UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Marcello Minenna: Il Direttore (quasi Generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli

Il messaggio in bottiglia arriva da Bruxelles e ce lo manda Alessandro Butticé, generale dalla GdF in congedo e già dirigente di spicco della Commissione Europea, esperto in indagini e comunicazione istituzionale di polizia economico-finanziaria e cooperazione investigativa internazionale, giornalista pubblicista, è una delle firme de "Il Riformista". Butticé è stato tra i pionieri dei servizi anti-frode e anti-crimine dell’Unione Europea (presso la Direzione Generale dei Bilanci, poi il Segretariato Generale della Commissione Europea-UCLAF) e ha contribuito alla creazione dell’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode (OLAF) di cui è stato il portavoce e il capo della comunicazione dalla sua creazione.

Se Minenna avesse le ruote… sarebbe un generale”. 

Così iniziava un articolo pubblicato da Dagospia qualche giorno fa. Ma che, non si sa perché, risulta ora cancellato dal sito.

C’è chi sospetta per intervento del Direttore dell’ADM, l’Agenzia Dogane Monopoli, Marcello Minenna. “Ah, saperlo…”, scriverebbe Dago, dopo aver lanciato il sasso nello stagno delle sue spesso interessanti rivelazioni. Sembra infatti che Minenna, pur non essendo riuscito a farsi nominare Direttore Generale, ma soltanto Direttore dell’ADM, sia anche affascinato dalle uniformi. Ma il sogno del “generale” non è rimasto nel cassetto del direttore. Ambisce infatti ad autoincoronarsi Generale di Corpo d’Armata dei 10.000 funzionari dell’Agenzia Dogane Monopoli. E per farlo ha cominciato a mettere in uniforme i suoi dipendenti. Attribuendosi un grado, a quattro stelle, che ricorda molto quello dei Comandanti generali di Guardia di Finanza e Carabinieri. Che in uniforme ci hanno passato però una vita. E per arrivare a quel grado hanno meritato e ricoperto, uno dopo l’altro, ben 9 livelli gerarchici da ufficiale. Per ben quattro decenni. Senza alcuna scorciatoia.

Per essere precisi, sembra che l’iniziativa di “militarizzare” con gradi e uniformi i doganieri sia nata da un suo predecessore. L’ex magistrato, ex deputato, ex Commissario alla lotta alla contraffazione, ex Presidente della Provincia di Trento, ex Direttore Generale dell’OLAF, e forse anche ex antimilitarista (sicuramente obiettore di coscienza che come tale non ha prestato il servizio militare) Giovanni Kessler. Che come fece all’OLAF, l’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode, appena arrivato all’ADM si affrettò a modificarne il logo. Non ebbe però il tempo di mettere in uniforme i doganieri, da sempre personale civile. Perché il Movimento 5 Stelle, appena arrivato al governo, come lui stesso lamentò pubblicamente, lo “azzerò”. 

L’economista dei 5 stelle alla guida di Dogane e Monopoli

Dopo un periodo di tranquillità sotto la direzione del ben più ponderato e prudente Benedetto Mineo, dal febbraio del 2020 i funzionari di ADM hanno a che fare con la personalità controversa di quello che molti definiscono come l’economista del Movimento 5 Stelle. Che non ha fama di grandi consensi all’interno dell’Agenzia. E non solo da parte dei sindacati. Ma anche da quel personale che un tempo era molto fiero della propria competenza tecnica. Indispensabile per controllare l’import-export nazionale pur senza penalizzare con meccanismi e atteggiamenti borbonici le imprese.  E gestire settori così importanti del bilancio dello Stato. Ma anche dell’Unione Europea. In quanto i diritti doganali sono una risorsa propria del bilancio Ue. E non hanno quindi digerito, soprattutto il personale più fiero della propria professionalità, l’idea di dover indossare un’uniforme e gradi relativi ai propri livelli salariali. Che non sempre riflettono la vera professionalità individuale di chi li deve indossare ed esibire.  Ma creano invece ulteriore confusione nei passeggeri e negli operatori commerciali che attraversano le nostre frontiere. Aeroportuali e portuali, oltre a quelle terrestri al confine elvetico. E che, alla pletora di uniformi che li accoglievano già da prima all’entrata in Italia, dall’arrivo dell’aspirante sceriffo di Corpo d’Armata Marcello Minenna, oltre a quelle di Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale e spesso anche Esercito in assetto anti-terrorismo, trovano anche, rischiando l’impressione di incrociare un’armata messicana, i doganieri di ADM. 

