UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Natale e il lato umano di una grande azienda

Ogni anno Mino Zucchetti, imprenditore di altri tempi, scrive ai suoi dipendenti approfittando del Natale per ribadire la sua visione familiare dell’impresa, concetto che oggi ha superato la barriera generazionale e continua attraverso i “figlioli” che stanno correndo fieri di una staffetta che fa davvero scuola. In un momento drammatico per la salute e per l’economia, ci auguriamo che il messaggio in bottiglia riservata da Zucchetti alla “famiglia allargata” dei suoi lavoratori e dei loro cari possa valere per tutti e sia il migliore auspicio per queste festività e per l’anno che verrà.

Quest’anno è stato davvero difficile pensare a cosa scrivervi per Natale, perché per noi non si tratta di una formale lettera di auguri, ma di un importante momento per relazionarci con tutto il meraviglioso Gruppo Zucchetti, che ogni anno aumenta sempre più nel mondo.

Avremmo voluto raccontarvi soltanto che nel 2020 l’azienda ha manifestato tutta la sua solidità, non solo crescendo e facendo con coraggio ulteriori importanti acquisizioni, ma anche perché ha inserito 250 nuove risorse, rafforzando processi e procedure per permettere a tutti di lavorare in smart working in modo efficace e sicuro.

Ma il nostro pensiero va prima di tutto alle persone che hanno avuto la malattia e soprattutto a quelle che purtroppo non ce l’hanno fatta.

La pandemia ha portato dolore in alcune famiglie e ha stravolto le nostre vite: il 2020 ci ha costretto a cambiare, ma il cambiamento non è la nostra regola aziendale?

Anche la nostra cultura richiede un continuo aggiornamento per adattarsi ai tempi e per Natale abbiamo deciso di condividere con tutti voi la nuova versione della Filosofia Zucchetti, che anima i nostri comportamenti, che ci accompagna da quasi 30 anni di vita aziendale ed è la guida che ispirerà il nostro modo di agire anche in futuro.

In passato parlavamo del valore della squadra, quest’anno ci siamo scoperti comunità, dove ognuno aiuta gli altri a essere più sicuri e a stare meglio.

E le comunità condividono in modo più forte il valore della persona al centro: Abbiamo saputo migliorarci nonostante questa terribile esperienza?

Di sicuro nel 2020 al lavoro molte cose sono cambiate: le regole di sicurezza, lo smart working, la prima ondata di Coronavirus partita da Codogno nel Lodigiano, quasi fosse l’ombelico della nuova guerra, la paura, la mascherina, il materiale da igienizzare, l’obbligo di rimanere a casa.

Abbiamo dovuto modificare le nostre abitudini, ma soprattutto abbiamo dovuto cambiare il modo di vivere le nostre relazioni.

E così abbiamo gestito le riunioni su piattaforme nuove e imparato a lavorare a distanza, trovando un nuovo equilibrio tra vita aziendale e vita familiare.

Il lockdown non può ridursi solo all’obbligo di stare a casa e di rinunciare alla vita di prima, ma ci ha anche insegnato a rivedere le abitudini e gli spostamenti, così come il blocco del traffico ha reso l’aria meno inquinata e colorato il cielo d’azzurro.

Smart working significa solo lavorare da casa o vuol anche dire che nel chiuso delle nostre vite abbiamo imparato a conoscere meglio le nostre potenzialità e difficoltà?

Abbiamo affrontato nuove paure, sapendo che tutti stiamo vivendo la stessa situazione, addirittura tutto il pianeta…

E sappiamo bene che l’uomo è un essere capace di adattarsi ai cambiamenti: il più camaleontico di tutti.

Certo, dal 21 febbraio i cambiamenti sono stati tanti e improvvisi, ma forse siamo diventati più attenti alle difficoltà degli altri, pur non vedendoli sempre alla scrivania di fronte o nell’ufficio vicino.

Lo smart working ci ha permesso di salutare un figlio che torna da scuola tra una email e un appuntamento su Teams…

Abbiamo vissuto la sofferenza di un amico malato, di un familiare o di un vicino che non ce l’ha fatta, cercando di stare al telefono con chi non ha più potuto abbracciare i propri cari.

Siamo cambiati? Sì e probabilmente in meglio, perché abbiamo imparato a preoccuparci maggiormente dell’essenziale e, grazie alle mascherine, abbiamo iniziato a guardare con più attenzione gli occhi delle persone, scoprendo che raccontano tantissimo.

Avremmo mai pensato di aiutare l’Ospedale di Lodi, trovando un direttore che, anziché una donazione, ci chiede di sviluppare un’applicazione per ridurre l’occupazione dei letti dell’ospedale?

Da questa iniziativa di solidarietà è nata l’idea di avviare una nuova area di business dedicata alla Sanità.

Abbiamo imparato a essere più flessibili.

Oggi, infatti, se qualcuno scopre di essere positivo al Covid, deve stare in quarantena e cambiare velocemente l’organizzazione della sua vita da un giorno all’altro.

Ve lo sareste immaginato un anno così difficile prima di febbraio 2020?

No, eppure ce la stiamo facendo.

Certo, spesso abbiamo paura e altrettanto spesso ci struggiamo perché vorremmo avere ancora una vita  normale.

Qualora il Covid mutasse, anche più volte, arriverà sicuramente un momento in cui, o per il vaccino o per il trascorrere del tempo, il virus sarà vinto e ritorneremo alla vita di prima, ma vorremmo che il 2020 non venisse dimenticato, anzi diventasse esempio della nostra capacità di reinventarci.

Un malato di Covid che utilizzava ZCare Monitor a casa ci ha scritto: “… con il software Zucchetti il Coronavirus ora non mi fa più paura …” Con poche parole, questo paziente ci ha testimoniato come la nostra azienda abbia fatto la differenza, mettendo a disposizione di tutti il nostro capitale umano e le competenze tecnologiche.

È proprio questo il senso del purpose della Zucchetti, ovvero lo scopo della nostra azienda che troverete nella nuova versione della filosofia aziendale:

Noi innoviamo per migliorare la Tua vita.

Infine un augurio: siate sempre il meglio che possiate essere, per voi, per i vostri cari e per l’azienda.

Buon Natale 2020 a tutti voi e ai vostri familiari da Alessandro, Cristina e da tutto il Comitato Direttivo.

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