AEROSPAZIO

Lo spazio come arena di combattimento e di potere

…e i cinesi si preparano a mandare in orbita la loro stazione spaziale

Un tappeto rosso ha accolto il neo eletto segretario della difesa americano e di scarlatto si tinge il sipario dello scenario spaziale.

Allarme è forse la parola che più sembra simboleggiare il nuovo mandato di Lloyd Austin, candidato del presidente Biden, primo afroamericano a ricoprire tale ruolo, che, senza troppe perifrasi, così tuona: “China presents the most significant threat going forward because China is ascending. Russia is also a threat, but it is in decline.” (La Cina rappresenta la minaccia più rilevante per il futuro poiché in ascesa. La Russia è anch’essa una minaccia, ma in declino).

Il candidato alla Difesa di Biden abbraccia la visione dello spazio come un dominio di guerra, più precisamente lo ha definito “un’arena di grande competizione e di potere” sostenendo il pensiero prevalente nella comunità spaziale della sicurezza nazionale e quindi di una maggior resilienza e preparazione dei sistemi statunitensi in ambito di armi anti-satellite. Ha sottolineato più volte l’importanza dello spazio come motore della competitività economica, affermando che “è essenziale continuare a sviluppare migliori pratiche, standard e norme internazionali di comportamento nello spazio”, ed evidenziando come le attività commerciali nello spazio possano tramutarsi in una preoccupazione per i militari a causa della congestione e della possibilità di collisioni in orbita e come il sempre crescente numero di satelliti possa creare un rischio per gli Stati Uniti, la maggior parte di cui risulta essere di proprietà e gestione privata, “il governo deve garantire che non entrino in collisione con risorse governative costose e squisitamente efficienti”.

In uno scenario dominato dalle tre solite e incontrastate fiere dello spazio, Cina, USA e Russia -divertitevi voi ad abbinarle ai rispettivi “patronus” – la competitività dei vicini europei, forti dell’ESA, non viene minimamente considerata. “Le attività spaziali cinesi e russe rappresentano minacce gravi e crescenti per gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e ancora, durante la sua udienza al Senato, ha definito la Cina una “minaccia stimolante”, “pacing threat”, un concorrente che avanza con fare avveniristico da cui non dovranno levar gli occhi di dosso e che, a dispetto di una Russia dalla vetusta e malandata aura bizantina, a detta di Austin, fa progressi significativi spronando a perfezionare le strategie difensive degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda il pressing della Cina non possiamo non citare alcuni dei suoi attuali progetti che vedranno presto luce.

Il Long March-6A, il primo razzo vettore cinese alimentato da un motore a combustibile solido e liquido, effettuerà il suo primo volo proprio quest’anno. Veicolo di lancio medio di nuova generazione, può essere alimentato da motori liquidi e solidi per raggiungere diversi livelli di capacità di carico, il che sarebbe più conveniente secondo il Eighth Academy of China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC).  È dotato di un livello di automazione più elevato e può monitorare e diagnosticare i propri problemi. Sempre più razzi vettore Long March sono stati sviluppati e utilizzati dal 1970, garantendo una serie di importanti implementazioni a favore di programmi spaziali con equipaggio, esplorazione lunare, il sistema satellitare di navigazione BeiDou e il progetto di osservazione della Terra Gaofen.

Come ciliegina sulla torta, la stazione spaziale made in China. Il modulo principale della stazione spaziale pianificata della Cina ha superato varie revisioni, insieme al cargo Tianzhou-2, come assicurato dal China Manned Space Engineering Office (CMSEO). Ricevuto il via libera dagli esperti il progetto entrerà quindi in fase di implementazione. Si prevede la completa costruzione in orbita della stazione spaziale entro il 2022, dopo aver attuato 11 missioni, tra lanci di moduli, veicoli di rifornimento senza equipaggio e capsule spaziali con equipaggio.

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