SPECIALE CORONAVIRUS

Perché il Sudafrica ha bloccato il vaccino Oxford-AstraZeneca

La decisione è arrivata dopo la segnalazione, da parte di uno studio, di una limitata efficacia del siero contro la variante sudafricana.

Il Sudafrica ha bloccato la somministrazione del vaccino Oxford-AstraZeneca poiché non offre una protezione sufficiente contro la variante sudafricana del Covid-19: la 501Y.V2.

Lo si apprende da una intervista rilasciata a DW News l’8 Febbraio dal Professore Salim Abdul Karim, uno dei più stimati immunologi del Sudafrica e consigliere scientifico del Governo.

Le ragioni che hanno portato allo stop delle vaccinazioni con Oxford-AstraZeneca sono dovute al fatto che da uno studio appena condotto su questo vaccino, viene dimostrato che non riesce a prevenire l’ospedalizzazione da variante sud africana del Covid-19. In questo scenario di incertezza il Governo sudafricano ha preferito affidarsi al vaccino Pfizer e Johnson&Johnson, nonostante avesse già acquistato un milione di dosi dalla AstraZeneca.

Il processo di acquisizione dati continua, ma nel frattempo il provvedimento è operativo.

La reazione da parte di Oxford per bocca della professoressa Sara Gilbert non si è fatta attendere, ed ha ribattuto che invece la protezione contro questo tipo di Covid è attiva e soddisfacente.

Ma la posizione del Governo sudafricano non è cambiata e, in attesa di nuovi riscontri, il vaccino è stato sospeso. L’intenzione è quella di fare dei test sul campo, monitorando con attenzione i risultati su un campione ampio per vedere se le informazioni attuali siano o meno confermate, cioè si cercano nuovi dati per corroborare un approccio più metodologico al problema.

Il vaccino Johnson&Johnson parte avvantaggiato in relazione a questa problematica in quanto è stato sviluppato e studiato in Sudafrica proprio sulla variante 501Y.V2. che costituisce l’80% del virus che circola in questo paese.

AstraZeneca ha un costo inferiore rispetto agli altri vaccini presenti sul mercato e può contare su una maggiore semplicità di trasporto. Per queste ragioni era un riferimento per molti Paesi africani che ora però individualmente dovranno fare i conti con questo nuovo problema.

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