STRATEGIE

L’Unione Europea ribadisce la ferma condanna verso la Cina per la repressione della libertà ad Hong Kong

Diffuso un testo d'intesa tra Commissione Europea e Pechino: l'UE potrà conoscere informazioni dettagliate sulla natura dell'intervento del governo cinese nelle imprese statali.

L’Unione Europea prende posizione sulla questione Hong Kong ribadendo che non vi sarà alcun accordo sugli investimenti con la Repubblica Popolare Cinese, se non sarà garantita la libertà ad Hong Kong, nello Xinjiang, dove alcune inchieste giornalistiche hanno acceso i riflettori sul trattamento della popolazione uigura, ed in Tibet.

Il Parlamento Europeo, mediante la Risoluzione 2021/2505 del 20 gennaio 2021, ha condannato fermamente la repressione compiuta dalle autorità locali e dal Governo centrale al movimento democratico presente ad Hong Kong, dopo che queste avevano minato la libertà di manifestazione del pensiero della popolazione e messo il bavaglio alle testate giornalistiche non in linea con il Governo.

I deputati hanno richiesto l’immediato rilascio dei parlamentari e degli attivisti per i diritti umani coinvolti nelle proteste ad Hong Kong contro la Legge sulla sicurezza nazionale, chiedendo che quest’ultima non venga utilizzata per reprimere i dissidenti ed inoltre hanno posto la condizione che siano sanzionati i funzionari responsabili del giro di vite sui manifestanti.

La preoccupazione risiede poi nella possibilità concessa alle autorità politiche di scegliere coloro i quali saranno chiamati a giudicare i sostenitori delle proteste, nonché di estradare gli indagati in Cina per giudicarli lì. Una previsione in palese contrasto con il principio di indipendenza del potere giudiziario e che mal si concilia con la tutela dei diritti umani, uno dei pilastri dell’Unione e delle moderne democrazie.

L’iniziativa, a firma di esponenti dell’intero emiciclo parlamentare, è nata come reazione all’Accordo bilaterale tra l’UE e la RPC sugli investimenti. Un accordo sponsorizzato dalla Germania, principale beneficiaria della Belt and Road Initiative che, secondo l’Unione europea, servirà a riequilibrare i rapporti economici con il gigante asiatico, accusato di trarre vantaggio da pratiche commerciali scorrette grazie ad una normativa che, attraverso il “Catalogo” – il quale suddivide le possibili aree di mercato degli investimenti stranieri in incoraggiati, ristretti e proibiti -e la Foreign Investment Law entrata in vigore il 18 gennaio, limita fortemente le realtà europee che vogliono sbarcare in Cina, mentre le imprese cinesi non risentono degli stessi limiti in Europa.

Nonostante questo, il 22 gennaio la Commissione ha diffuso il testo dell’intesa con Pechino raggiunta a fine 2020 – il Comprehensive Agreement on Investment -, che dovrà essere approvata dal Parlamento a fine anno. Secondo l’accordo, l’Ue potrà ottenere informazioni dettagliate sulla natura dell’intervento governativo cinese nelle imprese statali, al fine di evitare pratiche scorrette, cercando di riequilibrare il gap con le imprese europee, ma allo stato attuale la ratifica non appare ancora scontata.

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