TUTELA DEI MINORI

Tik Tok : alcuni dubbi sull’age verification

Il social network dovrà adottare procedure non facilmente aggirabili dall’utente

TikTok: ora siamo a posto con la privacy? Da quanto risulta dalla comunicazione resa nota dal Garante per la protezione dei dati personali, il social network intende adempiere alle indicazioni contenute nel provvedimento di limitazione provvisoria del trattamento  dei dati degli utenti che si trovano sul territorio italiano per i quali non si riscontra “assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico”.

Tale provvedimento era stato adottato mentre era già in corso un procedimento istruttorio  cui è seguita la comunicazione da parte dell’autorità di controllo irlandese che indicava TikTok Ireland come stabilimento principale. Non avendo ricevuto da parte della Società “rassicurazioni in ordine all’assunzione di corrette modalità per l’accertamento dell’età anagrafica degli iscritti alla piattaforma” e avendo riscontrato invece quelle circostanze eccezionali ed urgenti, il Garante Privacy ha adottato un intervento temporaneo di tutela degli interessati in deroga al meccanismo di coerenza.

Chiaramente, in ottica di accountability la piattaforma ora dovrà ancor più comprovare l’adeguatezza delle misure annunciate. Non è possibile, infatti, limitarsi ad un wishful thinking bensì occorre predisporre tutele effettive e considerare la particolare vulnerabilità degli interessati coinvolti che rende necessaria l’adozione di presidi adeguati, preventivi e una trasparenza informativa.

Le procedure di age verification, comunque siano condotte, non dovranno essere difatti facilmente aggirabili né portare ad attività di trattamento in violazione del principio di minimizzazione o che possano esporre ad un rischio elevato gli interessati. 

Ad esempio, la richiesta di reinserimento della data di nascita a tutti gli utenti italiani e la rimozione degli account per cui l’età risulta inferiore a 13 anni, più che un primo passo sembra un passo “0”. È dagli albori del web che i minori hanno infatti imparato che cliccando “Yes, I’m 18” consente l’accesso a contenuti riservati ad un pubblico adulto.

Lascia non poche perplessità anche l’introduzione di un meccanismo di segnalazione degli utenti “che sembrano avere meno di 13 anni”, per tutta la serie di criticità che comporta un controllo delegato (anche parzialmente) agli utenti.

Neanche l’annunciato impiego di sistemi di intelligenza artificiale per completare il processo di verifica fino ad un livello di “ragionevole certezza” apre a prospettive e scenari particolarmente rassicuranti. 

Di sicuro, il complesso delle misure adottate e in corso di adozione è opportuno che sia oggetto di consultazione preventiva ai sensi dell’art. 36 GDPR.

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