AFFARI & FINANZA

World Economic Forum 2021: un altro Capitalismo

A Davos avrà luogo l’annuale meeting in cui leader mondiali dovranno discutere di una serie di temi interessanti, soprattutto alla luce delle nuove situazioni create dalla pandemia.

Tra il 25 ed il 29 Gennaio 2021 si terrà a Davos l’annuale meeting del World Economic Forum. In agenda quest’anno ci sono temi molto interessanti che dovranno stimolare i leader del mondo ad un dibattito su quali principi, politiche ed alleanze saranno necessari in questo nuovo mondo pandemico.

Un anno fa il fondatore e Direttore esecutivo del WEF, Klaus Schawb, lanciò il nuovo Manifesto di Davos 2020. Fu decisamente una sorpresa perché in esso vi si tratteggiava un nuovo tipo di Capitalismo

Il concetto innovativo era che le aziende che operano nel mercato non sono tenute a rispondere solo ai loro azionisti ma devono tener conto di tutti coloro che partecipano al ciclo produttivo (Stakeholder), cioè dipendenti, fornitori, comunità locali ed in generale la Società nel suo complesso. Quindi i risultati di un’azienda non possono e non devono essere misurati solo ed esclusivamente dalla cedola che a fine anno viene staccata agli azionisti, ma devono essere misurati anche su come l’azienda stessa si pone nei confronti dell’ambiente, del sociale e più in generale verso la buona governance. Inoltre le remunerazioni dei dipendenti dovranno riflettere il livello della responsabilità ad essi associato. 

Rivoluzionario. 

In generale, tre sono i modelli di Capitalismo a cui noi possiamo fare riferimento: Capitalismo degli azionisti (Shareholder Capitalism) che ha come unico obiettivo quello di massimizzare il profitto per i suoi azionisti. Poi c’è il Capitalismo di Stato (State Capitalism) dove è il Governo che determina le priorità economiche. Infine il modello del Manifesto 2020 di Davos: Stakeholder Capitalism.

Milton Friedman, padre del neoliberismo e premio Nobel per l’economia, riferimento primario delle politiche economiche di Reagan e Thatcher, scrisse nel Settembre del 1970 un articolo sul New York Times dal significativo titolo:” La responsabilità sociale dell’impresa è aumentare i suoi profitti”. Il concetto del titolo è chiaramente riassunto dalle parole finali del pezzo: “C’è una sola responsabilità sociale delle imprese: utilizzare le proprie risorse e impegnarsi in attività progettate per aumentare i suoi profitti fintanto che rimane entro le regole del gioco, vale a dire, si impegna in una concorrenza aperta e libera senza inganni o frodi “.

In buona sostanza quando Gordon Gekko, impersonato da Michael Douglas nel film del 1987 “Wall Street” diceva che “l’avidità è una buona cosa” (greed is good), non faceva altro che sintetizzare il pensiero neoliberista di Friedman che era largamente applicato allora come oggi.

Non vi è dubbio che alcune cose siano cambiate da quando fu pubblicato l’articolo del premio Nobel, e se avessimo chiesto qualche anno fa ad un CEO di una multinazionale quali fossero gli obiettivi della Corporations che egli dirige, vi sareste certamente sentiti rispondere che in cima alle priorità aziendali si trovavano il personale, il prodotto, l’ambiente, il consumatore. Eppure se il manifesto di Davos nel Gennaio 2020 – in un periodo pre-pandemico – era rivoluzionario, il motivo risiede nel fatto che la realtà era ancora molto vicina a quella descritta dalle parole di Milton.

Un anno è passato e la pandemia del Covid-19 ha fatto saltare qualunque parametro, previsione e schema. Più che far decollare il modello Capitalistico auspicato dal manifesto di Davos 2020, la necessità contingente sembra aver incoronato vincente il Capitalismo di Stato. Già vivo e vegeto nel continente asiatico con la Cina come esponente di punta, ora l’intervento Statale è diventato l’unica salvezza di fronte ad una economia a pezzi. Sono tornate le statalizzazioni, il massiccio sostegno alle aziende ed alle imprese, aiuti diretti ai lavoratori con la cassa integrazione ed il blocco dei licenziamenti. 

Sembra quindi che il virus abbia accelerato il cambiamento ponendo gli Stati e le Banche Centrali di nuovo al centro dello scacchiere, e ridando alla Politica una egemonia che sembrava essersi affievolita nei confronti della finanza globalizzata e delle grandi Corporations transnazionali. Forse l’avidità ha fatto un passo indietro.

Se ne parlerà sicuramente a Davos 2021 dove anche un altro tema sarà all’ordine del giorno: il debito degli Stati. 

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