STRATEGIE

In Medio Oriente si ridisegnano alleanze ed equilibri

Mentre Cina e Russia, oltre a tecnologia ed armi, vendono anche il loro vaccino, trasformando pure il Covid in strumento di penetrazione in Medio Oriente, l'Europa rimane a guardare, marginalizzando ancora di più la sua posizione.

Il Medio Oriente arabo si ricompatta. La miopia europea, ma soprattutto l’inseguimento di interessi nazionalistici, gli svarioni ormai storici della diplomazia statunitense, hanno lasciato mano libera alle dinastie del Golfo per tessere una nuova rete di alleanze e rinforzare le preesistenti. Una manovra che mira innanzitutto a limitare il protagonismo di Erdogan.  Ankara infatti sta sfruttando le situazioni di instabilità in Siria e Libia per imporre la sua egemonia. Anche le scelte interne come la decisione, alquanto discussa anche nel mondo musulmano, di far ritornare moschea Santa Sofia a Istanbul, vanno lette come un tentativo di accreditarsi tra i più ortodossi come difensore dell’Islam. Ma a distanza di un secolo, i popoli arabi del Medio Oriente continuano a essere sospettosi sui nipoti dell’Impero ottomano che per secoli li tenne sotto il giogo dell’occupazione.

Così l’Egitto riprende le relazioni con il Qatar aprendo nuove prospettive a diverse vicende nell’area. Infatti Il Cairo e Doha sono su fronti opposti in Libia e il governo di Al Sisi non perdona ai qatarini il sostegno alla Fratellanza musulmana, da sempre nemica giurata dei regimi militari egiziani. Il Qatar, sede della tv Al Jazeera e della più grande base Usa nel Golfo, è anche alleata con Teheran e sostiene la rivolta Houthi nello Yemen. Per questo è entrata nel mirino dell’Arabia Saudita tanto da arrivare a sanzioni contro il piccolo stato.

Oggi qualcosa è cambiato. Dopo l’annuncio di Doha, di essere disponibile a mediare tra l’Iran e le dinastie del Golfo, ecco l’apertura di Ryad che ha deciso di riaprire l’ambasciata in Qatar. La rottura durata tre anni sembra così ricomporsi. La crisi era scoppiata nel 2017, quando su sollecitazione dell’amministrazione Trump, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Barhain ed Egitto imposero l’embargo al Qatar, accusata di finanziare Hamas e Hezbollah e appoggiare l’Iran. Una motivazione singolare visto che, come dimostrano molti documenti, quegli stessi paesi sono tra i finanziatori di quelle milizie palestinesi e libanesi.

Ora lo scenario cambia, con la volontà di marginalizzare la presenza turca e soprattutto in funzione anti Iran. In questo senso si devono leggere anche gli accordi tra Emirati e Israele e i colloqui tra Arabia Saudita e Tel Aviv.  L’Europa è assente come Unione e come singoli Stati. Gli Stati Uniti di Trump, in zona cesarini, hanno inserito Israele nel Comando Strategico del Mediterraneo, con i partner europei alla finestra.  Russia e  Cina si sono inseriti in questo palcoscenico con sottili operazioni di marketing. Mosca è intervenuta direttamente in Siria, vista anche la cospicua presenza di combattenti ceceni tra le file dell’Isis, ma soprattutto ha utilizzato quel conflitto per dare dimostrazioni  pratiche sul terreno del suo catalogo di armi. Missili venduti alla Turchia, aerei all’Egitto. La Cina, in questo fronte, è più discreta ed è coinvolta in vendita di tecnologia a Teheran.

Anche il Covid diviene strumento di penetrazione in Medio Oriente. La Cina ha venduto il suo vaccino Sinovac agli Emirati e ai Paesi arabi, oltre a una distribuzione a macchia di leopardo in Africa.  Mosca sta trattando per  distribuire il suo vaccino Sputnik. Con il prezzo del petrolio in discesa i Paesi del Golfo tentano di stringere il cappio all’Europa, offrendo di acquistare il vaccino Pzifer a un prezzo maggiore di quello che l’azienda americana ha concordato con la Commissione Europea.

La crisi pandemica e non solo sta ridisegnando anche gli equilibri geopolitici e la narcolessia che avvolge le istituzioni europee e i singoli stati rischia di marginalizzare ancora di più l’importanza del Vecchio Continente. Vecchio nella popolazione e nelle strategie.

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