UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Il sistema di Marcello Minenna imbarazza Il Riformista anti «sistema»

Dopo il messaggio in bottiglia del 2 marzo (“Marcello Minenna: Il Direttore (quasi Generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli”), ci arriva un altro messaggio in bottiglia da Alessandro Butticé. L’autore, generale della Guardia di Finanza in congedo ed ex portavoce dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode, racconta della rimozione dal suo blog, su richiesta dell’editore de Il Riformista, dell’articolo, evidentemente non gradito a Marcello Minenna, che Infosec.news ha poi comunque pubblicato. La coerenza con una vita dedicata alla legalità e alla verità dei fatti, non consente a chi è stato uno dei pionieri dell’antifrode europea di restare in silenzio di fronte a questa censura ex post. E ce ne spiega le ragioni.

Le ragioni della mia collaborazione con Il Riformista e della mia delusione.

Sono costretto, mio malgrado, a rendere pubblica la mia delusione subita da Il Riformista.

Dopo una collaborazione fatta di poco meno di una settantina di articoli, e iniziata nell’ottobre del 2019, a seguito della presentazione del rinato giornale nella sala stampa di Montecitorio. Ed avere accolto con grande interesse lo spirito innovatore e libertario della nuova edizione, annunciato da Piero Sansonetti e Deborah Bergamini, e che ho illustrato in un mio articolo per aise il 23 ottobre 2019 (Con lo sguardo all’Europa garantista e libertaria: Bergamini e Sansonetti lanciano il loro nuovo « Riformista »).

Sento il dovere di spiegarne le ragioni ai miei lettori. Molti dei quali, attraverso la lettura dei miei articoli, mi hanno detto, dopo qualche scetticismo iniziale, essere diventati affezionati lettori del giornale.

Ho offerto la mia firma al Riformista, aderendo all’invito della co-fondatrice e condirettrice, Deborah Bergamini. Non solo per la stima che ho per chi me l’aveva presentata, oltre che per una donna politica di grande capacità e valore, oggi  con responsabilità di governo. Ma anche per il coraggio intellettuale che, pur non  condividendone tutte le posizioni, ho da sempre riconosciuto al direttore Piero Sansonetti. Soprattutto per la volontà e capacità di incarnare una rara voce di denuncia del «sistema» giustizia in Italia. Che ho avuto modo di conoscere un po’ sul campo. Da addetto ai lavori, e da un osservatorio, anche europeo, piuttosto privilegiato. E prima che lo confessasse e denunciasse pubblicamente l’ex Presidente dell’ANM, ed ex membro togato del CSM, Luca Palamara.

Ho creduto alla sincerità delle tre idee che dichiaratamente dovrebbero ispirare il giornale. Quella riformista, quella libertaria e quella garantista. “Nella modernità, senza ideologie, senza fondamentalismi, senza sovranismi”. Come indicato nella “mission editoriale”. “Informazione e battaglia delle idee e tra le idee”. Appunto.

Su Il Riformista mi sono sentito a casa mia. Seppure ospite, nel mio blog. Ma anche firmando alcuni articoli della versione stampata. 

Nella consapevolezza di offrire al giornale, e soprattutto ai lettori, un mio servizio. Gratuito. Da autentico volontario dell’informazione in epoca di fake news. E dell’affermazione di quelle tre idee fondatrici. Su temi ed ambiti – soprattutto quelli della mia esperienza investigativa nazionale e internazionale – non sempre bene conosciuti dal grande pubblico. 

Conscio della temerarietà di diverse azioni legali contro i giornalisti in Italia, soprattutto quando si toccano senza troppi peli sulla lingua certi temi, mi sono anche assunto l’onere di pagarmi un’assicurazione per la difesa legale e la responsabilità civile legata all’attività giornalistica. Che il giornale, nonostante i ritorni economici provenienti dalla pubblicità inserita nei miei articoli on line – alcuni dei quali mi é stato detto aver superato i centocinquantamila lettori – non ha accettato di garantirmi.

Il Direttore di ADM, dopo Dagospia, riesce a fare cancellare un articolo a lui sgradito anche dal sito de Il Riformista.

Questa premessa l’ho fatta per far comprendere meglio le ragioni della mia delusione, che non posso tacere.  E con esse la mia sorpresa per avere appreso casualmente, la sera del 24 febbraio, tramite il messaggio di un mio lettore (in servizio presso Interpol), che me ne chiedeva la ragione,  che era stato rimosso dal sito del giornale il mio penultimo articolo. Pubblicato on line sul mio blog, alle ore 9.00 del 23 febbraio, col titolo Marcello Minenna, il Direttore (quasi Generale) di ADM, avente come oggetto la situazione piuttosto allarmante che, secondo mie precise e documentate informazioni,  sta vivendo ADM (Agenzia Dogane Monopoli) a causa della governance del suo attuale Direttore, Marcello Minenna, da alcuni definito come «l’economista del Movimento 5 Stelle».

A tale primo messaggio sono seguite diverse altre richieste di spiegazioni. Da parte di altri lettori incuriositi dalla rimozione di un articolo che sembra avere suscitato l’interesse di molte persone.

