CITTADINI & UTENTI

Se non hai uno smartphone, niente cashback…

E poi rimane il problema degli esercizi pubblici che non aderiscono

Dopo i negazionisti sanitari, quelli che rifiutano l’esistenza del Covid, abbondano i negazionisti tecnologici. E’ il popolo degli entusiasti (o di chi si sa accontentare) che non si accorgono delle cose che non funzionano e negano che ci sia stato il blackout dell’INPS, il miraggio della salvifica app “IMMUNI”, il fallimento di tutti i “click day”, la tragicommedia del “bonus bici”, la tredicesima fatica di Ercole nell’attivazione della app “IO”, le macroscopicamente evidenti incongruenze di un processo evolutivo del Paese.

Se ne sono accorti anche a Montecitorio dopo aver letto che l’Italia è 25ma su 28 Nazioni, quartultima in Europa (davanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania) nella graduatoria del Rapporto DESI redatto dalla Comunità Europea per misurare e indirizzare al miglioramento il livello di digitalizzazione e di innovazione.

Giovedì 15 ottobre 2020 alla Camera dei Deputati sono state presentate mozioni per invitare il Governo a fare qualcosa per porre rimedio ad una pagella che sicuramente non è da promozione e ancor meno da borsa di studio.

Vedremo cosa succederà. Perché non è importante fare qualcosa, o – peggio – qualunque cosa, ma costruire un futuro percorribile per la crescita e il progresso dalle nostre parti.

L’ostinato non considerare chi rimane indietro

Proviamo a metterci al posto di qualcuno che non sia in possesso di uno smartphone.

E’ il caso tutt’altro che infrequente delle persone di una generazione non digitale che si accaniscono ad utilizzare un telefono cellulare di vecchia generazione, vuoi perché abituati a quello strumento nato per chiamare e per essere rintracciati, vuoi per un disinteresse all’evoluzione tecnologica, vuoi per la mancanza di disponibilità economiche.

Si parla tanto delle soluzioni informatiche “inclusive” e poi si orienta la prua del dialogo tra istituzioni pubbliche e cittadino verso opportunità che tagliano fuori chi non ha altre colpe se non quella di non stare al passo con i tempi.

Cosa e come deve fare chi non ha uno smartphone? Il sito io.italia.it non ha tra le sue FAQ una domanda di questo tipo ma ne mette a disposizione una simile.

Il quesito presente sulla pagina web è “Voglio partecipare al Cashback, ma non ho uno smartphone né un tablet compatibile con l’app IO. Come posso fare? Ci sono metodi alternativi per richiederlo?

Attenzione, a chi interroga non manca il dispositivo tecnologico. All’ipotetica persona manca un apparato (smartphone o tablet) che sia “compatibile” con la app “IO”, circostanza ben diversa dall’essere totalmente privi di esemplari della tecnologia necessaria.

Il sito non esita a suggerire che “Oltre ad aderire al programma tramite l’app IO, puoi iscriverti sugli altri sistemi messi a disposizione dai cosiddetti Issuer Convenzionati – cioè i soggetti che emettono i metodi di pagamento elettronici (carte o app) attivabili ai fini del Cashback”.

Tralasciando inutili polemiche sul voler utilizzare termini inglesi (forse sembrerà di essere fighi), proviamo a chiamare “rimborso” o “restituzione” il “cashback” e andiamo alla scoperta dei misteriosi “issuer”.

Appreso che dietro quel termine si nasconde il soggetto emittente di una carta di credito o di uno strumento di pagamento, il cittadino deve sapere che ne esistono di “convenzionati” e di “non convenzionati”. La prima categoria è composta dai circuiti bancari e finanziari che hanno aderito all’iniziativa e che hanno incorporato il cashback nei pagamenti effettuati con la propria “app”. Sono le realtà i cui clienti non devono dannarsi per avere l’identità digitale (o SPID che dir si voglia) o per superare altri scogli che ostacolano la registrazione dell’utente e complicano la vita a chi non è un free-climber virtuale.

Il sito della app “IO” riporta l’elenco degli “emettitori convenzionati” e lì si scopre che il problema dello smartphone non viene pienamente risolto. Non dimenticando che chi non ha un attrezzo elettronico di comunicazione (mal gliene incolse) non può certo andare su Internet ad informarsi, chi raggiunge la fatidica pagina delle “alternative” alla app “IO” si accorge che si può utilizzare l’applicazione di un altro soggetto “convenzionato” ma l’insormontabile difficoltà (o impossibilità) di base rimane immutata. C’è comunque una “app” da utilizzare. 

Tra “issuer” che ancora non sono operativi e negozi che non aderiscono

Si viene a conoscenza che alcuni “issuer convenzionati” non sono ancora pronti e stanno per varare la loro soluzione. Visto che mancano pochi giorni alla fine del “Extra Cashback di Natale” ci si augura che quella dizione “in arrivo” possa essere seguita da “in tempo…”.

Gli affascinati dall’iniziativa Cashback devono fare i conti anche con gli esercenti che non intendono aderire. Come era fin troppo prevedibile molti commercianti (e lo stesso varrà per artigiani e professionisti) hanno deciso di dire no al “cashback” e di blandire la clientela con altre opportunità non meno appetibili come ad esempio sconti dall’11 per cento a salire…

A suggerire una scelta così radicale non c’è soltanto l’inestirpabile desiderio di non pagare le tasse. Nel già complesso clima di diffidenza verso qualsivoglia novità, pesano come macigni le commissioni e i costi di gestione, un bisogno di liquidità senza precedenti, il naturale differimento dei pagamenti elettronici destinati ad essere incassati a distanza di tempo. Un insieme di fattori senza dubbio ineludibile.

E allora?

Se si vuole contrastare l’evasione fiscale forse sarebbe sufficiente consentire all’acquirente di “scaricare” scontrini e fatture nella propria dichiarazione dei redditi, costringendo il venditore a pagare le imposte ed alleggerendo felicemente il proprio carico tributario.

Se si desidera restituire qualcosa a chi ha pagato con un sistema di pagamento tracciabile, invece di giocare con le app e tante altre invenzioni si faccia perno sul codice fiscale del cittadino e sul suo conto corrente. Sono informazioni che lo Stato già possiede grazie alle rispettive anagrafi (quella della SOGEI e quella dei conti bancari). Gli istituti di credito contabilizzano le spese con carte o bancomat dei propri clienti, sapendo dove/quanto/quando così come danno atto negli estratti conto. I rimborsi – per evitare che chi ha due o più conti ottenga più del dovuto al singolo cittadino – verrebbero poi eseguiti puntando al codice fiscale che unico per ciascuno di noi non permette certo rimborsi oltre la soglia fissata.

Così facendo le persone anziane o meno abbienti che non hanno uno smartphone, ma forse meriterebbero più di altri un aiuto economico, non rimarrebbero fuori da certe manovre con finalità sociali.

Ben venga l’innovazione ma se ne valuti ogni volta l’impatto. I fatti – purtroppo sotto gli occhi di tutti – non si scalfiscono con roboanti annunci strombazzati o con buffi tentativi di crucifige di chi si permette di non essere d’accordo su questa o quella iniziativa.

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