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Blocco dei viaggi in pandemia? No, grazie alla realtà virtuale

Alcove VR e Sony Oculus sono solo alcuni degli strumenti che stanno spopolando tra il grande pubblico per riavere, almeno in parte, ciò che la pandemia ci ha negato: viaggiare

“Sì, viaggiare”, cantava per la prima volta Lucio Battiti nel 1977. Erano ancora molto lontani i tempi delle restrizioni ai viaggi e agli spostamenti che ci accompagnano da oltre un anno. C’è chi però non si è rassegnato alle limitazioni e, per evitare di non commettere illeciti, si è ingegnato in un altro modo. Si tratta dei viaggiatori virtuali. Per non farlo solo con la fantasia, queste persone hanno scelto di affidarsi alle tecnologie di realtà virtuale che consentono di visitare posti che altrimenti – almeno momentaneamente – non è possibile raggiungere. È dal mondo del gaming che nasce l’interesse per i visori, perfetti per immergersi in mondi fantastici.  Prima del 2019 tuttavia pochi immaginavano che dispositivi come Sony Playstation VR avrebbero avuto una vita e un senso anche al di fuori della console di riferimento. 

Da Macchu Picchu con la sua storia millenaria, ad Anchorage e Fairbanks dove è possibile ammirare lo spettacolo dell’aurora boreale, fino alle maestose piramidi d’Egitto, nulla è impossibile alla realtà virtuale. Un’esperienza che fino a pochi anni fa era riservata ai pochi che potessero permettersi l’equipaggiamento necessario, è oggi accessibile al grande pubblico grazie al costo contenuto dei visori e alle app che interagiscono con essi, spesso gratuite.

Le case produttrici come la AARP Innovation Lab, che ha creato la piattaforma Alcove VR, hanno registrato vendite record e richieste schizzate alle stelle, che talvolta non si riesce neanche a soddisfare data l’attuale capacità produttiva.

L’esperienza garantita da questo tipo di dispositivi va ben oltre la visione, cercando infatti l’interazione con il soggetto che li indossa. La semplicità e intuitività di utilizzo consentono anche a chi ha meno familiarità con la tecnologia di navigare nel modo, per certi versi magico, generato da software e dispositivi elettronici. Grandi benefici in termini di qualità della vita ne hanno tratto, ad esempio, gli anziani nelle case di riposo. Queste ultime hanno infatti deciso di aderire alla proposta di adozione dei visori come strumento per tenere attive le menti dei loro ospiti.

L’uso dei visori non deve essere interpretato come sostituzione dei viaggi fatti in prima persona. L’industria del turismo sta pianificando di utilizzarli come accompagnamento nel processo di scelta di una destinazione, come dimostrato recentemente da una ricerca condotta dalla GlobalData.  Dallo studio emerge che gli operatori del settore sono pronti ad impiegarli anche una volta che sarà passata la pandemia per fornire un assaggio delle mete proposte.

I viaggi in realtà virtuale hanno comunque ancora molto da imitare dal mondo reale. Mancano certamente le esperienze sensoriali, l’incontro con le popolazioni locali, la fatica di stare lontano dalle proprie comodità, ma d’altra parte si ha accesso ad altri tipi di esperienze, impossibili nella vita reale. Diventa ad esempio possibile visitare un museo in completa solitudine, godendosi nella quiete le pennellate e le sfumature di un quadro, i colpi di scalpello che hanno modellato una statua e tanti altri particolari che in casi di affollamento diventano meno apprezzabili.

La rivoluzione anche per il settore turistico è appena iniziata e, per dirla con le parole del maestro Battisti, quando sarà possibile “tornare a viaggiare” avremo uno strumento in più per “illuminare chiaramente la strada per sapere dove andare”.

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