CAMPANELLO DI ALLARME

Avete una spia in casa: il robot aspirapolvere!

Anche un elettrodomestico apparentemente innocuo può aiutare chi viola la privacy

Non è soltanto l’assistente vocale Alexa a spalancare la porta delle nostre case. La sassata che infrange la riservatezza personale, tipica delle mura domestiche, può arrivare anche dai piccoli robot rotanti cui affidiamo la pulizia dei nostri pavimenti.

Quella che potrebbe sembrare solo una simpatica boutade è – in realtà – la conclusione cui sono giunti i ricercatori delle Università del Maryland e di Singapore. Lo studio – recentemente pubblicato – si incentra su una particolare tecnica che permette agli hacker di trasformare i moderni aspirapolvere autonomi in strumenti di spionaggio in grado di registrare sia le conversazioni sia la musica suonata negli ambienti domestici.

Il sistema è chiamato “LidarPhone” e prende di mira i sensori “Lidar” che sono presenti in quasi tutti i robot di pulizia.

Gli esperimenti sono stati fatti su un prodotto di Xiaomi, ma il principio sembra funzionare perfettamente anche sui robot delle marche più diffuse perchè tutte installano il medesimo tipo di sensore che costituisce il tallone d’Achille. Chi già guardava con soddisfazione il proprio aspirapolvere pensando di tirare un sospiro di sollievo perché di altra azienda, deve purtroppo tremare come tutti gli altri utenti di questo genere di dispositivo.

Il sofisticato elettrodomestico “Roborock” è stato “vivisezionato” dai rispettivi team dei due importanti Atenei e i risultati congiunti hanno portato a riconoscere l’inattesa vulnerabilità.

La geniale idea dei ricercatori è stata quella di sfruttare – con ben diverse finalità rispetto quelle originarie – le funzionalità dei sensori compresi nei robot domestici di uso comune.

L’aspirapolvere non si limita a tirar su lo sporco da terra, ma raccoglie anche suoni grazie ai microfono laser (i “lidar” per l’appunto) che sono normalmente destinati a ricevere le sottili vibrazioni che vengono indotte sugli oggetti circostanti. Sono in pratica le “onde” che permettono al robot (che qui porta alla memoria gli spostamenti dei pipistrelli) di evitare gli ostacoli e di riconoscere il vuoto di un eventuale gradino, consentendogli di muoversi quasi avesse mille occhi.

Il micidiale sistema “LidarPhone” è in grado di esaminare, elaborare ed estrarre anche altri segnali sonori che – grazie alle rifrazioni laser – arrivano al robot, dandogli così modo di catturare informazioni sensibili al pari di un orecchio indiscreto indebitamente presente in un determinato ambiente.

La tecnica pirata che sfrutta questo punto debole consente di catturare e ritrasmettere via Internet ogni suono udibile nella stanza in cui il robot è comunque acceso. Può ascoltare i discorsi – parte dal vivo, parte dall’altoparlante del computer – che la persona presa a bersaglio può fare in una riunione in teleconferenza, così da creare vantaggi commerciali o industriali per chi è indebitamente all’ascolto. E’ in grado di acquisire voci e musiche dei programmi radiofonici e televisivi ascoltati o visti in una certa camera, così da permettere una profilazione della vittima in ragione del suo orientamento politico, delle sue preferenze di ascolto o visualizzazione, della sua propensione all’acquisto e così via.

L’esito dell’esperimento è a dir poco inquietante. Altro che il rischio della collaboratrice domestica eccessivamente pettegola…

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