AI & ROBOTICA

Hai bisogno di soccorso? Ci pensa il drone!

Paesi come la Svizzera hanno da tempo attuato un’efficace strategia per lo sviluppo dei droni e per il loro uso su larga scala. I risultati si vedono con esempi concreti di applicazione anche nell’ambito del soccorso.

“Vedo droni ovunque”, direbbe qualcuno. Come dargli torto visto che i campi in cui stanno trovando applicazione sembrano essere sconfinati.  Lo sanno bene in Svizzera dove negli ultimi anni è nato un vero e proprio hub di oltre 80 aziende specializzate nella loro produzione e commercializzazione. La fiorente crescita di questo comparto è stata determinata da un deciso e visionario intervento dello Stato che, con i finanziamenti del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica, ha istituito nel 2010 il Centro Nazionale per le Ricerche sulla Robotica (NCCR).

Alla guida della sezione del NCCR dedicata alla robotica di soccorso c’è un italiano, Davide Scaramuzza, che con la sua squadra ha già realizzato diversi droni per l’esplorazione in caso di calamità naturali. Grazie alla loro forma compatta e agile in un prossimo futuro potranno essere impiegati ad esempio per entrare in edifici divenuti pericolanti a causa di un terremoto, per individuare persone risucchiate dalle correnti di un fiume esondato e altro ancora.

In molti casi l’uso dei droni è già diventato pane quotidiano. La Rega, fondazione privata svizzera per il soccorso aereo alpino, ha in dotazione un velivolo senza guidatore dotato di telecamere, dispositivi per la rilevazione delle onde elettromagnetiche dei telefoni cellulari e sensori per il riconoscimento di persone sulla superficie montuosa. Svizzera è anche la WeRobotics, che sta utilizzando i suoi droni in zone periferiche si alcuni paesi sottosviluppati per ricerca e salvataggio di persone in pericolo. 

Uno dei principali nemici per il loro impiego su larga scala resta l’autonomia visto che la durata media delle batterie intorno ai 30 minuti arriva nelle realizzazioni più sofisticate come l’elicottero della Rega a 2 ore. 

L’utilizzo ai fini del soccorso è ancora abbastanza di nicchia, schiacciato da ambiti come l’ispezione di linee elettriche e di ponti. Molte aziende, soprattutto per riscontrare più velocemente un ritorno economico, continuano a considerarla un’applicazione secondaria relegandola più ai reparti di ricerca che a quelli di concreto sviluppo. C’è da dire che questa scelta ha anche un substrato tecnicamente rilevante: i progettisti si stanno ancora interrogando sulla migliore soluzione da adottare per consentirne il volo in condizioni di scarsa visibilità, per ridurne dimensione e peso senza pregiudicare il tempo di volo. 

Il servizio di soccorso del futuro vedrà certamente al centro il diffuso impiego dei droni con questi accorgimenti tecnologici. Essi, già ora dotati di meccanismi per rilevare ed evitare ostacoli e avanzate fotocamere multispettrali per l’identificazione della natura dei materiali in base alla loro riflettanza spettrale, costituiranno un elemento cardine per la sicurezza dell’uomo anche in situazioni attualmente ritenute poco gestibili.

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