Abbiamo davvero bisogno di una quinta forza di polizia?

In un Paese come l’Italia, sono certo che Marcello Minenna troverà sempre una Procura della Repubblica dell’angolo che sarà ben contenta dall’aumento della pletora di forze di polizia giudiziaria a propria disposizione. Anche per le inchieste più disparate. Che non sempre rispettano le competenze e le professionalità dei singoli corpi di provenienza.  Quanto emerso recentemente dal “sistema” confessato dall’ex Presidente dell’ANM Luca Palamara, non sembra possa davvero costituire un problema. Perché l’Italia è Paese in cui il rapporto costo-beneficio delle indagini, ma anche dei controlli amministrativi, non è sinora mai stato un problema per nessuno. Salvo che per le tasche del solito e ignaro Pantalone. Dalle quali provengono i denari per pagare, oltre che le uniformi di Minenna, anche indagini e controlli non sempre produttivi. Comprese le tante che, dopo roboanti passerelle televisive in uniformi multicolore, troppo spesso finiscono nel nulla processuale. La politica avrebbe il dovere di rendersi conto dell’impatto che la “sceriffizzazione” strisciante, se non proprio la “militarizzazione” dell’ADM, cui tende Marcello Minenna, avrà sul solito Pantalone. Quale utilità per la cosa pubblica avrà in concreto il tentativo dell’aspirante sceriffo Minenna, che sembra addirittura essersi dotato (sorpresa nella sorpresa) di autisti armati, dal trasformare nell’immaginario collettivo ADM in una quinta (o sesta, con le ambizioni della Guardia Costiera) forza di polizia?

Togliamo l’uniforme ai forestali per darle ai doganieri?

Per rispondere a questa domanda non è necessario invocare la schizofrenica contraddizione di Minenna con le ragioni che hanno portato alla soppressione delle uniformi del valoroso Corpo Forestale dello Stato. Assorbito per volere del Governo Renzi dai Carabinieri. Perché l’Italia è Paese in cui, dal 1774 e non da ieri, il servizio di vigilanza doganale, e delle frontiere terrestri e marittime, per il quale è necessaria sì un’uniforme, è effettuato dalla Guardia di Finanza. C’è da chiedersi quindi quale sia il misterioso beneficio per i cittadini dal vedere Minenna in uniforme. A fronte di un costo che è invece certo: solo per ora, oltre 20 milioni di euro per le prime uniformi. Al quale si aggiunge già la frustrazione e la demotivazione di molti funzionari doganali e dei monopoli. Il patrimonio culturale, professionale e la fierezza dei quali è costituito soprattutto dalla conoscenza e dalla capacità di applicazione delle complesse tecniche e della legislazione doganali e in materia di monopoli. Patrimonio che non viene certamente valorizzato da passerelle in uniforme di aspiranti sceriffi.  Che peraltro non corrispondono affatto alla realtà, alla professionalità ed ai compiti reali dei funzionari di ADM. 

Solo “chiacchiere e distintivo” o anche altro?

Ma cosa si potrebbe nascondere dietro l’”ammuina” (come direbbero a Napoli), che il grande Robert De Niro liquiderebbe in “solo chiacchiere e distintivo”?

Nel Paese che, oltre a tanti “poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e trasmigratori”, ha dato i natali pure a Pulcinella, ci sarebbe davvero da sorprendersi se si scoprissero anche altri interessi o ambizioni, magari personali? Ah, saperlo… Direbbe Dagospia.        