Ad oggi, dopo oltre quindici giorni, né la redazione ma neppure la direzione, probabilmente in imbarazzo, sono state in grado di fornirmi alcuna risposta alla mia – legittima, credo – richiesta. Quella cioè di conoscere le ragioni per le quali un articolo sia stato rimosso, peraltro dal blog, che notoriamente non riflette necessariamente la linea editoriale del giornale, ma solo quella dell’autore, dopo oltre 24 ore di pubblicazione. O meglio, l’unica risposta ricevuta dalla redazione é stata che “l’editore ha fatto cancellare il pezzo poiché si é aperto un contenzioso con Minenna”. 

Dopo diversi solleciti alla redazione, il 3 marzo ho scritto al Direttore Responsabile al quale ho spiegato che, pur nel rispetto delle legittime scelte editoriali – della direzione o dell’editore – tale incomprensibile silenzio mi pone almeno tre ordini di problemi.

Il primo, é che non conoscendone le ragioni, ho difficoltà a comprendere quale sia la vera linea editoriale da rispettare nella collaborazione col giornale. Che per me, fino all’articolo su Minenna, era quella delle 3 idee citate. Che sembra non abbia,  seppure involontariamente, rispettato. E non conoscendola potrei rischiare di non rispettarla nella redazione di altri articoli. Oppure rischiare di non dare il dovuto rispetto che ognuno attribuisce al proprio tempo. Anche quando non vive, come me, di giornalismo. Ma che attualmente si permette di vivere anche per il giornalismo. Un giornalismo fatto però di rispetto di tutti. A cominciare dai fatti e, soprattutto, dai propri lettori.

Il secondo, é che non sono stato sinora in grado di rispondere ai tanti lettori (appartenenti anche ad ambienti istituzionali piuttosto qualificati) che mi hanno ripetutamente richiesto la ragione di non trovare più on line il mio articolo. Palesemente incuriositi dall’apparente capacità censoria nei confronti della libera stampa del Signor Minenna. Non solo, come raccontato nell’articolo rimosso, nei confronti di Dagospia. Ma anche di quello che, rara eccezione nel panorama editoriale nazionale, sinora ho considerato essere un giornale coraggioso e indipendente: Il Riformista.

Il terzo, é che per difendere l’affidamento che ho personalmente prestato, e testimoniato personalmente, circa la serietà del Riformista, ma anche sul coraggio e l’onestà intellettuale del suo Direttore, ho dovuto persino respingere, salvo prova contraria, alcune antipatiche illazioni. Come ad esempio quella che ragione della rimozione (analogamente a Dagospia) sarebbero timori legati ad alcuni contratti di pubblicità. Come vecchio Finanziere, seppure in congedo, e collaboratore del giornale, sebbene a titolo gratuito, mi ha poi creato maggiore imbarazzo l’aver dovuto ascoltare persino alcune illazioni sulla possibilità di presunti rapporti contrattuali di ambienti legati all’editore del Riformista con ADM. Cosa alla quale non ho voluto dare ascolto. Liquidandola come inverosimile e azzardata. Ovviamente fino a prova contraria. 

Resta comunque il fatto che, in quasi quarant’anni al servizio della lotta all’illegalità, in Italia e in Europa, anche attraverso la comunicazione istituzionale e l’informazione, ho sempre nutrito particolare allergia per l’arroganza. Da parte di chiunque. Soprattutto da parte di chi potrebbe darmi l’impressione di considerarsi, o di essere considerato, molto «potente»

Da notare che il Direttore (aspirante Generale) di ADM  Minenna, come dimostrato dall’articolo pubblicato da Salvatore Sfrecola (dal titolo: A Marcello Minenna, “Direttore Generale” dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”, non è piaciuto un mio articolo del 26 gennaio 2021. Ha ritenuto di essere stato “diffamato e calunniato”. E chiede rettifiche. Gli spiego che non ha motivi di doglianza) su unsognoitaliano.eu, non esita a presentare richieste di rettifiche. Accompagnate spesso da minacce di azioni legali e risarcitorie contro i giornalisti a lui scomodi. Personalmente sarei stato ben lieto di rispondere, come ha fatto l’ex Presidente dell’Associazione Magistrati e Presidente di Sezione emerito della Corte dei Conti, Salvatore Sfrecola, all’eventuale richiesta di precisazioni o rettifiche al mio articolo. E non avrei avuto nessun problema a correggerlo e persino a scusarmi pubblicamente, con Minenna ed i lettori, se mi fosse stata provata qualche sia pure involontaria inesattezza. Ma non ho ricevuto alcuna richiesta in proposito. Né da Minenna, né dai suoi legali. Che mi chiedo en passant se siano pagati da Minenna o da ADM, a carico quindi dei cittadini-contribuenti, me compreso.

Non posso però accettare in silenzio che un mio articolo, scritto con particolare attenzione e precisione, seppure forse “scomodo” per qualcuno, senza alcuna legittima domanda di precisazione o rettifica, venga censurato ex post dall’editore. E sottratto alla disponibilità di molti interessati lettori, dopo essere stato pubblicato on line sul mio blog per un paio di giorni. E soprattutto senza aver ricevuto alcuna giustificazione. E neppure la semplice comunicazione di averlo rimosso dal sito.

