AEROSPAZIO

United Airlines decide di priorizzare l’inclusione razziale sulla sicurezza del volo. È forse tempo di tornare a viaggiare in treno?

La compagnia di linea americana si ripropone di bilanciare la quota razziale dei suoi piloti imponendo un 50% tra piloti donne e piloti di colore.

Chicago, 6 aprile 2021. Con una dichiarazione pubblicata sul suo sito, United Airlines, l’unico grosso vettore americano in possesso di una propria scuola di volo, rende pubblico il suo ambizioso progetto di addestrare 5000 nuovi piloti entro il 2030, almeno la metà dei quali dovrà essere di colore o di sesso femminile.

A rendere pubblica la dichiarazione che non ha precedenti nel campo aeronautico, è il suo CEO Scott Kirby, il quale afferma che “Siamo entusiasti dell’iniziativa di diversificare i ranghi dei nostri piloti, creando nuove opportunità per migliaia di donne e persone di colore intenzionate a perseguire la carriera aeronautica”.

Appena il 7% dei piloti impiegati al momento da United Airlines è costituito da donne e il 13% da piloti di razza “non bianca”.

Il sistema della “quota” funziona utilizzando il sesso o il colore del candidato come criterio di selezione, con l’obiettivo principale di soddisfare appunto una quota stabilita a priori.

Tanto per fare un esempio, se la compagnia identifica la necessità di assumere dieci piloti e dei venti applicanti di varie razze e sesso i primi quindici con le migliori note sono tutti bianchi e maschi, essa si trova costretta a scartare dieci di loro assumendone solo cinque e lasciando le altre cinque posizioni aperte agli applicanti donne e di colore a prescindere dalla qualità delle loro note attitudinali.

Ritengo che al passeggero “generico medio” che viaggia a velocità che si avvicinano sempre di più a quella del suono a bordo di jets sempre più sofisticati, poco interessi il sesso o il colore del pilota ai comandi. Per l’ignaro pagante biglietto, perizia e preparazione del pilota sono con ogni probabilità fattori molto più importanti. Le percentuali di razze rappresentate dalla categoria in generale sono state, finora, un fattore privo di importanza e funzione esclusivamente di metodi di selezione meritocratici.

Se il 70% dei piloti di United Airlines fosse costituito da donne afroamericane o uomini amerindiani sarebbe cosa completamente irrilevante, a patto che il pilota possegga quelle determinate caratteristiche psico-fisiche e attitudinali che, unite all’esperienza e conoscenza del mezzo, lo abilitino a ricoprire in maniera ottimale il suo ruolo.

Il business dell’aviazione ha difatti finora operato imponendo selezioni basate principalmente sull’insieme dei fattori compresi all’interno del termine “attitudine al volo” del suo candidato, piuttosto che la sua origine razziale.

È opportuno chiedersi cosa succederebbe se la NBA dichiarasse di sostituire la ‘quota’ dei suoi giocatori di basket, nel 2020 composta da più del 74% da giocatori di colore, con proporzioni più razzialmente eque finalizzate a favorire l’inclusione di etnie meno rappresentate.

Oso immaginare giocatori del calibro di LeBron James, mandati a casa per essere sostituiti da rappresentanti di razze verticalmente meno sviluppate e giocatori mediocri, solo per obbedire ad una quota che appaia più gradevole agli occhi dell’osservatore “politically correct”. Il risultato? Una mediocre ma politicamente corretta partita di basket.

 Ritengo che la NBA dall’alto della sua correttezza politica e nota sensibilità sui temi razziali, riconosca in una scelta del genere un grosso potenziale di “ridimensionamento del budget”, ergo, non credo che rischiamo di dover assistere ad iniziative del genere anytime soon.

Purtroppo l’iniziativa di stravolgere gli standard di selezione, quando applicata al business del trasporto aereo, potrebbe avere conseguenze ben più disastrose che non una noiosa partita di basket.

Ci sono professioni, come quella del pilota o del chirurgo, per le quali l’esistenza di sistemi di selezione meritocratici è fondamentale, perché da questo dipende la nostra stessa vita.

Il motivo di tale criterio è che finora l’obiettivo -unico- del pilota di linea è stato quello di trasportare passeggeri in sicurezza, come quello del chirurgo di salvare vite umane.

La politicizzazione dell’apice direzionale delle grosse corporazioni, linee aeree incluse, potrebbe indurre poco desiderabili conseguenze nell’ambito della sicurezza, sia questa del paziente o sicurezza del volo.

Voi che ne pensate?

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