AEROSPAZIO

Tecnologie della pietra protagoniste dell’esplorazione interplanetaria

Come mai un rover ipertecnologico da 2,9 miliardi di dollari incorpora una meridiana?

Il rover Perseverance è ammartato da pochi giorni e già ha cominciato ad inviarci immagini straordinarie dalla superficie del pianeta rosso.

Una di queste è particolarmente interessante perché mostra come una tecnologia inventata nel Neolitico venga in aiuto nelle moderne missioni interplanetarie.

Stiamo parlando della meridiana, conosciuta anche come orologio solare, ancora oggi ne troviamo diversi esemplari in funzione, sui campanili di alcune chiese o nelle piazze dei piccoli paesi, con lo scopo di mostrare l’ora sfruttando l’ombra di un paletto che viene illuminato dal sole.

Come è possibile vedere da questa immagine, anche sul rover Perseverance è montata una meridiana, il cui scopo e funzionamento è però ribaltato rispetto alle tradizionali meridiane terrestri.

Foto NASA/JPL

In una meridiana terrestre infatti si sfrutta il posizionamento del sole nel cielo rispetto alla posizione fissa (quindi nota) della meridiana per ricavare l’ora nel giorno.

Lo scopo della meridiana marziana è però inverso: i sistemi di bordo conoscendo l’ora marziana (e quindi il posizionamento nel cielo del sole) incrociano questo dato con l’ombra generata dalla meridiana per ricavare una buona approssimazione dell’orientamento del rover sul suolo marziano.

L’ombra viene inquadrata ogni volta appositamente da una delle due Mastcams, le telecamere posizionate sul braccio superiore del rover.

Il dato ricavato viene poi raffinato incrociandolo con i dati provenienti dagli inclinometri, perché il rover, a causa del profilo irregolare del suolo marziano, potrebbe non essere perfettamente allineato con l’orizzonte di Marte.

Foto NASA/JPL; Astrospace.it

Sulla meridiana del rover oltre a delle iscrizioni e delle grafiche in comune con le iscrizioni presenti sulle meridiane dei precedenti rover marziani, sono anche posizionati dei target circolari ed altri elementi necessari per la calibrazione degli strumenti ottici, in particolare dei cerchi di diverso colore che servono per calibrare la resa cromatica e l’esposizione delle telecamere.

La domanda sorge quindi spontanea: come mai un rover ipertecnologico che è costato 2,9 miliardi di dollari incorpori una tecnologia neolitica?

La risposta è data dalla composizione di Marte stesso: a differenza della Terra, al suo interno, non è presente un nucleo di metallo liquido che genera un campo magnetico, di conseguenza non è possibile utilizzare strumenti che come la bussola permettono di orientarsi rispetto al campo magnetico del pianeta.

Ma l’apporto di tecnologie preistoriche nelle moderne missioni marziane non finisce qua: proprio a causa dell’assenza di campo magnetico, Marte non possiede uno scudo che protegga dalle radiazioni solari e cosmiche. Di conseguenza i futuri astronauti e coloni dovranno proteggersi da esposizioni prolungate ad esse, pena la disgregazione del proprio DNA.

La soluzione? Torneranno in prevalenza a vivere nelle caverne, come facevano i loro antenati nel Paleolitico. A parte i primi alloggi che verranno costruiti sul suolo marziano e che a causa delle radiazioni saranno destinati alla breve permanenza dei primi astronauti, quando sarà necessario far vivere permanentemente decine di migliaia di persone su Marte verranno sfruttati i tunnel sotterranei scavati nel passato dal magma marziano (già in fase di mappatura).
Oppure si scaveranno nuovi tunnel, magari proprio con la tecnologia sviluppata da Elon Musk con la sua società The Boring Company.

In ogni caso, resta il fatto che l’incontro tra l’attuale ipertecnologia e le tecnologie preistoriche sia estremamente affascinante.

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