CITTADINI & UTENTI

In un Paese normale Juve-Napoli si giocherà

Il verdetto del Coni ha confermato che l’Italia è ancora un luogo dove il Diritto si applica.

La storia che raccontiamo oggi è una vicenda minima, che ha un’importanza trascurabile nel grande scenario di trasformazione che stiamo vivendo. Lo facciamo perché in precedenza avevamo aperto l’argomento, richiamando l’attenzione del lettore su una serie di aspetti essenziali del nostro vivere civile.

In piena ondata pandemica di ottobre, la partita di calcio Juventus-Napoli non si è giocata. Un provvedimento della ASL NA1 ha infatti impedito alla squadra ospite di partire per Torino, poiché la presenza di due contagiati nella rosa rendeva verosimile che ve ne fossero altri, e che anche i giocatori juventini potessero essere contagiati.

Con una decisione opinabile, la Juventus è ugualmente scesa in campo rifiutando di disputare la partita in altra data. Il presidente Andrea Agnelli è andato in televisione affermando che in una situazione opposta avrebbe fatto partire la sua squadra ignorando le disposizioni dell’ASL – commettendo involontariamente, come avevamo già evidenziato nel precedente articolo, il reato di istigazione a delinquere.  

Come conseguenza degli eventi, il giudice sportivo di primo grado Gerardo Mastandrea ha irrogato una sentenza di penalizzazione di un punto e di perdita della partita a tavolino a danno del Napoli. Il ricorso presso il tribunale d’appello della FIGC presieduto dal giudice Piero Sandulli ha avuto lo stesso esito, e addirittura quest’ultimo ha calcato la mano accusando il Napoli di essersi precostituito un alibi per non giocare la partita, mancando inoltre di ” lealtà, correttezza e probità”. Intorno ad entrambe le sentenze si è subito costituito un gran battage mediatico diretto a mettere nell’angolo la società ricorrente, inducendola a rinunciare a difendersi ulteriormente.

Contrariamente alle attese, la SSC Napoli ha portato le proprie ragioni oltre lo stretto recinto della FIGC e si è rivolto al CONI. Per i non esperti, il cambiamento d’ambiente tra la Federazione Calcio ed il Comitato Olimpico è netto. La FIGC è una federazione autoreferenziale, nel senso che i suoi organi di governo sono eletti dai presidenti delle squadre. Un’associazione tra privati non diversa da una bocciofila, insomma, in cui il peso politico dei singoli presidenti può avere un ruolo nelle dinamiche interne. Il CONI, invece, è l’emanazione dell’organo internazionale che regola tutto lo sport mondiale, con ben altra statura e consapevolezza istituzionale e politica. Non a caso, il suo Collegio di Garanzia è presieduto da un politico di lungo corso come l’ex ministro Frattini. 

Questa volta, la sentenza è stata di pieno accoglimento delle ragioni dell’SSC Napoli, dato che, come era trasparente per chi avesse minime nozioni di gerarchia delle fonti del diritto, e come avevamo detto al tempo, l’ASL è un’emanazione dello Stato e come tale le sue decisioni prevalgono su quelle prese da qualunque associazione, dalla suddetta bocciofila alla FIGC.

Sebbene oggi ci siano più testate giornalistiche che tentano di mettere una pezza all’incresciosa situazione, e sebbene la Juventus abbia cercato per tempo di smarcarsi, l’impatto mediatico – ricordiamo che quest’ultima è una società quotata in Borsa – è importante. Le spericolate affermazioni dei suoi dirigenti all’epoca dei fatti sono state smentite in pieno, gettando un’ombra sulla loro capacità di discernere il contesto e di comprenderne le regole. Ed ancora non sappiamo nulla di come finirà la vicenda del falso esame di italiano sostenuto dal calciatore Suarez per potersi tesserare con la stessa Juventus.

Ne escono inoltre particolarmente male i due giudici sportivi Mastandrea e Sandulli, cui il tribunale del CONI ha tolto qualunque credibilità facendo carta straccia delle loro sentenze nell’equivalente della bocciatura ad un esame universitario di Diritto con lancio del libretto. Sandulli, in particolare, ne esce malissimo, dato che la sentenza del CONI rigetta in toto le sue affermazioni riguardo l’eventuale condotta dolosa dell’SSC Napoli. Forse, per entrambi i giudici, decenza imporrebbe che dopo una così pubblica ed aperta sconfessione si rassegnassero le dimissioni.

Al di là di quello che il commissario Montalbano definirebbe come il circo questri di certa stampa di oggi, che ancora pensa di essere negli Anni Novanta e di poter indirizzare le opinioni, l’intera vicenda porta una ventata di aria fresca e di sicurezza. Ha confermato che l’Italia, con le sue manchevolezze, è ancora un luogo dove il Diritto si applica, e dove le ragioni vengono ascoltate e valutate al di là dei rapporti di potere.

La cosa più triste di tutte è che questa incresciosa situazione poteva essere evitata applicando le semplici regole di lealtà e cortesia che regolano il vivere civile ed i rapporti tra gentiluomini. Alla richiesta di disputare la partita in altra data, Agnelli poteva rispondere positivamente, evitando di mettere in imbarazzo due giudici sportivi, di minare la credibilità del presidente della FIGC Gravina che ne è garante, ed evitando all’intero ambiente una brutta figura nei confronti dell’opinione pubblica.

Ci auguriamo che a questa storia di ristabilimento del Diritto ne seguano molte altre, e che finalmente si possa vivere in un Paese normale. 

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