All’interno di ADM c’è chi lamenta da tempo l’accentramento di tutto il potere dell’Agenzia nelle mani del Direttore (non ancora generale) Marcello Minenna. Con scelte organizzative che alcuni definiscono addirittura devastanti. E che chi conosce un po’ la materia è persino portato a considerare suicidarie

Basti solo pensare al fatto che Minenna, che è già Direttore e Vicedirettore dell’Agenzia, si è auto-attribuito (non si sa neppure se nel pieno rispetto della normativa vigente) diversi altri incarichi. Per la precisione quelli di: Direttore della Direzione centrale Energie e Alcoli; Direttore della Direzione centrale Tabacchi; Direttore della Direzione centrale Giochi. Ma anche, forse ispirato dall’uniforme di generale dei Carabinieri dell’ex Commissario della Sanità per la Calabria, Saverio Cotticelli, di Direttore della Campania e, appunto, della Calabria

Ma non è finita qui. Si è anche attribuito la funzione di Responsabile degli Uffici Accise accertamento e riscossioni coattive e persino quella di Responsabile dell’Ufficio accise sul gas naturale, sull’energia elettrica e tassazione ai fini ambientali. E nonostante tutto ciò non sembri davvero un gioco – come forse credeva lo fosse Saverio Cotticelli prima che gli scoppiasse in mano la bomba della sanità calabrese – aveva assunto personalmente anche la funzione di Responsabile dell’Ufficio normativa giochi.

Quanto tempo ci vorrà prima che esploda una delle tante bombe innescate da Minenna?

Avendo qualche esperienza in materia, quando mi è stato riferito di tutte queste funzioni auto-attribuite, pensavo si trattasse di uno scherzo. Non potevo infatti immaginare che un Direttore dell’ADM, seppure tanto ambizioso quanto privo di competenze specifiche nelle materie doganale e dei monopoli quale Minenna, non si rendesse conto di giocare alla roulette russa. 

Puntandosi lui stesso alla tempia una pistola caricata con l’assunzione personale di tutte queste funzioni. Assolutamente impossibili da autogestire persino per il migliore degli specialisti nelle materie. Che Minenna non è, come ricordato. 

Basti solo pensare che le Direzioni centrali Energie e Alcoli, Tabacchi, e Giochi sono 3 delle 4 Direzioni di business dell’Agenzia. E corrispondono al 75% dell’attività operativa di tutta ADM

Dovrebbe quindi apparire ovvio per qualunque persona di buon senso che tutte queste cariche, nelle mani di una sola persona, non possano consentire una gestione ordinata delle attività ad esse affidate. E non è arduo immaginare, come sanno gli addetti ai lavori, che le relative strutture siano state abbandonate a sé stesse e che vivano in completa anarchia amministrativa ed istituzionale. Innescando bombe a scoppio forse ritardato. Ma la cui deflagrazione, prima o poi, appare inevitabile

E sembra essere una delle ragioni per le quali, chi non è stato costretto, ma potendolo fare, abbia scelto di andare in pensione anticipata, per sfuggire al rischio di saltare su una delle tante bombe innescate da Minenna in poco più di un anno. Rischio accentuato dal sistema delle Task Force, tanto care al precedente governo. Attraverso le quali il Direttore sceriffo dà l’impressione di voler bypassare le competenze delle Direzioni centrali e periferiche di ADM. Concentrando ogni decisione esclusivamente nelle sue mani e del suo staff di fiducia.  La maggior parte del quale è come lui privo di competenza ed esperienza in materia di dogane e monopoli. Perché proveniente dalla Consob, dove prima dell’arrivo in ADM, il generale d’armata Minenna non ricopriva neppure un incarico di vertice.

 La linea “Chiacchiere e distintivo” quanto potrá durare? 

Alla testa del Governo c’è ora un signore che si chiama Mario Draghi. Ed al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco.  E su Draghi e Franco si poggia la residua speranza di tanti funzionari di ADM. Che stanno resistendo al desiderio di gettare la spugna solo per spirito di servizio. Perché non hanno certamente bisogno di uniformi e pennacchi per sentirsi, da sempre, autentici servitori dello Stato. 

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