CITTADINI & UTENTI

Biancaneve e le SFGATE

Polemica a Disneyland: il bacio del Principe Azzurro a Biancaneve sarebbe improprio.

Da qualche tempo ormai prendo nota della china di illogicità e miseria su cui il mondo sta scivolando verso la barbarie. Ho persino coniato un termine, il Cretinevo, per identificare questa epoca in cui ogni pilastro costruttivo della nostra cultura sembra sotto attacco da parte di quadrumani semisenzienti dotati di tastiera.

Cerco di autoconvincermi che a un certo punto andrà meglio, ripetendomi ogni volta le meravigliose ultime parole del Diario di Anna Frank: È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.

Ci sono momenti in cui, tuttavia, ogni certezza vacilla, ed in cui la strada del bipensiero orwelliano, secondo cui l’ignoranza è forza, sembra ineluttabile.

In un articolo dalle conclusioni disarmanti, due giornaliste americane del magazine SFGATE hanno commentato negativamente la scena finale della nuova installazione di Disneyland dedicata alla favola di Biancaneve. Secondo quanto scrivono, il bacio del Principe Azzurro alla fanciulla addormentata sarebbe improprio: Il nuovo giro include una trama più completa – ma questo è anche il problema. Il nuovo gran finale de “Il desiderio incantato di Biancaneve” è il momento in cui il principe trova Biancaneve addormentata sotto l’incantesimo della regina cattiva e le dà il “bacio del vero amore” per liberarla dall’incantesimo. Un bacio che le dà senza il suo consenso, mentre lei dorme, il che non può essere vero amore se solo una persona sa che sta succedendo.

Davanti a delle affermazioni così lontane da quello che è il senso della favola, sinceramente riesce difficile formulare qualunque commento razionale. Volendo interpretare le radici profonde di questa uscita, si potrebbe pensare al risultato della cancel culture, che mira ad abbattere tutti i simboli primari della cultura occidentale, in modo da tagliarne le radici e lasciarla smarrita e pronta ad essere conquistata. O si potrebbe pensare allo stadio finale di un -ismo totalitario di vostra scelta, in cui l’aderenza alla propria ideologia presuppone la demonizzazione e distruzione dell’altro da sé. Entrambe le interpretazioni possono esser oggetto di dibattito, ed è la ragione per la quale l’articolo ha assunto risonanza planetaria.

A me viene invece più istintivo ragionare su quali sentimenti abbiano portato le autrici a scrivere una cosa del genere. Quale tristezza, quale rancore, quale distanza dalla realtà del sentire, quali voragini negli affetti, quali difficoltà nella formazione di una personalità equilibrata e compiuta durante la delicata età infantile e adolescenziale le hanno portate a vedere il male dove in tutta evidenza non c’è?

La morale della favola di Biancaneve è semplice e bella, fatta di quella tenerezza che ci aiuta ad essere umani. L’invidia e la cattiveria non sopportano l’innocenza, e fanno di tutto per ucciderla. E quando quest’ultima si rifugia in un luogo profondo della nostra anima, sono disposte a tutto per metterla a dormire per sempre ed impossessarsi di noi. Solo il vero amore può risvegliare l’innocenza dal suo sonno, ed è in lui che dobbiamo confidare per percorrere felicemente il sentiero della vita.

E quindi, quale mela avvelenata fatta di incomprensione, frustrazione, rigetto, propinatagli con l’inganno da una sottocultura fatta di invidia e di cattiveria, getta nel sonno della disperazione i sentimenti delle due giornaliste, derubandole dell’innocenza e del candore con cui generazioni di umani hanno identificato quel bacio?

La Walt Disney farà i suoi passi da grande corporation, non sappiamo quali. Forse cederà all’ennesimo ricatto morale per ragioni di profitto. Forse deciderà di eliminare la scena incriminata dall’attrazione, privando i nostri bambini e tutti noi di un altro pezzo di anima.

Per parte mia, ho solo un affettuoso suggerimento per le due autrici: quello di guardare dentro di sé, e di ritrovare sotto il freddo acciaio ideologico quei sentimenti che faranno loro brillare gli occhi come al resto di noi.

Fatevi una vita, SFGATE.

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