi passi in quella direzione, il vecchio continente rischia di perdere anche il business legato al New Space. Dum Bruxellae consulitur…i cinesi vanno su Marte!

Dovremmo probabilmente smettere di discutere di disegni di legge di limitata importanza, che tengono impegnati i governi per mesi su questioni secondarie, e concentrarci invece sul concepimento e sull’esecuzione di una visione strategica a livello europeo che in questo momento sembra sfuggirci.

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