RETI & SISTEMI

Fallimenti digitali: una storia destinata a ripetersi?

I sistemi di prenotazione vaccini che non funzionano sono solo la punta dell’iceberg di un complesso di piattaforme ed infrastrutture informatiche non adeguate

È bene formulare innanzitutto una doverosa premessa. L’idea di poter affrontare il percorso di digitalizzazione di un Paese (o anche di un’organizzazione) esclusivamente attraverso lo sviluppo e l’impiego di uno strumento significa, molto probabilmente, peccare di superbia e soffrire di miopia. Da un lato, perché nessuno strumento, per quanto perfetto, può sostituire un sistema né tantomeno prescindere dal contesto entro cui viene inserito. Dall’altro, perché le strategie di trasformazione digitale richiedono uno sguardo verso un orizzonte futuro che va ben oltre alla fase di deployment.

Questa primavera è caratterizzata dalle molteplici iniziative legate alle app vaccinali, così come la precedente aveva visto l’avanzata delle app di contact tracing. Il tutto sembra ripetersi secondo lo schema ricorrente proprio di quei corsi e ricorsi storici tanto cari a Pico della Mirandola: entusiasmo, storytelling, negazione, alibi, oblio.

Il “ciclo di vita” di ogni app o servizio o portale inizia, giustamente, con un entusiasmo che porta a ritenerla la migliore, se non l’unica, soluzione possibile. La panacea così presentata alimenta una narrazione fino al punto tale di perdersi nella stessa, negando evidenze problematiche e anzi mettendo all’indice le critiche. Dopodiché, nel momento in cui il risultato atteso non si realizza, si presenta un alibi che spesso consiste nella colpevolizzazione del cittadino. Infine, giunge la quiescenza dell’oblio. Nel tempo accelerato del mondo digitale, infatti, è sufficiente un silenzio mediatico di qualche mese per far ricadere il progetto nel novero delle “cose passate”.

Si dice: acqua passata non macina più, ma quante risorse (pubbliche) sono andate perdute per inseguire la chimera di una promessa di innovazione?

Questi giorni leggiamo dei sistemi di prenotazione vaccini che non funzionano, ma è la punta dell’iceberg di un complesso di piattaforme ed infrastrutture informatiche che hanno difficoltà ad operare. Quando attendiamo il prossimo clic day, scommettiamo già sull’oramai puntualissimo annuncio relativo ad un attacco hacker. Per non parlare poi dei molteplici problemi di riorganizzazione delle risorse umane di fronte all’inserimento dei nuovi strumenti.

Nonostante ciò, il canto delle sirene promette lo sviluppo di app e tecnologie “risolutive”, stavolta per coadiuvare il piano vaccinale. Eppure, non si legge dell’intenzione di consultare il Garante Privacy né si riscontra una particolare attenzione ad una linea di comunicazione trasparente nei confronti del cittadino digitale. Senza un adeguato coinvolgimento, come si può conseguire un elevato grado di fiducia nell’impiego di una soluzione tecnologica e la sua relativa diffusione?

Più che cittadini digitali, infatti, a volte ci si sente trattati come sudditi digitali. E guai a dire che il re è nudo

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