AEROSPAZIO

Avete visto che storia in tv ieri sera?

Maria Edera Spadoni, una delle Vicepresidenti della Camera dei Deputati, esprime solidarietà a Giulia Schiff, già allieva pilota dell'Aeronautica Militare, dopo il racconto della ragazza in tv; una delle più alte cariche istituzionali non dovrebbe attendere la fine dei procedimenti penali in corso prima di esporsi?

Ci siamo occupati qualche tempo fa del caso di Giulia Schiff, una già allieva pilota dell’Aeronautica Militare dimessa dall’Accademia per “insufficiente attitudine militare”, secondo quanto scritto sulle sue note caratteristiche. 

Un giudizio arrivato alla fine di un percorso di studi ed addestramento fallito, prima di lei, da moltissimi allievi piloti, e per un’ottima ragione: per diventare piloti militari è necessaria una rara combinazione di cultura, carattere, attitudine al volo e spiccate qualità di disciplina ed autocontrollo. Tali caratteristiche sono richieste perché volare è un’attività intrinsecamente rischiosa: volare ai comandi di un aereo che va a due volte la velocità del suono, per di più armati di tutto punto, è un qualcosa che richiede un equilibrio assoluto.

Per tali ragioni, è evidente che la selezione sia durissima e continua. Dalle migliaia di giovani che ogni anno presentano domanda in Accademia, solo poche decine vengono ammessi, e di queste poche decine i piloti costituiscono un gruppo ancora più piccolo e selezionato. E prima di essere dichiarati “combat ready”, passano una lunga trafila che dura molti anni, in cui le loro qualità vengono continuamente valutate. Letteralmente ad ogni volo, su ogni più piccolo dettaglio, su ogni minima mancanza di precisione, di attenzione, di disciplina, di attitudine. Viene scandagliata a fondo ogni piega del carattere, attraverso un preciso setaccio psicologico.

Le situazioni rischiose ai comandi di un aereo militare sono all’ordine del giorno. Un errore di valutazione, un ritardo di due secondi nel reagire ad un imprevisto, e l’aereo è già mille metri oltre il punto in cui si è iniziato a pensare. Una reazione scomposta, una mancanza di disciplina o di precisione nel mantenere una formazione, e si rischia una collisione con l’aereo vicino, uccidendo sé stessi e i colleghi. Un momento di paura, di esitazione, di insofferenza ad un ordine, e le conseguenze possono essere terribili per sé stessi e per gli altri.

Non c’è quindi nessuna vergogna, anche dopo aver passato diverse fasi di selezione, ad essere scartati. Si è già compiuto un percorso eccezionale, ed è una cosa che capita regolarmente anche a molti piloti esperti. Quando l’età, il deterioramento delle condizioni fisiche, la comparsa di una tara caratteriale o di un aspetto psicologico non compensato non sono più coerenti con il mantenimento dell’efficienza richiesta in volo, si viene messi a terra, senza se e senza ma.

L’allieva pilota Giulia Schiff è stata scartata, come detto, per insufficiente attitudine militare. Un’espressione sintetica per dire che non possiede le caratteristiche suddette, e che consentirle di volare in quel modo costituirebbe un pericolo per sé e per gli altri. Il che ovviamente non è un giudizio sulla persona, ma solo sulla sua capacità di ricoprire in maniera ottimale un ruolo.

Dopo alcuni mesi dall’essere stata dimessa, la Schiff ha ritenuto di dover attribuire questa decisione al fatto di essere stata sottoposta, come qualunque allievo pilota che l’abbia preceduta, ad un breve rito di passaggio. Tre minuti di sculacciate con dei rami, una capocciata contro l’ala di un aereo, ed un bagno in piscina. Un rito cui, peraltro, aveva partecipato anche lei come protagonista in precedenza, sculacciando a sua volta dei compagni allievi pilota, contribuendo alla capocciata e al bagno in piscina. Tutto ripreso in un video, sovrapponibile in ogni aspetto a quello che ha visto lei in qualità di “vittima”.

