GUERRA DELL'INFORMAZIONE

IBM, Red Hat e la FSF

Un caso attualissimo di ipocrisia pelosa riguardo a un fatto molto spinoso del 2019, che torna a galla dalla cronaca

Di recente due notizie mi hanno portato su delle montagne russe emozionali: la prima, che mi ha reso molto felice, è stata che Stallmann sia tornato nel board of directors della Free Software Foundation, la seconda è che IBM, tramite la sua controllata Red Hat, abbia deciso di interrompere ogni finanziamento alla FSF con la scusa della riammissione di RMS nel Board della società.

Chris Wright, il CTO di Red Hat, ha dichiarato:”I am really outraged by FSF’s decision to reinstate RMS. At a moment in time where diversity and inclusion awareness is growing, this is a step backwards. Here’s our Red Hat view on the matter”.

Potrebbe sembrare quasi una cosa sensata, se le accuse mosse a RMS non fossero altro che una pila di immondizie maleolenti.

Red Hat è quell’azienda che ha brevettato a tappeto moltissimi tools open source con la scusa di proteggere il software libero dai trolls, prima di essere acquisita da IBM nel 2018 per 34 miliardi di dollari.

Al coro delle beghine scandalizzate IBM, si sono aggiunte altre voci a suonare la grancassa.

Con l’aiuto di Massimo Ronca, sviluppatore e attivista, abbiamo cercato di ricostruire gli elementi della vergognosa montatura mediatica che nel 2019 ha portato un eroe delle libertà civili come RMS alle dimissioni da ogni incarico pubblico e che, come abbiamo visto dalle recenti dichiarazioni, è ancora pienamente all’opera.

Introduzione

Il Dottor Richard Matthew Stallman (meglio conosciuto in rete come RMS) è una di quelle persone che ha costruito i computer e l’internet moderna per come le conosciamo.

Nell’ambiente è famosa la sua precisione, il suo non adattarsi al mercato ma plasmare la realtà ai suoi nobili ideali e per il suo puntiglio: ha coniato molti nuovi termini poi entrati nell’uso comune (ad es. Copyleft, GNU, etc).

La visione di RMS del futuro, realizzata durante gli albori del computing, negli anni ‘70 e ‘80 nei laboratori di AI (ai suoi primi vagiti) dell’MIT, va inquadrata nella capacità di comprendere gli effetti sulle libertà personali che un controllo pervasivo delle informazioni avrebbe prodotto.

Non è stato il solo ad elaborare una critica radicale del mondo della tecnologia, ad esempio Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale, condivide il giudizio negativo di Richard sulla massificazione e l’accumulo delle informazioni nelle mani dei privati (in particolare i social network) che lui definisce “an evil hypnotist”.

L’eredità di RMS va ben al di là delle sue peggiori opinioni, prevedendo un futuro cupo ha creato un framework legale/politico/tecnologico a cui gli attivisti e i dissidenti di tutto il mondo possono attingere per difendere le libertà di tutti, anche di fronte ad entità molto più potenti ed organizzate (gli stati, le grandi corporazioni, etc.). Le sue previsioni, considerate visionarie nella migliore delle ipotesi o paranoiche nella peggiore, si sono in realtà quasi tutte realizzate.
Senza gli strumenti da lui creati (col supporto della FSF e dei volontari) resistere sarebbe stato semplicemente impossibile.
Ammesso che sia ancora una guerra che si può vincere, GNU e il free software sono tra i pochi strumenti a disposizione. La buona notizia è che sono i migliori strumenti a disposizione “sul mercato”.

Che è successo?

Sarei tentato di scrivere “un gran fuoco di paglia”, poi però guardando alle conseguenze mi spavento.

In una email dell’11 Settembre 2019 sulla mailing-list Computer Science & Artificial Intelligence Lab (CSAIL) del Massachusetts Institute of Technology (MIT) scaturita da un evento Facebook (Persone che hanno partecipato: 100 · Persone interessate: 281), dal titolo “They Knew: Speak-out against MIT-Epstein Scandal” organizzato da MIT Students Against War per Venerdì 13 settembre 2019, RMS, con il suo solito puntiglio, ha fatto una riflessione: circostanziamola.

Nella descrizione dell’evento fb, si legge:

“[…] deceased AI “pioneer” Marvin Minsky (who is accused of assaulting one of Epstein’s victims […]” con un rimando ad un articolo su The verge.

