AI & ROBOTICA

“Ciò che è morto, non muoia mai”

Microsoft ottiene un brevetto per la costruzione di assistenti virtuali che riprodurranno, attraverso video, foto e registrazioni vocali, persone scomparse.

Nella fortunata serie di libri Il Trono di spade, capolavoro fantasy di George R. R. Martin, la casata Greyjoy è una delle più peculiari.

Nati e cresciuti nelle Isole di Ferro, un arcipelago aspro, inospitale e battuto dai venti, i Greyjoy sono i leader degli Uomini di Ferro, navigatori e razziatori, una specie di Vichinghi. Il motto della famiglia è “Noi non seminiamo”, un po’ perché sarebbe impossibile farlo in quel deserto di roccia e sale, ed un po’ perché la loro religione lo impone. Legati al mare, gli Uomini di Ferro venerano il Dio Abissale, una specie di incrocio tra Nettuno e Cristo, dato che esso sarebbe risorto dalle acque dopo essere morto annegando.

La religione del Dio Abissale impone loro di procurarsi quanto necessario alla vita, non comprandolo da altri popoli – e, peraltro, avrebbero poco da dare in cambio – ma strappandolo dalle mani dei nemici. Il rito di passaggio fondamentale, cui ogni Uomo di Ferro si sottopone, è quello di una specie di battesimo nel mare, accompagnato dall’invocazione Ciò che è morto non muoia mai, cui i convenuti rispondono Ma risorga più duro e più forte.

Viene da pensare alla peculiare religione dei Greyjoy ed a questa preghiera di fantasia, quando si riflette sulle ultime notizie provenienti dal mondo della tecnologia.

Microsoft ha appena ottenuto un brevetto che le consente di costruire un bot – la versione avanzata degli assistenti virtuali che sono diventati la normalità – partendo dalle informazioni di base di una persona deceduta.

Il brevetto consente al colosso informatico di aggregare un numero indefinito di video, foto, registrazioni vocali, testi scritti, provenienti da una persona passata a miglior vita, e derivarne uno strumento informatico attivo capace di rispondere in maniera coerente a delle domande. Ovvio corollario di questo approccio è che, quanto più vasta e precisa sarà la messe di informazioni, tanto più sarà fedele il ritratto cognitivo della persona rappresentata – e tanto più fedeli e coerenti alla sua personalità saranno le risposte che fornirà a chi lo interroga. Fino alla simulazione completa, o tanto vicina da sembrare completa, dell’aspetto e della personalità di un individuo.

Visto dalla prospettiva dei familiari del deceduto, questa possibilità può fornire qualche aspetto di positività. Il dolore del distacco, la necessità psicologica di gestire la perdita, possono trovare giovamento dall’avere ancora la possibilità di dialogare – o avere l’illusione di farlo – con chi non c’è più. E per la persona interessata, può essere consolante avere la prospettiva di non lasciare completamente da soli i propri familiari – ed avere l’illusione, in qualche modo, di vivere per sempre.

Per chiunque sia familiare con i più recenti sviluppi della teoria sociotecnologica, il pensiero va immediatamente al recente volume di Robin Hanson The age of the EM (L’era degli EM). Per EM si intendono gli Emulated Individuals, vale a dire entità di Intelligenza Artificiale che simulano un essere umano, sia esso realmente esistito, che costruito a tavolino. Il volume del visionario fisico ed economista statunitense, narra di un futuro prossimo in cui gli EM, sempre più perfezionati e credibili, saranno una componente sempre più importante della società, fino a superare in numero quello degli uomini in carne ed ossa.

Nella visione solo apparentemente utopica di Hanson, gli EM sviluppano la capacità di rispondere a stimoli e costruire relazioni sempre più perfezionate, non solo con gli esseri umani, ma anche tra di loro. Dal punto di vista di un EM, e a pensarci bene anche dal punto di vista umano, uno stimolo correttamente formulato genera infatti una risposta di un certo tipo, indipendentemente dal fatto che esso provenga da un essere biologico o tecnologico. Da questo ne consegue naturalmente una sempre maggior capacità senziente ed, insieme ad essa, la necessità di affrontare una serie di interrogativi importanti: un EM è un essere? Un EM ha dei diritti? Un EM è sottoposto a delle leggi? E se sì, quali?

Le domande che ci siamo appena posti per dei generici EM, assumono connotazioni eticamente importanti quando l’EM stesso sia il ritratto di una persona realmente esistita. Va considerato un’entità senziente? Mantiene gli stessi diritti che aveva da vivo? È sottoposto alle medesime leggi cui era sottoposto in vita?

In attesa di scoprire le risposte a questi interrogativi, contempliamo la possibilità di poter diventare una versione cyberpunk degli Uomini di Ferro, morti nella carne, ma risorti più duri e più forti da un asimoviano Abisso d’Acciaio.

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