SPECIALE CORONAVIRUS

Pandemia e vaccini, a che punto siamo davvero?

Il monitoraggio della Fondazione GIMBE per la settimana 20-26 Gennaio conferma il calo dei casi, anche se ricoveri e terapie intensive restano sopra la soglia di saturazione in varie regioni. Pubblicato anche un focus sulla campagna vaccinale in corso: si evidenziano differenze tra Regioni per la distribuzione delle dosi, il completamento dei richiami e la priorità di somministrazione.

Rispetto a quella precedente, nella settimana dal 20 al 26 Gennaio 2021, si evidenziano: una riduzione dei nuovi casi (85.358 vs 97.335); una flessione dei casi attualmente positivi (482.417 vs 535.524), dei ricoveri con sintomi (21.355 vs 22.699) e di quelli in terapia intensiva (2.372 vs 2.487). Per quanto riguarda i decessi, invece, si registra solo un lieve calo dei decessi (3.265 vs 3.338).

Dunque, rispetto alla settimana prima, si registra un -2,2% di decessi, -4,6% di ricoveri in Terapia Intensiva, -5,9% di ricoverati con sintomi, -12,3% di nuovi casi e -9,9% di casi attualmente positivi. Purtroppo dal 15 Gennaio, come avevamo notato in un precedente articolo, sono stati inseriti nel computo anche i tamponi rapidi, rendendo più complessa l’interpretazione di questi dati.

Nonostante il miglioramento generale degli indici, in 5 regioni si registra un’occupazione da parte di pazienti COVID che supera la soglia del 40% dei posti disponibili in area medica e in 6 Regioni quella del 30% dei posti letto in terapia intensiva. A livello nazionale, le occupazioni si attestano rispettivamente al 34% e al 28% dei posti totali.

«Tutte le curve – afferma il Presidente della Fondazione GIMBE, Dr. Cartabellotta – continuano questa settimana la loro lenta discesa, ancora grazie agli effetti del Decreto Natale, destinati tuttavia ad esaurirsi a breve».

Per quanto riguarda i vaccini, nel comunicato della Fondazione vengono analizzati nel dettaglio tre aspetti: la fornitura, la distribuzione a livello regionale e le somministrazioni.

Oltre ai noti ritardi di consegna da parte di Pfizer, anche AstraZeneca ha comunicato alla Commissione Europea una riduzione della fornitura stimabile fino al 60% nel 1° trimestre.

Per quel che concerne CureVac, non potrà consegnare entro marzo le due milioni e più di dosi previste dal Piano vaccinale, dato che lo studio di fase 3 è stato avviato solo il 14 dicembre.

Al netto di ritardi di consegne, dunque, entro il 31 marzo 2021, l’Italia dovrebbe disporre di 16,557 milioni di dosi, di cui 8,749 milioni da Pfizer-BioNTech, 1,346 milioni da Moderna e 6,462 milioni da AstraZeneca, anziché i 16,155 milioni previsti dal Piano vaccinale. Peraltro su AstraZeneca i conti non tornano visto che è stata annunciata una fornitura di 3,4 milioni di dosi.

Relativamente alla distribuzione, si notano notevoli differenze regionali, peraltro difficilmente spiegabili solo sulla base dei criteri verosimilmente utilizzati in questa prima fase per la consegna (n° operatori sanitari e socio-sanitari, n° personale e ospiti RSA).

Per concludere, parlando di somministrazioni, al 27 gennaio hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 270.269 persone (0,45% della popolazione italiana), con marcate differenze regionali: dallo 0,16% della Calabria allo 0,70% del Lazio.

Inoltre, le analisi indipendenti della Fondazione GIMBE sui dati ufficiali rilevano che ben 350.548 dosi sono state somministrate a “personale non sanitario”, una fascia non prevista dal Piano vaccinale che per questa prima fase individua tre categorie prioritarie: operatori sanitari e sociosanitari (finora 67,1% dosi), personale ed ospiti delle RSA (finora 9,7% dosi), quindi persone di età ≥80 anni (finora 0,9% dosi). Il “personale non sanitario” ha beneficiato dunque di quasi un quarto delle dosi finora somministrate con enormi differenze regionali che in certi casi superano il 30%: Provincia Autonoma di Bolzano 34%, Liguria 39%, Lombardia 51%.

Questi dati aprono ad una serie di perplessità non indifferenti: «Con queste disponibilità (di vaccini, ndr) – puntualizza Cartabellotta – solo il 14% della popolazione potrà completare le due dosi del ciclo vaccinale, ma non prima della metà o addirittura della fine di aprile». Ovviamente questo potrebbe accadere solo previa autorizzazione condizionata del vaccino di AstraZeneca, che potrebbe però essere soggetto a limitazioni per i soggetti di età ≥55 anni con conseguente necessità di rivedere le priorità del piano vaccinale.

Inoltre, prosegue il Presidente, occorrerà una notevole reattività della macchina organizzativa, visto che la maggior parte delle dosi non arriverà prima di metà febbraio.

Un’altra grande sfida riguarda la somministrazione dei vaccini e, su questo tema Cartabellotta ha dichiarato: «Se da un lato una parte del personale non sanitario risulta essenziale per il funzionamento di ospedali ed altre strutture sanitarie, dall’altro i numeri riportati dal Piano vaccinale per operatori sanitari e socio sanitari (1.404.037) corrispondono a tutti gli iscritti agli albi professionali, più gli operatori socio-sanitari: questo evidenzia una discrepanza tra numeri previsti dal Piano e le diverse policy vaccinali attuate dalle Regioni».

In altre parole, se la categoria “operatori sanitari e socio sanitari” deve includere tutto il personale che lavora negli ospedali a qualsiasi titolo – dato richiesto alle Regioni dal Commissario Arcuri lo scorso 17 novembre -le dosi previste dal Piano vaccinale non sono sufficienti perché rimangono esclusi tutti i professionisti sanitari che non lavorano presso strutture pubbliche.

«In questa fase molto critica della pandemia – conclude Cartabellotta – segnata da continue rimodulazioni al ribasso delle forniture vaccinali, minacciata delle nuove varianti del virus e da una verosimile risalita della curva epidemica una volta esauriti gli effetti della “stretta” di Natale, è fondamentale che le poche dosi di vaccino disponibili siano utilizzate per proteggere chi lavora in prima linea con i pazienti e le persone più fragili, come previsto dal Piano vaccinale. Un obiettivo che, ad un mese dall’avvio della campagna vaccinale, è già stato parzialmente disatteso con inaccettabili diseguaglianze regionali, “agevolate” dall’assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale».

La Fondazione GIMBE, in considerazione delle notevoli differenze regionali per quel che riguarda la consegna dosi, la percentuale di persone che hanno completato il ciclo vaccinale e le categorie vaccinate; e per le diseguaglianze che queste provocano, chiede al Commissario Straordinario all’Emergenza e al Ministero della Salute di:

  • Mantenere costantemente aggiornato il numero delle forniture previste dal Piano vaccinale
  • Chiarire ufficialmente l’entità delle forniture di AstraZeneca per il primo trimestre 2021
  • Ridefinire a livello nazionale i criteri di inclusione nella categoria “operatori sanitari e socio sanitari” rivedendo di conseguenza i numeri del Piano Vaccinale
  • Rendere pubblici i criteri per la consegna delle dosi alle Regioni

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