CAMPANELLO DI ALLARME

Studio shock su api “radioattive”

Ecco come l’ecosistema continua a pagare le conseguenze di test nucleari di 60 anni fa

Una celebre aforisma attribuito ad Albert Einstein recita: “Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.  Non è dato sapere che la frase sia stata detta effettivamente dal celebre fisico tedesco, tuttavia chi l’ha partorita in origine aveva certamente colto l’importanza di questi piccoli insetti nell’ecosistema. 

Non c’è da sorprendersi se anche a loro l’uomo abbia riservato un trattamento ben poco onorevole. Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications infatti, i test nucleari nell’atmosfera condotti tra gli anni ’50 e ’60 avrebbero determinato effetti negativi sul loro stato di salute e sulla qualità del miele prodotto.

Oggetto della trattazione sono in particolare gli Stati Uniti che in quel periodo hanno condotto diversi test nelle isole Marshall e nel sud ovest. La maggior parte dei prodotti delle piogge radioattive si è dissipato velocemente, ma non il cesio che ha inzuppato i terreni in maniera persistente. Quest’ultimo infatti è uno dei prodotti più abbondanti della fissione nucleare e ha un tempo di dimezzamento (intervallo di tempo dopo il quale c’è il 50% di probabilità che un atomo subisca il decadimento nucleare) di circa 30 anni.

Avendo una struttura simile al potassio, il cesio è risultato particolarmente attrattivo per le piante che ne hanno pertanto assorbito in grande quantità, trasferitosi poi nel nettare e, tramite le api, nel miele. I ricercatori hanno prelevato più di 100 arnie e campioni di terreno da 110 diverse località dell’est degli USA, trovando in entrambi elevati livelli di cesio.

Sebbene questo miele secondo gli scienziati non dovrebbe essere nocivo per l’uomo perché il cesio presente è sotto il livello di guardia, lo stesso non si può dire per le api che lo producono. Negli ultimi cinque anni si è notato che esse infatti soffrono un impatto negativo da livelli di radiazioni in precedenza ritenuti sicuri, tuttavia il preciso livello in corrispondenza del quale occorrono danni è ancora dibattuto.

Nonostante la maggior parte dei paesi detentori della tecnologia nucleare abbia smesso di far detonare armi nucleari in atmosfera nel 1963 con la firma del Trattato sul Bando Parziale dei Test Nucleari, dopo 60 anni stiamo ancora a pagarne le conseguenze. Il tempo di dimezzamento del cesio ci fa sperare che il peggio sia alle spalle, ma deve essere un monito per le attuali generazioni. L’inquinamento atmosferico, delle falde acquifere, dei mari, dei fiumi e l’ingombrante onnipresenza della plastica non sono problemi che possono essere risolti in poco tempo e quindi richiedono approcci radicali. 

Il futuro del nostro pianeta passa per una necessaria modifica del nostro modo di consumare, muoverci e produrre. Se non saremo in grado di farlo, in poco tempo subiremo molto più di 60 anni di conseguenze del modo scellerato in cui finora abbiamo depredato e mortificato le risorse naturali.

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