UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Rapetto Repetti Repetita Iuvant

Il messaggio in bottiglia di Claudio Sciarma parte dalla vicenda Leonardo per fare una riflessione più profonda su essere e apparire.

Chi segue Infosec avrà notato che spesso tra i tanti articoli pubblicati ci si interroga su cosa si potrebbe fare meglio, si analizzano dei fatti per trarne beneficio per le azioni presenti e future. Non si teme di ammettere l’errore: anzi, a volte si vince, a volte si impara.

Già, perché sbagliando si impara. Nascondendo la polvere sotto il tappeto – lasciando intendere che sia tutto pulito – farebbe collassare un allergico agli acari e alla polvere che pur vedendo tutto apparentemente luccicante percepirebbe lo stesso la presenza di quello sporco, che esiste e c’è, anche se invisibile agli occhi, proprio come l’essenziale. Sì, proprio l’essenziale.

È essenziale che l’ambiente in cui si opera sia “pulito”, ovvero bonificato specialmente se ci occupiamo di sicurezza. Se è pur vero che nessuno è immune all’insider, è anche vero che per tutto ciò che possiamo prevenire, dobbiamo porre in essere delle strategie e delle tattiche idonee a portare avanti le sfide che siamo chiamati ad affrontare.

Capire cosa è realmente successo per farne tesoro e impedire situazioni analoghe in futuro è doveroso senza trasformare il tutto in uno scambio di battute in stile talk-show politico.

È curioso leggere in questi giorni, chi si occupa da una vita di sicurezza, chiedere spiegazioni e individuare responsabilità su vicende che hanno indubbiamente una certa gravità.

È altrettanto curioso leggere chi si occupa invece della sicurezza di una delle aziende più importanti del nostro paese, tentare di minimizzare fatti sui quali invece si dovrebbe puntare un riflettore.

Non lo si vuole fare pubblicamente? D’accordo, ma almeno il buon senso di non romanzare o lasciar passare una storia che invece meriterebbe di essere verificata (nessun attacco hacker a Leonardo e i dati dove sono finiti?).

L’essere e l’apparire sono concetti ampiamente trattati anche in ambito sociologico. Se applichiamo il tutto a queste considerazioni, mi piace immaginare il primo dei verbi associandovi un volto che è quello di Rapetto, il secondo invece, lo attribuirei all’ex senatrice, che spero non me ne voglia, in quanto agli occhi di chi si occupa di sicurezza a tempo pieno con il suo intervento tenta di mettere a posto il tappeto.

Il tappeto va pulito, sanificato, steso e lasciato asciugare. Lo sporco va eliminato. Tra queste pagine e non solo ci troviamo a ripetere e ripetere tanti concetti proprio per non dimenticarli, ma anzi farne tesoro sul nostro agire quotidiano.

Cultura della sicurezza è anche questo: leggere e documentarsi sempre anche in quegli spazi dove si ripetono e ripetono concetti.

Sia mai oltretutto, che tra le righe possa emergere qualcosa di altamente rilevante a vantaggio di uno stimolo costruttivo che possa avere come fine la sicurezza di tutti noi.

Repetita iuvant, le cose ripetute aiutano.

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