GUERRA DELL'INFORMAZIONE

L’America di Biden

Le manifestazioni e la provocazione delle forze dell’ordine di Antifa e BLM di sabato 6 febbraio a due passi dalla Casa Bianca delle quali non sentirete parlare

Gruppi di attivisti Antifa e BLM (Black Lives Matter) sono stati filmati durante una manifestazione lungo i quartieri bene di Washington DC sabato sera, condotta al grido di “If we don’t get it we’ll burn it down” (se non l’otteniamo, lo bruceremo). 

Scontri e provocazione della polizia locale hanno avuto luogo durante il corteo. I manifestanti sono stati ripresi mentre insultano e provocano le forze dell’ordine, usando slogan come “whose streets? Our streets!” (le vie di chi? Le nostre!).

L’assembramento era partito da Dupont Circle, a poco più di un miglio di distanza dalla Casa Bianca, in un momento in cui la forte presenza militare nell’area dovrebbe agire come deterrente per le possibili manifestazioni -anticipate dai dems- in occasione del secondo impeachment dell’ex presidente Donald Trump.

La mobilitazione delle forze armate in difesa dell’establishment politico era iniziata in seguito agli episodi di Capitol Hill del 6 gennaio. Mentre la guardia nazionale si prepara ad estendere la presenza militare oltre il mese di febbraio secondo disposizioni dell’amministrazione Biden, le critiche del GOP sull’opportunità di tale procedimento non tardano ad arrivare. 

È di giovedì scorso la lettera di Tom Cotton, senatore repubblicano dell’Arkansas a Fox News che solleva dubbi circa l’opportunità di un’estensione della protezione militare del campidoglio: “ Non sono al corrente di alcuna minaccia specifica che giustificherebbe la continua presenza delle truppe”, scrive Cotton, un ex militare veterano della guerra in Iraq ed Afghanistan “…per questo sono convinto che i soldati rimasti (a Washington N.d.R.) dovrebbero anche loro tornare a casa dove li aspettano le rispettive famiglie…”.

“La lezione imparata dalle sommosse di Capitol Hill non è quella di ospitare permanentemente un esercito al Campidoglio per ogni eventualità, ma piuttosto prendere delle misure di sicurezza calibrate sulla minaccia reale”.

Appare dunque peculiare che a pochi blocchi dallo spiegamento di ingenti forze militari destinate alla prevenzione di possibili sommosse, provocare e scontrarsi con la polizia costituisca invece un atto non perseguito per quanto illegale. 

E’ lecito chiedersi quale sarebbe stata la reazione della stampa, locale ed internazionale, se la stessa telecamera avesse invece ripreso la protesta di un gruppo di “proud boys” con il temibile “orso cornuto”  in testa. 

Si sarebbe forse invocato l’intervento immediato della guardia nazionale? D’altronde questo è proprio lo scopo della presenza dei militari in zona.

La spiegazione del significato dello slogan “lo bruceremo” è offerta da Hawk Newsome uno dei leader del movimento BLM su un articolo del 25 giugno a mano di Paul Sacca su “The Blaze” che riassume l’intervista rilasciata da Newsome su Fox News.

“L’organizzazione brucerà il sistema se il Paese non ci dà quello che vogliamo”. 

Durante l’intervista dove Newsome proclama inoltre che “Gesù Cristo è il più famoso rivoluzionario radicale di colore della storia”, il presidente della sezione newyorkese del BLM spiega che “ho detto che se questo Paese non ci dà quello che vogliamo, allora bruceremo questo sistema e lo rimpiazzeremo” “Va bene? E potrei parlare …figurativamente. Potrei parlare letteralmente. È tutto una questione di interpretazione”.

La notizia degli scontri di sabato a Dupont Circle è stata ieri quasi interamente trascurata dai principali outlets americani.

Finora nessun arresto. Nessuna pubblica condanna degli incidenti da parte della Casa Bianca.

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