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Transizione ecologica? Arriva la Coca Cola nella bottiglia di carta…

La guerra alla plastica comincia davvero?

In uno strappalacrime spot di Natale 2020 Coca-Cola ci ha mostrato un padre pronto a tutto, armato unicamente di una bottiglia di coca-cola, che si reinventa postino con la lettera della figlia, sfidando le intemperie dei gelidi ambienti del polo nord su di un gommone alla ricerca di babbo natale. Un Bear Grylls che dietro al suo passaggio si lascia, tra uccelli e balenottere, ambienti apparentemente incontaminati, oceani, paludi, pullulanti di vita…ignaro però che solo un mese più tardi quella stessa vita sarebbe stata dichiarata a rischio col fucile puntato proprio dalla stessa azienda di cui è un fedele consumatore e da cui non potrà più far rifornimento di bottiglie di plastica; la prossima volta che cadrà in mare non la riavrà più indietro poiché fatta di carta.

Si, avete sentito bene, se nel 1971 cantavano sulle note di “I’d like to buy the world a Coke”, oggi promettono che presto per il mondo compreremo bottiglie di carta. L’azienda di bibite per eccellenza, dopo essere stata riconfermata per la terza volta consecutiva l’azienda di bibite più inquinante, seguita dai competitors Pepsico e Nestlè, secondo uno studio sul campo del gruppo di beneficenza Break Free From Plastic, avendo all’attivo 13.834 pezzi di plastica sparsi per 51 paesi, fa un mea culpa e tenta di cambiare rotta ponendosi l’obiettivo di produrre zero rifiuti entro il 2030 e aver così salva la reputazione.

Più dettagliatamente, Coca-Cola testerà una bottiglia di carta come parte di un’offerta a lungo termine per eliminare completamente la plastica dal suo imballaggio. La transizione non è da intendersi come immediata, la sfida è chiaramente complessa dal punto di vista concettuale, poiché ostico non sarà solo trovare un materiale che riesca a far fronte alle forze esercitate dai gas interni alle bevande, come la cola o la birra, imbottigliate sotto pressione, o che non alteri le proprietà organolettiche del prodotto ed evitare quindi una bibita dal retrogusto cartonato, ma anche trovare un materiale resistente al tocco e al trasporto alimentare, che ben si integri alla filiera produttiva, risultando modellabile per assicurare forme e dimensioni distinte per marche diverse e che riscontri un buon feedback e un discreto rapporto qualità-prezzo, il tutto assicurando la sicurezza sia del prodotto che del consumatore. Sarà complesso anche rinunciare interamente alla plastica, tant’è che il prototipo realizzato dall’azienda danese Paper Bottle Company, o Paboco, consta di un guscio di carta extra resistente ma presenta ancora un sottile ma necessario rivestimento interno di plastica al fine di salvaguardare le fibre del guscio che potrebbero sfaldarsi al contatto del liquido. L’obiettivo comunque rimane quello di creare una bottiglia riciclabile al 100% plastic-free e in grado di garantire tutti i requisiti sopracitati.

Dopo più di sette anni di lavoro in laboratorio, l’azienda danese è ora pronta ad ospitare questa estate una prova in Ungheria della bevanda alla frutta di Coca-Cola Adez, coinvolgendo inizialmente solo 2.000 bottiglie, distribuite tramite una catena di vendita al dettaglio locale. 

Oltre alla partnership con la coca-cola, anche con Absolut, il produttore di vodka, che dovrebbe testare 2.000 bottiglie di carta nel Regno Unito e in Svezia della sua bevanda premiscelata al lampone gassata, e la società di birra Carlsberg che sta anch’essa costruendo prototipi di bottiglie di birra di carta.

Michael Michelsen, responsabile commerciale dell’azienda, afferma che le bottiglie sono formate da un unico pezzo di materiale a base di fibra di carta per assicurare forza e resistenza.  “Una combinazione intelligente di design del prodotto e una forte miscela di fibre, questo è ciò che le rende in grado di non rompersi sotto pressione”, e ancora:  ”Abbiamo già una buona comprensione di ciò che la bottiglia attraverserà quando la inseriremo nel mondo reale…ma si ha bisogno di entrare in quel mondo reale e ottenerne un feedback”. Anche se i test procederanno senza problemi, la vera sfida rimarrà l’eliminazione totale della plastica e a tal proposito, poiché la carta non può entrare in contatto diretto con i liquidi, il piano è quello di utilizzare un rivestimento a base vegetale all’interno della bottiglia. “Sarà una barriera a base biologica, che è davvero qualcosa di minimo, che mantiene il cibo sicuro”, assicura Michelsen. “Abbiamo un paio di opzioni diverse … abbiamo praticamente scelto il percorso tecnologico”. Per ora, uno dei vantaggi dell’utilizzo di un tappo a vite in plastica è che i prototipi possono essere utilizzati su linee di produzione esistenti, ma col tempo dovranno essere adattati per un cappuccio interamente di carta.

La paura però è che possa rimanere un contentino temporaneo, incapace di spiccare il volo come dovrebbe. La filiera produttiva della plastica è economica e gode di un’ottima praticità, qualità difficilmente pareggiabili dal contendente cartaceo. Fin Slater, redattore digitale della rivista Packaging Europe, infatti definisce le bottiglie di carta come un “prodotto di nicchia”, affermando che: ” Le bottiglie di carta sono davvero entusiasmanti per i fanatici dell’innovazione nel packaging come noi, ma concetti pilota come questo hanno avuto successo per alcuni anni senza decollare in grande stile”, e ancora: “Scalare per sostituire tale infrastruttura è una sfida enorme”, ma rimane comunque fiducioso: “Ogni innovazione sostenibile non solo spinge i confini in relazione a quel particolare materiale di imballaggio, ma aumenta la pressione su altri materiali per aumentare la riciclabilità e ridurre l’impronta di carbonio”.

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