AI & ROBOTICA

HUAWEI non è un salumificio ma prevede di allevare maiali…

Il colosso cinese studia alternative commerciali?

Huawei, azienda cinese più comunemente nota per dispositivi di telecomunicazione, è costretta a trovare riparo economico nell’allevamento dei maiali al calar delle vendite di smartphone.

Trovare un piano B, per quanto assurdo, è stato di vitale importanza per l’azienda dato il bracconaggio avvenuto ai suoi danni che ne ha via via compromesso gli affari, a partire dall’amministrazione Trump che, nel 2019, in maniera a dir poco profetica (anno del maiale secondo la tradizione cinese), ha iniziato a imporre il suo giogo e a limitarne le libertà.

Etichettata come minaccia per la sicurezza nazionale statunitense e ripetutamente accusata dall’ex presidente USA di condividere dati dei clienti con il governo cinese, ha dovuto piegare la testa di fronte a pesanti sanzioni e limitarsi alla realizzazione di modelli 4G, non avendo il permesso del governo degli Stati Uniti di importare componenti per i modelli 5G. Se ciò non bastasse, è stata anche esclusa dallo sviluppo del 5G in diversi paesi, incluso il Regno Unito, a causa dei timori per la sicurezza nazionale.

Secondo i calcoli, le vendite di smartphone di Huawei sarebbero crollate del 42% nell’ultimo trimestre del 2020, crollo da imputare alla fornitura limitata di microchip a causa delle sanzioni. I rapporti hanno inoltre suggerito che si vedrà costretta a ridurre la produzione di smartphone fino al 60% quest’anno, anche se i piani alti affermano di non poter confermare questa cifra.

Eppure, come tengono a precisare, nulla è da imputare alla qualità dei prodotti dell’azienda che si vede di fatto incastrata in un contenzioso dalle sfumature geopolitiche: “Non c’è una parità di condizioni poiché Huawei è intrappolata tra le tensioni geopolitiche”, riferisce un portavoce alla BBC.

Ha così iniziato a guardarsi attorno e a volgere lo sguardo verso altri orizzonti: servizi di cloud computing, veicoli intelligenti, dispositivi indossabili, una collaborazione con l’industria d’estrazione del carbone e dulcis in fundo…tecnologie AI per allevatori di suini.

Il maiale si porta dietro un economia piuttosto redditizia, specialmente in Cina dove, ospitando tra i suoi allevamenti la metà dei maiali vivi del mondo, ricopre un’importanza considerevole.

La tecnologia ad intelligenza artificiale messa a disposizione da Huawei sta aiutando a modernizzare gli allevamenti attraverso l’ausilio di varie implementazioni, tra cui la rilevazione di malattie e il rintracciamento dei suini. La tecnologia di riconoscimento facciale, che ha attirato il mese scorso delle critiche per un sistema che identifica le persone che sembrano essere di origine uigura tra le immagini di pedoni, può identificare i singoli suini, mentre altre tecnologie ne monitorano il peso, la dieta e la condizione fisica generale.

Non solo Huawei si dà ai suini, ma anche altri giganti della tecnologia cinese, tra cui JD.com e Alibaba.

“L’allevamento di suini è un altro esempio di come cerchiamo di rivitalizzare alcune industrie tradizionali con le tecnologie ICT (Information and Communications Technology) per creare più valore per le industrie nell’era del 5G”, ha aggiunto il portavoce di Huawei.

All’inizio di questo mese, il fondatore e amministratore delegato di Huawei Ren Zhengfei ha anche annunciato un laboratorio di innovazione mineraria nella provincia dello Shanxi, nel nord della Cina, con l’intento di sviluppare una tecnologia per le miniere di carbone che porti a “meno lavoratori, maggiore sicurezza e maggiore efficienza”, che consenta ai minatori di “indossare abiti e cravatte” al lavoro, e la volontà di espandere la società anche a prodotti di consumo come televisori, computer e tablet.

Ren Zhengfei assicura: “Possiamo ancora sopravvivere senza fare affidamento sulle vendite di telefoni”, aggiungendo che, nonostante il cambio di testimone al governo, è molto improbabile che gli Stati Uniti rimuovano Huawei dalla lista nera.

Back to top button