STRATEGIE

Strategie cinesi al silicio

Lo smart working richiede competitività di infrastrutture e tool digitali. La Cina vuole affrancarsi dalla dipendenza da prodotti esteri per la produzione di asset digitali di importanza strategica. L’Italia come si sta muovendo?

Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, la pandemia di COVID ha dimostrato una volta per tutte quanto il mantenimento delle nostre relazioni sociali e commerciali dipenda in maniera fondamentale dalla nostra capacità di connetterci via internet. Le attività e le reti che hanno potuto rimanere intatte durante l’anno e mezzo, quasi ininterrotto, di lockdown mondiale sono quelle la cui esistenza è basata sull’immaterialità.

La nuova richiesta di servizi internet ha posto, inoltre, alcuni problemi importanti dal punto di vista tecnologico. L’aumento esponenziale di persone connesse nell’unità di tempo, l’affacciarsi al web anche di fasce d’età che prima si consideravano minoritarie o assenti, l’improvvisa esplosione delle sessioni di videoconferenza per fini lavorativi o personali, richiamano naturalmente la necessità di disporre di infrastrutture e sistemi client adeguati a supportarli.

Possiamo quindi prevedere che a breve e medio termine le nazioni e i business di successo saranno quelli che più velocemente e più efficientemente sapranno dotarsi delle dorsali di comunicazione informatica ad alta velocità e dei sistemi di gestione a livello utente più adeguati alle nuove necessità. L’emersione del lavoro remoto come condizione strutturale del nuovo modo di fare il business, e non più come quota residuale di un sistema basato sulla presenza fisica, accelererà ulteriormente e darà profondità a questo processo.

Uno dei primi paesi a comprendere il cambiamento della situazione strategica è stata la Cina, la quale ha appena aperto una scuola universitaria dedicata ai circuiti integrati nell’ambito della Tsinghua University, il suo migliore istituto di formazione avanzata, che svetta nei ranking internazionali di settore.

La finalità della nuova scuola è quella di formare una nuova generazione di talenti tecnologici che siano in grado non solo di competere allo stesso livello dei loro colleghi occidentali, ma anche e soprattutto costituiscano la punta avanzata di un’economia basata sul silicio. Il loro compito sarà infatti quello di sviluppare miglioramenti rivoluzionari nel design, nei materiali, ed in linea generale nella competitività di infrastrutture e tool digitali. 

A dimostrazione ulteriore di quanto questo aspetto sia ritenuto strategico, oltre a posizionare la loro nuova scuola nella punta di diamante del loro sistema di formazione, i governanti cinesi hanno dato un segno concreto di vicinanza: il presidente Xi Jinping ha partecipato personalmente all’inaugurazione del nuovo istituto, dichiarando che “Il sistema educativo cinese è in grado di far crescere dei maestri. Dobbiamo avere fede in questo fatto”.

Nelle intenzioni della leadership del grande paese asiatico, la nuova iniziativa aiuterà a breve termine la Cina ad affrancarsi dalla dipendenza da prodotti esteri per quanto attiene alla produzione di asset digitali di importanza strategica. Le fabbriche locali, infatti, sebbene già ad un buon livello di sviluppo, non riescono a soddisfare del tutto la domanda interna.

L’indipendenza infrastrutturale li aiuterà inoltre a conquistare una posizione di preminenza nel nuovo modello di business basato su intelligenza artificiale e reti neurali, le quali sono del pari fondamentali nel costruire un solido edificio di sicurezza informatica nazionale.

C’è da augurarsi che anche alle nostre latitudini si smetta di occuparsi di aspetti minoritari del nostro vivere sociale, e ci si concentri piuttosto sulla creazione di un solido sistema formativo, che sappia mantenere il paese al livello di cultura tecnologica necessario a vivere da protagonisti le sfide del mercato globale.

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