SPECIALE CORONAVIRUS

Il vaccino cinese approvato dalla WHO

Il prodotto di Sinopharm è già in uso in Cina, negli Emirati Arabi Uniti ed in Pakistan, ora anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il suo assenso

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha approvato per l’uso in via emergenziale un vaccino sintetizzato dalla industria farmaceutica cinese Sinopharm. 

Si tratta del primo esempio di vaccino, sintetizzato da un’industria non occidentale, che ottiene tale approvazione.

Sebbene essa arrivi in ritardo rispetto a quella di altri vaccini, di fatto non si tratta di una assoluta novità. Il prodotto di Sinopharm, infatti, è da tempo in uso sia in Cina che in altri paesi quali gli Emirati Arabi Uniti ed il Pakistan.

La dichiarazione pubblicata dalla WHO afferma che il nuovo prodotto ha “il potenziale di accelerare l’accesso ai vaccini per il COVID-19 in paesi che cerchino di proteggere la salute dei lavoratori sanitari e della popolazione a rischio”. La somministrazione del vaccino Sinopharm, come per altri dello stesso tipo, dovrà avvenire in due dosi su individui di età maggiore di 18 anni.

La decisione dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità arriva in un momento in cui in tutto il mondo si cerca in diverse maniere di aumentare la disponibilità di vaccini. È della scorsa settimana la decisione del presidente americano Biden di spingere per l’adozione di una politica di liberalizzazione dei brevetti dei vaccini già disponibili. Un’iniziativa che ha raccolto l’immediato sostegno dell’Unione Europea, ma che di fatto potrà essere valida forse solo per una parte dei prodotti disponibili. 

Come ha dichiarato, infatti, l’amministratore delegato di Moderna, la tecnologia a mRNA sulla quale sono basati sia il vaccino prodotto dalla sua azienda, che quello prodotto dalla Pfizer, non è immediatamente replicabile. Si tratta infatti di un procedimento proprietario, coperto da segreto industriale, il quale non così facilmente può essere reso disponibile ad altri competitors di mercato. Inoltre, il personale esperto e gli impianti adatti alla produzione di tali vaccini sono, a suo parere, praticamente limitati solo a quelli disponibili presso Moderna e Pfizer, per cui la liberalizzazione di brevetti non avrebbe alcun effetto sulla capacità mondiale di sintetizzare tale categoria di prodotti.

Il vaccino Sinovac è stato testato su una popolazione prevalentemente di età inferiore ai 60 anni, e questo può costituire un limite per la sua diffusione. Nei casi esaminati, tuttavia, il vaccino ha raggiunto un valore di efficacia pari al 79%. Un altro vantaggio rispetto ad alcuni dei prodotti già disponibili è che il Sinovac può essere conservato in un normale frigorifero ad una temperatura compresa tra i 2 °C e gli 8 °C, condizioni che ne facilitano lo stoccaggio e l’utilizzo.

Secondo quanto dichiarato dall’infettivologo Alessandro Russo dell’Università Magna Graecia, raggiunto dalla nostra redazione, “È un’ottima notizia questa di SinoVac. Le sue performances teoriche si attestano sul 75% di protezione ed in Cile, dove è stato somministrato massivamente, ha avuto risultati su campo intorno al 55% di efficacia. Questi numeri sono perfettamente in linea con le performances di molti altri vaccini in commercio contro altre malattie. Non scordiamo che le performances dei vaccini anti COVID-19 rappresentano un salto di qualità epocale dovuto alle nuove tecnologie. Le caratteristiche del vaccino cinese, lo rendono adatto alla distribuzione in paesi con capacità logistiche limitate. La pandemia ci ha insegnato che i problemi globali vanno affrontati in modo solidale”.

La lotta contro la pandemia di COVID-19 prosegue, e la messa a disposizione dei medici di sempre nuovi strumenti per combatterla lascia intravvedere sempre di più la luce in fondo al tunnel.

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