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Il “Corriere” e il giallo del proiettile di Catricalà (con aggiornamento)

La drammatica scomparsa di Antonio Catricalà ha scosso chiunque lo conoscesse, lo stimasse, gli volesse bene.

Mentre ci si danna a cercare di capire l’incomprensibile perché, il Corriere della Sera lancia involontariamente un masso (e non semplicemente un sasso) nello stagno.

L’articolo del quotidiano di via Solferino fa cenno alle operazioni di polizia e vigili del fuoco che hanno l’obiettivo “di recuperare il bossolo del proiettile che ha ucciso Catricalà, finito su un altro terrazzo dello stesso edificio in un appartamento vuoto”.

Poche righe dopo si legge che “Gli investigatori sono usciti dal palazzo di via Bertoloni portando diverse buste contenenti sembra documenti acquisiti nel corso del sopralluogo nell’appartamento e anche la pistola usata da Catricalà per togliersi la vita, una Smith&Wesson calibro 38”.

L’arma in questione è un “revolver” o pistola a tamburo che – a differenza delle “automatiche” – non espelle alcun bossolo.

In tempi di fake news, quale delle due notizie non è vera?

ULTIM’ORA – IL CORRIERE SI CORREGGE…

A seguito della nostra puntuale osservazione, alle 16,15 il Corriere della Sera aggiunge “modello automatico” in chiusura della frase “incriminata”.

Rimane il problema del “calibro 38”.

La Smith & Wesson produce e commercializza una pistola automatica che contiene un “38” e si tratta della “M&P Bodyguard 380”, ma è una “calibro 9 corto”.

Vabbè, come nell’involucro dei “boeri” sul banco del bar, “non hai vinto, ritenta”…

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