RETI & SISTEMI

L’Europa che ci piace: Galileo

Il sistema di navigazione è attivo dal 2016

Leggendo l’articolo dell’amico Antonino, mi son detto che un approfondimento sull’argomento era necessario. Innanzitutto per combattere l’appropriazione dell’intera categoria ‘navigazione satellitare’ da parte del sistema USA. È vero, nella testa di quasi tutti, GPS sta alla navigazione come l’aspirina all’acido acetilsalicilico. Bisognerebbe invece dire ‘GNSS’ (Global Navigation Satellite Systems), di cui GPS è una versione, quella USA, e non certo l’unica: c’è la russa GLONASS, la cinese BEIDOU e l’europea Galileo. 

Tutti questi sistemi GNSS (costellazioni di alcune decine di satelliti e centri di controllo a terra) trasmettono almeno due tipi di segnale: quello ‘aperto’ che noi tutti riceviamo col cellulare o nell’auto per trovare la strada giusta e quello criptato, militare per usi che furono all’origine del loro concepimento negli anni 70’: guidare un missile sull’obbiettivo con massima precisione, seguire l’impiego di velivoli, mezzi a terra, etc. L’uso del segnale aperto, come spesso accade con la ricerca militare, fu una graziosa ricaduta tecnologica, accelerata dal 2000 in avanti, quando gli USA rimossero l’imprecisione di 30 metri, indotta nel segnale. 

Per il segnale aperto, questi sistemi GNSS non sono in concorrenza dal punto di vista dell’utilizzatore, perché i ricevitori, sia quelli professionali o del mass market (come gli smartphone) hanno antenne e chip capaci di ricevere più di un segnale. Più segnali si ricevono, maggiore è la disponibilità e la precisione per l’utilizzatore. Per sapere quali ricevitori o telefonini usano già questi segnali Galileo, date un’occhiata qui.

Un discorso a parte invece vale per l’uso militare del segnale GNSS: in tal caso solo i militari russi possono usare il segnale GLONASS, gli americani il GPS criptato e così via.

Galileo è un sistema entrato in servizio nel 2016, in continuo aggiornamento con l’aggiunta di altri servizi, un’opera di cui dobbiamo essere fieri come cittadini italiani ed europei, per una serie di motivi.

Innanzitutto, Galileo è un’infrastruttura spaziale finanziata, sviluppata e gestita a livello europeo (con una governance e catena di comando un pelo più complicata di quella degli altri…), il che rappresenta un fatto storico. Le infrastrutture sono tipicamente nazionali, come ferrovie, autostrade, reti elettriche, etc., esse costituiscono la spina dorsale dei sistemi economici moderni. Ebbene, con grande lungimiranza strategica e politica (la decisione di creare Galileo risale agli anni 90), gli Stati Europei si sono messi insieme per creare quanto nessuno da solo sarebbe riuscito a fare (per costi e complessità tecnica).

Secondo, Galileo offre il doppio dei servizi rispetto ai due degli altri sistemi GNSS (i.e. il segnale aperto e quello militare), servizi avanzatissimi, frutto di un impegno in R&S e delle competenze dei nostri ingegneri europei, che nulla hanno da invidiare ai colleghi USA. Eccoli:

  • Il segnale aperto, che offre una precisione di 1-3 metri (a seconda delle condizioni), che è migliore dei 5-10 metri cui ci ha abituato il GPS. In aggiunta a ciò, sarà sviluppata anche la funzionalità di segnale aperto autenticato, ovvero la possibilità di ‘certificare’ posizione e spostamenti di persone/veicoli/etc., con valore legale.
  • Il segnale PRS (Public Regulated Service) per gli usi militari, governativi e simili, disponibile anche in condizioni di interferenza ostile (e.g. guerra elettronica, spoofing, jamming);
  • Il segnale SAR (Search & Rescue), che consente di localizzare persone dopo un SOS (in mezzo al mare, nel deserto, etc.) in un diametro di meno di 5Km rispetto ai 10 attuali, in qualche decina di minuti rispetto alle quattro ore necessarie correntemente. Il SAR invia anche un messaggio a chi invia l’SOS, confermandogli la ricezione e l’invio dei soccorsi (non male se ci si trova su una scialuppa dopo un naufragio, in balia delle onde…)
  • Il segnale High Precision, che da una precisione fino a 20cm, con una criptatura ‘commerciale’ ovvero di grado inferiore a quella militare, ma comunque efficace per usi professionali che non possono affidarsi solo al segnale aperto.

Segnale aperto, SAR, PRS sono già operativi, gli altri verranno attivati via via che l’infrastruttura (ricordiamolo, un insieme di satelliti e stazioni a terra) sarà completata, a breve.

Le caratteristiche di Galileo appena elencate offrono nuove opportunità rispetto al GPS per sviluppare innovative applicazioni, ancora impensabili fino a ieri, nei trasporti ma non solo (e.g. navigazione dei droni in ambiente urbano, guida di veicoli senza conducente, sviluppo di robot agricoli, tassazione legata ad effettivo e specifico uso dell’auto, ottimizzazione dei corridoi aerei-marittimi-ferroviari-stradali per il trasporto, etc.), spesso con l’integrazione di altre tecnologie e sensori. 

Terzo, perché l’industria aerospaziale italiane è tra i contributori principali nella realizzazione di Galileo: abbiamo contribuito alla costruzione dei satelliti, dei ricevitori criptati e di tanta altra parte dell’infrastruttura (e.g. il sistema di controllo a terra è gestito da una joint venture tra Telespazio e la tedesca DLR, uno dei due cervelli del sistema è al Fucino, l’altro a Monaco di Baviera).

Dulcis in fundo, Galileo ha aperto la strada allo sviluppo di altre attività spaziali (e.g. Copernicus, programma di osservazione della Terra) ed alla condivisione di altre iniziative tecnologicamente complesse e di ampio respiro, a livello europeo. Abbiamo toccare con mano che l’unione fa la forza, che possiamo fare molto di più insieme di quanto i singoli Stati Membri riescano da soli. Questo è un fatto di rilevanza fondamentale per un cammino di integrazione, un’integrazione europea fondata su programmi concreti, che toccano la vita di imprese e cittadini, non solo su proclami e buone intenzioni.

Le recenti vicende internazionali (dalle piroette della Presidenza USA alla Brexit, all’instabilità nel nostro vicinato) e la crisi del COVID hanno mostrato quanto è necessario per gli Stati Europei essere indipendenti, avere capacità di azione e reazione autonoma. E lo spazio, i sistemi di navigazione satellitare, come le altre due tecnologie spaziali (l’osservazione della Terra e le telecomunicazioni) sono diventati infrastrutture cruciali per far funzionare le nostre economie, le nostre forze armate, i nostri sistemi di emergenza & soccorso, di cui dobbiamo disporre in piena autonomia. 

Il GPS, è già successo, può essere “spento” su determinate aree geografiche, se il Ministero della Difesa USA lo dovesse ritenere necessario. Oggi si calcola che oltre il 10% del PIL europeo è legato alla disponibilità dei segnali di navigazione GNSS, dalla navigazione marittima come ricordava l’articolo citato in apertura, a tutti gli altri trasporti, all’agricoltura e pesca di precisione, ma anche alla sincronizzazione delle reti elettriche o al time-stamping delle transazioni finanziarie (fatto con precisione grazie agli orologi atomici sui satelliti).

L’aspirina-GPS resta sempre utile, ma meglio avere anche una scorta di ricostituente Galileo.

Questo articolo è pubblicato a titolo personale, le informazioni e le opinioni esposte sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente l’opinione ufficiale del Commissione Europea.

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