AEROSPAZIO

Giulietta è una pinguina…

Per alcuni è nonnismo per altri il giorno più bello della propria vita: sotto accusa il rito goliardico dei pinguini, gli allievi piloti dell'aeronautica militare.

Alcuni sergenti piloti dell’Aeronautica Militare sono stati rinviati a giudizio per supposto “nonnismo” nei confronti di una propria compagna di corso, la già allieva pilota Giulia Schiff. 

L’episodio, filmato con gli onnipresenti telefonini, è consistito in un rito goliardico che ha accomunato la esile pinguina Giulia (così si chiamano gli allievi piloti prima di conseguire il brevetto) a tutti gli altri piloti militari che l’hanno preceduta.

Una volta atterrato dopo il suo primo volo da solista, il pinguino viene preso dai compagni di corso per braccia e gambe e portato a faccia in giù per un breve percorso, durante il quale riceve delle pacche sul sedere con dei rami.

Alla fine, viene fatto oscillare e colpire con la testa una superficie alare, il breve viaggio si conclude con un tuffo in piscina e con il bacio alla statua del pinguino a suggellare l’avvenuta trasformazione.

Girando brevemente in rete non è difficile verificare che si tratti proprio di un rito goliardico, conosciuto da tutti e unanimemente accettato. Nelle foto e nei filmati si vede sempre la stessa sequenza di eventi, facce sorridenti, applausi ed abbracci.

Ne hanno dato testimonianza anche personaggi molto noti, come l’astronauta Samantha Cristoforetti, che in un tweet ha definito quel momento come “uno dei giorni più belli della mia vita”.

Un rito, dunque, di gioia e non di sopraffazione, peraltro accettato dalla stessa Giulia che, in un filmato precedente, si vede infatti partecipare al battesimo di un altro pinguino e percuotere fortemente con un ramo il sedere del compagno.

Alla luce di ciò, rimane a nostro parere incomprensibile l’atteggiamento della pinguina Giulia anche all’osservatore poco addentro alle dinamiche del mondo militare.

Semplici regole di coerenza, infatti, imporrebbero che se legittimamente non si accetta un contesto ed un modo di fare, allora non si deve partecipare ad essi.

Se si considera poi quello che è l’impiego normale dei piloti militari, l’atteggiamento della già allieva – nel frattempo è stata espulsa per “insufficiente attitudine militare” – rimane ulteriormente incomprensibile. Un pilota militare accetta – ed anzi, diremmo, considera come parte della sua identità – il rischio, il disagio, il pericolo di farsi male seriamente ed anche di morire. Lo accetta perché dentro di lui lavora un imperativo categorico fatto di senso del dovere, di abnegazione, di spirito di corpo ed insieme di ebbrezza del volo, che lo portano a considerare la propria vita come degna di essere vissuta solo quando ci si trova in quello spazio fisico e ideale che sta tra la terra ed il cielo.

Se gettiamo lo sguardo in avanti e proviamo ad immaginare un impiego operativo della pinguina Giulia, qualche seria perplessità si affaccia alla mente.

È difficile, infatti, pensare che un individuo che trova difficile da sopportare un evento goliardico gioiosamente superato da centinaia di piloti militari prima di lei e compiuto da lei stessa, possa credibilmente avere l’attitudine a condurre un aereo in zona di guerra. Come potrebbe mai conciliarsi questo atteggiamento con il coraggio morale necessario a portare avanti una missione mentre ti sparano addosso? 

In caso di abbattimento e cattura, come potrebbe mai sopportare le pressioni e forse le percosse inflitte in prigionia per far rivelare informazioni sensibili? 

Ci viene in mente a tal proposito il comportamento integerrimo del maggiore Bellini, abbattuto con il suo Tornado durante la prima guerra del Golfo e rimasto rigorosamente in silenzio nonostante venisse malmenato tutti i giorni.

Un ipotetico futuro maggiore Schiff, la quale si è sentita insopportabilmente lesa dal rito di passaggio in questione, potrebbe credibilmente mantenere lo stesso silenzio?

Infine, nel caso del sogno dichiarato dalla pinguina Giulia di diventare un pilota delle Frecce Tricolori, come potrebbe mai questo essere possibile? Quel gruppo vola mantenendo al millimetro le distanze e fidandosi ciecamente di chi gli sta accanto. Da questo modo di agire e di pensare dipende la vita di tutti ed insieme la gioia che si regala a quanti guardano l’effetto di tanto cameratismo.

Siamo sicuri che possano esistere piloti che vogliano avere la pinguina Giulia come compagna d’ala? Il mestiere delle armi è un affare sporco, difficile e pericoloso, e richiede, specie ai piloti militari, la trasformazione di sé stessi da bipedi inetti al volo, in aquile.

A volte questa trasformazione non avviene e si resta pinguini a vita

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