UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Io piccolo gatto ho sconfitto il mio Covid

Ci scrive un micio, sì un micio, per raccontarci la sua esperienza che sicuramente interessa chi ha qualche gattino in pericolo

Mi chiamo Booster, sono un British Shorthair di due anni e mi sono ammalato di FIP, un coronavirus felino che analogamente a quello che causa il Covid-19 negli umani, produce riversamenti nello stomaco e nei polmoni sino ad arrivare a procurare danni oculari e neurologici.

La FIP è una malattia che sino a pochi mesi fa era una condanna a morte certa, con il 100% di indice di mortalità.

Nonostante la mia condizione animale uso Internet, frequento i social ma soprattutto mi tengo aggiornato. Non mi è sfuggito che è apparso all’orizzonte un farmaco sperimentale, denominato GS-441524, prodotto dalla Gilead Sciences che al momento non è stato ancora autorizzato dalla FDA per un uso umano, mentre in ambito animale il produttore non ha nemmeno presentato domanda per il protocollo di autorizzazione.

Il GS-441524 è un antivirale con funzione soppressiva della replicazione virale, metabolite del Remdesivir, il famoso farmaco che era stato utilizzato sui pazienti umani ad inizio epidemia Covid-19. In quanto metabolite dello stesso, a differenza del Remdesivir non viene sottoposto a processo metabolico, di conseguenza viene reso immediatamente disponibile all’organismo nella sua massima efficacia.

Dell’utilizzo del GS-441524 è stata però fatta da soggetti terzi una sperimentazione sui felini con risultati straordinari, riportando un tasso di guarigione del 95%.

Quando sono venuto a conoscenza dell’esistenza di tale molecola e degli esiti della sperimentazione in corso, mi sono messo all’opera dietro indicazione del mio veterinario per cercare di approvvigionare del farmaco e ho scoperto che esiste un mondo sommerso di aziende cinesi che producono sottobanco e distribuiscono questo farmaco attraverso una rete a livello mondiale che si affida a volontari o gattofili retribuiti a commissione. 

Il farmaco è carissimo, un ciclo di cura di 84 giorni costa dai 1.000 ai 10.000 euro a seconda del produttore cinese, ma alla fine, cosa non farebbero le famiglie per salvare il proprio animale?

Ieri mi è stata somministrata la prima dose con risultati (per ora) straordinari: da 10 giorni non mangiavo, non mi muovevo, presentavo gravi riversamenti di liquido nello stomaco con perdita di metà del peso corporeo ed ero mantenuto in vita solo con le flebo di glucosio.

A sole 12 ore dalla somministrazione del GS-441524, nel pieno della notte mi sono alzato e ho chiesto da mangiare. Stamattina andavo già in giro per la casa e ora sono qui a scrivere….

Sì, sono qui a scrivere perché mi sorge spontanea la domanda “potrebbe un farmaco come il GS-441524 essere usato su umani in un percorso sperimentale accelerato destinato quantomeno ai pazienti Covid ultra gravi per i quali la speranza è ridotta al lumicino?”

Certo, nessuno mette in dubbio che i farmaci debbano essere approvati dopo un lungo e rigoroso protocollo sperimentale, ma così come in guerra, nei casi di emergenza le regole saltano e si fa di necessità virtù. Sono un gatto, ma certe cose le capisco.

Lungi dal raccomandare sia l’utilizzo non autorizzato su umani o anche a caldeggiare terapie alternative senza un rigoroso controllo scientifico, posso testimoniare (incrocio le dita delle mie zampette) che da oggi per la FIP felina da coronavirus c’è speranza.

Miao, pardon, ciao!

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