Di conseguenza, ha deciso, sempre alcuni mesi dopo essere stata dimessa, di denunciare i compagni che l’avevano sottoposta al “rito del pinguino” per lesioni personali e di fare ricorso al TAR del Lazio per essere riammessa al corso di volo. Secondo la sua tesi, infatti, l’Aeronautica l’avrebbe dimessa non per insufficiente presenza delle qualità richieste, ma perché si era lamentata con i superiori dell’avvenuto rito di iniziazione. Un’accusa molto grave, in quanto la Forza Armata avrebbe compiuto in questo caso un atto illecito e contrario alla sua missione di trovare e valorizzare i migliori piloti per i suoi reparti.

Nel periodo trascorso da quando ce ne siamo per la prima volta occupati, lo stesso TAR del Lazio le ha dato tuttavia torto, respingendo il suo ricorso. In parole povere, lo Stato, attraverso il suo più alto organo di giudizio amministrativo, ha confermato che l’Aeronautica Militare ha legittimamente decretato che la cittadina Giulia Schiff non possiede le caratteristiche necessarie a diventare un pilota militare, e che il da lei supposto fumus persecutionis, semplicemente non esiste.

Rimane tuttavia in corso il processo penale a carico degli otto compagni della ricorrente, per lesioni personali gravi. Otto cittadini che, secondo quanto statuito dalla nostra civiltà giuridica ormai dai tempi di Cesare Beccaria, sono innocenti fino a prova contraria. Essi hanno il diritto di essere giudicati in maniera equanime, presentare una difesa, di essere assolti o condannati da membri della magistratura in nome del popolo italiano. In questo contesto, la legge assicura loro le più ampie garanzie, soprattutto in merito alla mancanza di pregiudizio da parte dei giudici nei loro confronti. Hanno il diritto, in particolare, che nessun altro organo dello Stato interferisca, direttamente o indirettamente, nell’indipendenza di giudizio della magistratura.

È accaduto invece che, dopo aver visto una trasmissione televisiva che raccontava la storia di Giulia Schiff dal suo legittimo punto di vista, una delle Vicepresidenti della Camera dei Deputati, Maria Edera Spadoni, abbia pubblicato sul suo profilo Facebook da “Personaggio politico” un post in cui sembra sposare tali tesi, esprimendo la propria solidarietà all’ex pinguina.

Naturalmente la cittadina Maria Edera Spadoni ha il diritto di esprimere tutte le opinioni che vuole, e mostrarsi pubblicamente solidale con chi ritiene più opportuno. E forse se avesse scritto le stesse cose sul suo profilo privato, la discussione potrebbe fermarsi anche qui. Tuttavia, il fatto che lo abbia fatto dal suo profilo da “Personaggio politico” non lascia alcun dubbio sul fatto che si sia espressa in quanto deputata ed in quanto titolare di una delle più alte cariche politico-istituzionali.

Ora, questo fatto è a nostro parere piuttosto grave, in quanto la suddetta alta carica politico-istituzionale si esprime a favore di un soggetto coinvolto in qualità di ricorrente in un processo penale in cui è in discussione l’onorabilità, la vita e la libertà di otto cittadini. Che questo possa essere un’indebita influenza nella terzietà dei giudici, che possono sentirsi condizionati da tale atto, è una possibilità che non si può a priori escludere, e che dovrà essere valutata nelle sedi opportune.

Al di là di quanto sopra, ci rimane la sensazione di una certa leggerezza nell’interpretare un ruolo pubblico così delicato. Una leggerezza quasi ai limiti dell’inconsapevolezza istituzionale, che a memoria non ha precedenti. Facciamo infatti fatica ad immaginare Aldo Moro, Sandro Pertini o Nilde Iotti, che hanno tutti occupato lo scranno da Vicepresidente della Camera, prendere pubblicamente posizione su un processo penale in corso, rischiando di influenzare, anche involontariamente, il giudizio dei magistrati.

Anche in questo nostro mondo dei Social Media, dove è facile scivolare nella colloquialità dell’ “Avete visto che storia in tv ieri sera?”, bisogna sempre mantenere una forte autoconsapevolezza, a salvaguardia in primo luogo delle garanzie accordate dalla Costituzione a qualunque cittadino. 

Back to top button