RISORSE UMANE

La lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio comincia con le scarpe durante la DAD

Due video virali su social e WhatsApp fanno discutere…

Il terribile momento che stiamo attraversando impone allo Stato di affilare le armi per reperire le risorse finanziarie per superare la crisi ed aiutare chi è in difficoltà. Una delle vie è quella dell’inasprimento della lotta a contrasto dei fenomeni criminali che depauperano il Paese: evasione fiscale, elusione, riciclaggio sono e devono essere nel mirino della macchina da guerra tributaria e le giovani leve della polizia economico-finanziaria devono avere ben chiari presupposti da rispettare ed obiettivi da perseguire.

Alcuni video – diventati rapidamente virali almeno tra gente in servizio e “reduci” della gloriosa Guardia di Finanza – evidenziano le priorità che vengono impartite alle nuove generazioni in fiamme gialle in questa delicata fase storica.

I filmati riprendono alcune sequenze dell’attività didattica e i quesiti posti dal docente all’allievo non riguardano imposte e tasse, le più moderne dinamiche finanziarie, le trappole fraudolente da indagare, le metodologie di controllo fiscale, le tecniche investigative o altre tematiche che il cittadino ritiene fondamentali per accertare l’effettiva preparazione culturale e operativa di chi è destinato a mansioni così importanti come il duello con il contribuente “furbetto” e magari la battaglia a certe grandi aziende pronte ad ogni sotterfugio per pagare meno tributi.

L’insegnante nei brevi video in circolazione su WhatsApp domanda ai suoi discenti, che seguono il corso a distanza, di mostrare le scarpe che indossano.

Abituati un tempo a chi su Skype chiedeva all’interlocutrice di mostrare il seno o altri dettagli classici di una visita ginecologica da remoto, i più maligni pensano che la richiesta abbia vaghe connotazioni feticiste ma il contesto fa escludere qualsivoglia utilizzo pornografico delle tecnologie.

Se in un contesto militare (seppur nella condizione ibrida di forza di polizia specialistica) è senza dubbio importante il rispetto di forma e disciplina, è difficile immaginare l’applicazione di certi principi in uno scenario domestico, tra pentole e tegami da pulire e lavatrice in funzione, che difficilmente può essere reso austero da semplici rimbrotti o “cazziatoni”.

Un comandante – ruolo che mi è toccato direttamente in sorte e che credo di conoscere benino – probabilmente dovrebbe innescare una marzialità indotta che non ha bisogno di metter dietro la lavagna virtuale chi “sgarra”. Va sollecitato lo spirito di emulazione, va incentivata la corsa a chi è più bravo (e magari non trascura l’uniforme) con qualcosa che compensi il fatto di vivere una esperienza formativa distorta dal distanziamento sociale e dalla “remotizzazione” di qualunque relazione, va fatto un incredibile “upload” di “spirito di appartenenza”.

I video lasciano intendere che la strada da percorrere sia ancora incredibilmente lunga.

Non spaventano le piccole astuzie di chi segue le lezioni in mutande e ciabatte, ma preoccupa che un domani quella stessa persona arrivi impreparata a fare un mestiere difficile e magari sia pronta a nuove non minuscole scaltrezze nell’esecuzione dei compiti affidatigli. Memore degli insegnamenti in DAD indosserà calzature lucide ed impeccabili, ma applicherà una certa propensione a trasgredire per “chiudere un occhio” o per trarre indebito profitto da criminali pretese al cittadino o all’impresa da verificare…

In un’epoca in cui l’azione di comando è annichilita dallo smart working o da meccanismi comportamentali diversi dalla tradizionale “vita di reparto”, forse occorre rivedere le procedure di selezione delle risorse umane da inserire in organico.

Scartando gli immancabili “raccomandati”, i figli e i nipoti “d’arte” e chi altro non spicca per bravura e impegno, forse si ottiene “materiale” più interessato a farsi forgiare e soprattutto a metterci l’anima per servire il proprio Paese con la più strabiliante professionalità.

Nelle “scuole” dovranno essere piazzati ufficiali e sottufficiali preparatissimi e dotati di grande carisma: nelle loro mani c’è la difficile missione di plasmare, invogliare, motivare. C’è chi – a distanza di anni – ricorda nitidamente i propri istruttori con grande nostalgia, rammentando chi gli ha indicato la strada e non dimenticando nemmeno chi si è limitato ad scimmiottare il sergente Foley alle prese con Richard Gere e gli altri cadetti.

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