Infosec.news indifferente alle pressioni di Minenna, nel silenzio del Riformista.

Il 2 marzo ho dato quindi lo stesso articolo a Umberto Rapetto, Direttore di Infosec.news. Al quale, come vecchio collega della Guardia di Finanza, in congedo come me, mi sono sentito in dovere di raccontare quanto accaduto. Perché volevo fosse consapevole della possibilità di ricevere le stesse sollecitazioni ricevute (immagino), oltre che da Dagospia, anche dal Riformista. Lasciandogli quindi la libera decisione di pubblicarlo o meno. 

Dopo un eloquente «me ne fotto», in risposta all’eventualità da me rappresentata, Umberto Rapetto l’ha immediatamente pubblicato. Con lo stesso titolo e la stessa foto pubblicati sul mio blog de il Riformista, prima che venisse rimosso dall’editore: Marcello Minenna: Il Direttore (quasi Generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli.

Aderendo anche alla mia richiesta di astenersi dal mettere in evidenza quanto gli avevo raccontato perché speravo di ricevere dalla  Direzione o dalla Redazione del Riformista la spiegazione. E volevo evitare, nelle more della spiegazione, un possibile risalto mediatico di questo per me spiacevole episodio che avrebbe potuto intaccare l’immagine di quella che vorrei continuare a considerare una voce libera, coraggiosa  ed indipendente nel panorama editoriale italiano. Della quale mi sono reso personalmente testimone, in piena buona fede, con tanti miei lettori e conoscenze personali. E che quindi ritengo vada tutelata.

Ho comunicato al Direttore responsabile che ero certo che avrebbe compreso la mia posizione. 

Come io avrei potuto comprendere la sua. Che immagino essere quella di chi non può dirigere e fare vivere un giornale senza il sostegno economico dell’editore. 

L’unica richiesta che ho espressamente fatto al Direttore responsabile è stata quella di rispondere con correttezza alla mia correttezza. Assicurandomi che in futuro sarò informato direttamente e immediatamente nel caso in cui altro mio articolo dovesse essere rimosso dal sito. Possibilmente spiegandomene anche le ragioni al fine di prevenire eventuali involontarie e ulteriori violazioni di regole a me sinora sconosciute della linea editoriale. Come, ad esempio: «si può scrivere su tutta la magistratura italiana, ma non sul potente direttore di ADM Marcello Minenna».

Non sono disposto a fare il portavoce di nessuno. Neppure di un editore presunto-innocente.

Consapevole del poco tempo a disposizione per rispondere ad una mail di un collaboratore del suo giornale, anche per un Direttore molto impegnato anche sui social, ho segnalato che la settimana scorsa sarei stato a Roma. E che ne avremmo potuto parlare a voce, perché avrei avuto piacere di salutarlo personalmente. Immaginando  il comprensibile imbarazzo nel dare una risposta scritta ad una mail piuttosto chiara. sulla quale si basa questo articolo.

Nel dubbio tuttavia che il Direttore non l’avesse magari neppure letta, l’8 marzo ne ho chiesto conferma alla Vicedirettrice Angela Azzaro. Che me l’ha immediatamente fornita. Ma alla mia osservazione che pensavo potermi aspettare una risposta alla mia mail al direttore, ha risposto:  “non certo da me, posso solo segnalare. Grazie”.

Dopo una settimana di ulteriore paziente attesa, dopo il consiglio ricevuto da personalità di mia grande fiducia, alla quale avevo confidato riservatamente la mia delusione, ho deciso oggi di renderla pubblica. Seppure, come già detto, con un certo dispiacere. In ragione dell’idea che mi ero fatto del Riformista e nella speranza che in Italia possa esistere un giornale davvero libero e indipendente. Con un direttore come Piero Sansonetti che non cede al suo dovere di denuncia del «sistema» neppure dopo 19 querele ricevute dai più potenti esponenti della magistratura italiana.

Ho fatto il portavoce per anni. Ma l’ho fatto per pubbliche istituzioni che mi onoro aver servito. In Italia la Guardia di Finanza, in Europa la Commissione Europea e l’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode. Non sono però disposto a farlo, neppure involontariamente, nella fase attuale della mia vita. Dedicata al giornalismo libero ed indipendente, oltre che al volontariato istituzionale e costituzionale. E tantomeno sono disposto a farlo per un editore al quale, a garanzia della mia assoluta libertà ed indipendenza, non ho mai chiesto alcun compenso per i miei articoli.

Non avendo infine la vocazione del servo sciocco, non posso neppure rimanere in silenzio di fronte al dubbio che i miei articoli possano essere graditi e pubblicati solo quando riportano il mio pensiero sul “sistema” della giustizia confessato e svelato da Palamara. Mentre possono invece essere liberamente censurati dall’editore a posteriori, dopo essere stati pubblicati, senza alcuna giustificazione e informazione fornita all’autore, quando toccano misteriosi (perché non spiegati) interessi. Che nulla mi sembra abbiano a che fare con la lodevole mission editoriale del Riformista.

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