TRASPORTI & MOBILITA'

Auto a guida autonoma, se manca un pezzo non si parte.

Sono ancora diverse le sfide che devono affrontare i progettisti di auto driverless prima che queste possano soppiantare i veicoli tradizionali.

I veicoli completamente autonomi che scorrazzano per le città di mezzo mondo, e che richiamano inesorabilmente l’attenzione dei passanti, sono sempre più protagonisti di filmati passati su social, giornali online e televisioni. Se le driverless car sono l’idea di futuro delle case automobilistiche, ciò verso cui si stanno tendenzialmente orientando, ben più complicata e piena di sfide è la loro realizzazione. 

Chi sogna di viaggiare in macchina standosene beatamente sdraiato o a parlare al telefono dovrà ancora attendere. È facile immaginare quanto sia ardua la sfida della mobilità completamente automatizzata, costituita da una rete in cui ciascun agente registra e processa i dati dei propri sensori, sia in ascolto per ricevere i dati degli altri agenti e che ne invii a sua volta. 

Il problema non è tanto progettare strutture di controllo che consentano ad un veicolo di muoversi per le strade in autonomia, campo in cui la tecnologia si può dire già ampiamente matura, quanto tenere conto del contesto. Serve velocizzare la comunicazione con le piattaforme Cloud per il salvataggio dei dati, progettare sistemi per l’analisi dei dati in tempo reale ed elaborare algoritmi per comparazione tra il flusso corrente dei dati e quello storico. Per fare ciò un approccio comunemente tentato è la traduzione delle tecnologie che tradizionalmente hanno funzionato nei data center su larga scala nel cervello operativo a bordo di ciascun veicolo autonomo. A fare da ostacolo sono i vincoli legati alla limitatezza di risorse computazionali e le complicazioni introdotte dall’eterogeneità dei dispositivi che devono comunicare i quali, non ancora ben saldi su standard costruttivi condivisi, osteggiano l’interoperabilità, la connettività e la sicurezza stessa.

Quando anche questi problemi fossero risolti da tecnologie non ancora esistenti (o esistenti da migliorare), la domanda fondamentale riguarda la capacità di questi sistemi di adattarsi in un mondo in cui non si passerà istantaneamente dalle auto tradizionali a quelle senza guidatore. Si dovrà tener conto che le auto senza guidatore dovranno interfacciarsi con un ambiente ibrido, in parte costituito da auto tradizionali (con cui non è possibile alcuna forma di interazione) e in parte da altre auto senza guidatore, con l’imprevedibilità del comportamento umano a fare da convitato di pietra.

Per il momento possiamo dire che manca un pezzo e dunque la macchina non parte, ma non disperiamo perché il percorso è segnato e, presto o tardi, le nuove tecnologie consentiranno al comparto automobilistico di fare il tanto atteso balzo verso il futuro.

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