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Export armamenti: ultima occasione per chi vuole stupirsi

Iniziano i lavori in Commissione Difesa alla Camera sul tema dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2020.

È all’esame della Commissione Difesa della Camera la Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all’anno 2020 ( Doc. LXVII, n. 4).

È prevista per specificare nel dettaglio tutte le operazioni nel settore compiute dal nostro Paese e ogni anno va presentata in Parlamento. Questa è la quarta dell’attuale legislatura.

Succede che in più occasioni si sente qualche parlamentare lamentare l’opportunità di esportare armi verso Paesi ritenuti inaffidabili forse ignaro di aver votato il documento di base che liceizza operazioni e destinatari.   

Il motivo per cui molti deputati o senatori non la conoscono forse è dovuto alla mole. La Relazione, infatti, si compone di due volumi per un totale di 1681 pagine. Nel primo sono riportate le sintesi curate dai Ministeri degli Affari esteri, dell’Interno e della Difesa, nel secondo quella del Ministero dell’Economia. 

Leggendo le tabelle salienti si nota che nel 2020 il valore globale delle licenze di esportazione e di importazione è stato pari a 4,821 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 5,389 miliardi di euro dell’anno precedente, e che l’Egitto anche quest’anno figura al primo posto con 991,2 milioni di euro, in aumento rispetto agli 871,7 milioni di euro del 2019. A seguire, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Qatar, Romania,  Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti.

Si notano nella Relazione i forti aumenti di esportazioni verso la Grecia, sedicesimo Paese, con 41,9 milioni di euro e la Cina, diciannovesimo Paese, con 35 milioni,- comunque bazzecole rispetto all’entità di quelle Forze Armate-, la Svizzera (ventunesimo Paese, che passa dai 5,7 milioni di euro nel 2019 ai 34,5 milioni nel 2020) e il Senegal (ventitreesimo Paese, con 26,9 milioni di euro). 

La ripartizione per aree geografiche  segnala come l’Africa Settentrionale e il Medio Oriente (con 1,51 miliardi di euro, rispetto a 1,33 miliardi del 2019) rappresenti l’area di destinazione più rilevante.

Fra i settori più rappresentativi dell’attività di esportazione si annoverano quelli dell’aeronautica, dell’elicotteristica, della cantieristica navale, dell’elettronica per la difesa e dei sistemi d’arma. 

Nel secondo volume sono riportate tutte le transazioni finanziarie con l’entità degli importi e il nome delle banche che effettuano le operazioni. Di ogni autorizzazione alle esportazioni vengono così riportate in dettaglio tutte le componenti di ogni singolo contratto, compresi il nominativo della società, il paese acquirente ed il prezzo di vendita del bene. Molte  imprese del settore nel tempo hanno fatto notare che la procedura danneggia da un punto di vista commerciale gli imprenditori italiani a favore della concorrenza internazionale, poiché la relazione è a disposizione di tutti, anche del pubblico straniero e nessun altro Paese deve fornire informazioni così dettagliate. 

In questo momento il Parlamento ha la possibilità e i dati per richiedere al Governo ogni ulteriore elemento conoscitivo ritenuto utile per chiarire la posizione del nostro Paese nei confronti di clienti considerati ‘più problematici’.

Deve essere peraltro considerato che la politica nazionale si inserisce nella più estesa  posizione comune europea che, appunto, stabilisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari. Essa, adottata dal Consiglio dell’UE, si pone l’obiettivo di rafforzare la convergenza delle politiche degli Stati membri dell’UE in materia.

Senza dubbio l’industria degli armamenti è un settore trainante dell’economia italiana, pur se di volumi inferiori a quelli della Francia e della Germania. Solo Leonardo e Fincantieri hanno fatturati di decine di miliardi e con l’indotto garantiscono il lavoro a più di centomila persone. Pur con tutte le garanzie descritte vendono però materiali d’armamento e navi da guerra, pertanto, molti possono anche indignarsi. Possono chiedere di rivedere tali produzioni. La concorrenza di Francia e Germania gioirebbe!

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