Dunque si parlava del caso Epstein e, nella fattispecie, del coinvolgimento del loro collega Marvin Minsky (morto nel 2016), cofondatore dell’CSAIL dell’MIT, pioniere dell’apprendimento automatico, padre della realtà virtuale e autore del classico “Perceptron”.

Al centro dei fatti, l’articolo su The verge dal titolo “AI pioneer accused of having sex with trafficking victim on Jeffrey Epstein’s island”.

L’articolo parlava della vicenda di Virginia Roberts Giuffre, una delle accusatrici di Epstein. La Sig.ra Giuffre, all’epoca dei fatti 17enne, sarebbe stata inviata a Minsky da Epstein per un rapporto sessuale nel corso di una festa sull’isola privata di Epstein. Nell’articolo viene anche riportato un estratto della deposizione della Giuffre:

Nello stesso articolo The verge riporta anche la deposizione di David Rodgers, il pilota di  Epstein, che menziona Minsky tra i passeggeri di due voli sul jet privato di Epstein (peraltro riguardo uno dei voli, sostiene di non esserne sicuro, Le uniche menzioni che fa di Minsky si trovano a pag 277-279 della deposizione) dove anche la Giuffre era presente.

Glenn Harlan Reynolds è un professore di Legge alla University of Tennessee, famoso per il suo blog Instapundit. In un suo post riporta le parole di un tesitmone oculare, Gregory Benford:

“Note, never says what happened. If Marvin had done it, she would say so. I know; I was there. Minsky turned her down. Told me about it. She saw us talking and didn’t approach me.”

L’articolo diceva che la Giuffre era stata spinta da Epstein ad andare a letto con Minsky, secondo Reynolds c’erano testimoni oculari che il rapporto non fosse stato consumato.

L’argomento di Stallman era semplicemente che la formula sexual assaulting usata nella descrizione dell’evento facebook era gonfiata e che andrebbe evitata per la sua vaghezza, preferendo invece forme più puntuali.

Al che il 12 Settembre tale Selam Jie Gano, un’ingegnere laureata al MIT e attualmente impiegata altrove e che gestisce fondi del Dipartimento della difesa per sviluppare AI per veicoli militari, ha scritto un infervorato post su Medium chiedendo il licenziamento immediato di Stallman.

In questo suo scritto, la Gano scrive di aver ricevuto la comunicazione di Stallman avulsa dal contesto e che dopo averla letta:
“I was shocked. I continued talking to my friend, a female graduate student in CSAIL, about everything, trying to get the full email thread (I wasn’t on the mailing list). I even started emailing reporters — local and national, news sites, newspapers, radio stations. I couldn’t stop thinking about it. “ Quindi lei stessa afferma di aver cominciato a mandare email alla stampa ancor prima di aver letto l’intero thread.

La nostra beneamata designer di armamenti automatici, non disdegna infine di salire sul cadreghino e lanciare la sua indignata, vuota, crociata, concludendo infine:

MIT does not deserve its women.”

Il 14 Settembre, RMS ha reagito pubblicando un post sul suo sito dove si dichiara dispiaciuto per l’incomprensione delle sue parole.

Il 16 Settembre Nial McGovern, il direttore esecutivo della GNOME Foundation, si unisce al coro degli scandalizzati e si dimette dalla FSF con questo post.

Il 16 Settembre, RMS si dimette dall’MIT (dove collabora pro-bono dal 1984) come “visiting researcher” e dalla presidenza della sua creatura, la FSF.

Il 18 Settembre 2019 lo abbiamo contattato via email al suo “storico” indirizzo ([email protected], lo sanno anche i sassi nella comunità) e il giorno successivo ci ha dichiarato che “I won’t become FSF president again, or get back into MIT.”.

Dunque, per offrire il suo quarto d’ora di celebrità a una persona che si guadagna il pane addestrando AI militari e che non si era peritata neanche di leggere l’intero thread quando ha deciso di mobilitare la stampa, la comunità scientifica e quella dei diritti umani, perdono un loro storico paladino.

Per me, questo è stato uno dei più macroscopici episodi di cyberbullismo mai verificati.

L’onta di questo gesto, a due anni dai fatti, continua a portare echi nefasti e dolenti. La comunità tecnologica dovrebbe iniziare una profondissima riflessione a partire da questo fatto e, ripartendo dalla base, meditare sul futuro e sulle implicazioni di atti sconsiderati dettati dalla pancia e dai tempi frenetici dei social, più che da una riflessione seria e circostanziata.

Lascio la parola ai lettori di infosec.news, che spesso hanno una visione rotonda e dettagliata

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