UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Lo “strano” caso di SELTA

Può un’azienda “strategica” italiana finire in mani straniere (e non si sa bene di chi)? Il messaggio in bottiglia di Roberto Garagozzo.

Forse solo gli “addetti ai lavori”, in questi ultimi due anni, si sono interessati alle vicende di SELTA Spa, l’azienda piacentina, con sedi anche a Roma, in Abruzzo e in Irpinia che, da mezzo secolo, rappresenta un’eccellenza tutta italiana che opera in settori altamente tecnologici quali: prodotti per automazione delle reti elettriche, sistemi di telecontrollo per la gestione di reti geograficamente distribuite (elettricità, acqua, gas), piattaforme di comunicazione e apparati per soluzioni di accesso a banda larga, progettazione di reti e soluzioni di cyber security, progettazione e realizzazione di apparati informatici per il trattamento di informazioni classificate. Tutto progettato e realizzato in Italia. E che fa sì che SELTA rientri nell’ambito della disciplina “Golden Power”, (Decreto Legge n.21 del 15 marzo 2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 56 dell’11 maggio 2012), allo scopo di salvaguardare gli assetti delle imprese operanti in ambiti ritenuti strategici e di interesse nazionale.

A causa di scelte incomprensibili e scellerate dei suoi azionisti e manager, l’azienda, nell’aprile 2019, è stata dichiarata insolvente e, successivamente, posta in Amministrazione Straordinaria e affidata a tre Commissari Straordinari che, con l’approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), nel marzo del 2020 hanno dato l’avvio ad un processo di vendita dei complessi aziendali.

Un processo che, in questi giorni, sta giungendo alle battute conclusive, ma che non sembra andare in una direzione che garantisca il futuro e il ruolo dell’azienda nel medio e lungo periodo, con forte preoccupazione da parte tutti gli oltre 170 lavoratori di SELTA S.p.A. e delle loro famiglie.

Dopo ripetute selezioni da parte dei Commissari Straordinari, sono giunte al confronto finale la Digital Platforms SpA cui si contrappone una cordata formata da PSC SpA e Next Ingegneria dei Sistemi SpA.

Allo stato attuale (in attesa della pronuncia della Golden Power, ovvero della Predidenza del Consiglio dei Ministri), il MiSE ha aggiudicato provvisoriamente la SELTA alla società Digital Platforms S.p.A.

Cosa c’è di “strano” in tutto ciò? Proviamo a spiegarlo. Chi sono, in realtà le due entità concorrenti?

PSC Group SpA, oltre 4000 dipendenti e oltre 320 milioni di euro di fatturato (2019), che ha recentemente acquisito il controllo di Italtel, è azienda controllata dalla famiglia Pesce, partecipata da Fincantieri e da Sace Simest (del gruppo Cassa Depositi e Prestiti) e nel cui Consiglio di Amministrazione siedono personaggi del calibro di Fulvio Conti e Mauro Moretti. In cordata con essa, la Next Ingegneria dei Sistemi SpA, azienda di proprietà interamente italiana, da sempre impegnata nei settori della Difesa, dello Spazio e della Cyber Security e in possesso di tutte le certificazioni che la qualificano ad operare nei suddetti ambienti.

A fronteggiarli c’è Digital Platforms SpA, una società per azioni di recente costituzione (2016), con capitale sociale pari ad Euro 2.255.000, detenuto interamente dalla società di diritto lussemburghese La Cambre SCA SICAV RAIF, con sede legale in Lussemburgo, in cui il capitale sociale del socio unico La Cambre SCA SICAV RAIF risulta così suddiviso: 99,99% detenuto dalla società Weghsteen Capital Advice SA., controllata da persone fisiche non italiane, e 0,01% detenuto dalla società di diritto lussemburghese La Cambre Asset Management Luxembourg Sàrl. La struttura proprietaria di Digital Platforms consente alla società La Cambre Asset Management Luxembourg Sàrl, di detenere la gestione dell’intero gruppo cui appartiene, con soltanto lo 0,01% del fondo La Cambre SCA, e, cosa ancora più grave, con la possibilità di una cessione incondizionata, per intero o di singoli rami di azienda, a soggetti ad oggi non individuabili. Inoltre, come sottolineato più volte dagli stessi Commissari Straordinari, dalla visura camerale aggiornata di Digital Platforms emerge l’assoggettamento dell’intero pacchetto azionario, rappresentativo del 100% del capitale sociale di Digital Platforms, a pegno, iscritto in favore di RiverRock Italian Hybrid 10 Capital Fund, fondo di investimento alternativo gestito dalla società di gestione di diritto inglese Alternative Investment Fund Manager RiverRock European Capital Partners LLP. Inoltre, ad ulteriore aggravio della situazione, da verifiche condotte con riferimento alla capacità finanziaria e alla solvibilità di Digital Platforms, le società di assicurazione dei crediti sostengono che la stessa Digital Platforms non risulti essere meritevole di merito creditizio.

A prescindere da quelle che possano essere state le dinamiche del procedimento competitivo di offerta e di valutazione, appare evidente, anche al comune osservatore esterno, quale sia la disparità che si appalesi tra gli schieramenti in campo.

Ebbene, nonostante le comunicazioni ufficiali ricevute, il MiSE non ha tenuto conto delle criticità evidenziate con documentazione a corredo, relativamente alla Digital Platforms SpA, quali la mancanza di certificazioni, l’assenza di personale alle proprie dipendenze, la mancanza di merito creditizio, il bilancio 2019 chiuso con una perdita di euro 896.655,13, e ha ritenuto di aggiudicare la SELTA, provvisoriamente, su proposta dei Commissari Straordinari, alla stessa Digital Platforms SpA.

Come è possibile? Quali criteri hanno condotto i Commissari straordinari e il MiSE ad assumere questa decisione?

SELTA, nonostante la già ricordata scellerata ed incomprensibile gestione che ha preceduto l’avvento dell’Amministrazione Straordinaria, è azienda ancora ricca di capitale umano e di competenze che attendono, dopo anni, di essere finalmente valorizzate e rafforzate da imprenditori veri, che abbiano l’intenzione e la cultura idonee per rivedere l’assetto organizzativo, per costruire sinergie, per affrontare con successo le sfide dei mercati.

Se ciò non accadesse, l’azienda rischierebbe una ulteriore fuoriuscita di risorse e di competenze, il che porterebbe, in breve tempo, alla sua scomparsa o alla sua acquisizione da parte di entità non italiane e non meglio identificabili.

Ora, in considerazione del fatto che, come citano gli stessi Commissari Straordinari, SELTA fornisce – attraverso il Ramo Cyber Security – al Ministero della Difesa e al Ministero dell’Interno servizi inerenti la sicurezza delle reti di comunicazione e la trasmissione di dati mediante lo studio e la realizzazione di soluzioni dedicate, ed è da ritenere che queste attività rientrino tra quelle “di rilevanza strategica per il sistema di difesa e la sicurezza nazionale” ed è pertanto soggetta ai poteri speciali attribuiti in materia al Presidente del Consiglio dei Ministri, è lecito auspicare un intervento del Presidente del Consiglio, dr. Mario Draghi (o di chi per lui), che eviti una ulteriore fuoriuscita verso l’estero di cultura e competenza italiana?

Tutti coloro che conoscano questa azienda di eccellenza nazionale, o che per essa lavorino o abbiano lavorato, non possono che sperarlo!

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