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USA, Caitlyn Marie Jenner: no ai ragazzi di sesso anagrafico maschile che si autoidentificano come donne nelle discipine sportive femminili

La dichiarazione della candidata al ruolo di Governatore dello stato della California scatena oltraggio tra attivisti transgender e progressisti

Caitlyn Marie Jenner nata William Bruce Jenner, personaggio televisivo americano, attivista in favore dei diritti del transgender e decatleta con una medaglia d’oro olimpica nel suo curriculum, definita come la transgender più famosa del mondo, sta sollevando un bel polverone mediatico a causa di una dichiarazione rilasciata sabato scorso durante un’intervista concessa di sfuggita a TMZ.com.

La Jenner, candidata alla posizione di Governatore dello stato della California per il 2021, bloccata da un insistente giornalista in un parcheggio di Malibù ha affermato che “I ragazzi di sesso anagrafico maschile che si autoidentificano come donne, non dovrebbero essere autorizzati a competere in discipline sportive femminili, perché ciò non è leale”.

La posizione della Jenner è fortemente controversa in quanto in netto contrasto con quella di parecchi attivisti come Rodrigo Heng-Lehtinen, vice direttore esecutivo del Centro Nazionale per l’Uguaglianza Transgender.

La risposta degli attivisti e di Heng-Lehtinen all’affermazione della Jenner non è tardata ad arrivare: “Non esiste motivo plausibile che giustifichi un attacco del genere da parte di un funzionario pubblico verso i giovani. Dovremmo piuttosto facilitare il giovane a stare a scuola e fare parte di squadre sportive. Non ostacolarlo”.

L’argomento è piuttosto scottante in quanto lo stato della Florida sarebbe in procinto di approvare una legge che proibisce agli atleti transgender anagraficamente maschi, dal competere in sport femminili in licei e università. La proposta limiterebbe la partecipazione dei giovani in questione solo a discipline sportive praticate in squadre miste o esclusivamente maschili.

La legge secondo Rodrigo Heng-Lehtinen e compagni limiterebbe i giovani transgender dall’essere trattati secondo la loro scelta di identificazione di gender solo perché’ di sesso maschile sul certificato di nascita, costringendoli – contro la loro volontà – a partecipare a sport di squadra in funzione del loro sesso anagrafico.

Il competitivo sistema scolastico sportivo americano che comincia dal liceo, mal si presta ad essere utilizzato come campo per esperimenti sociali del genere.

È fin troppo facile visualizzare le orde di genitori indignati al solo pensiero che un ragazzo che si autodefinisce donna, possa compromettere le sacrosante borse di studio sportive delle loro figlie, ottenute a monte di anni di sacrifici e duri allenamenti.

Alla domanda del giornalista se le sue affermazioni avessero il potenziale effetto di delegittimare l’identità di gender di una persona, Jennifer risponde garbatamente “Buona giornata”.

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