NEWSSPECIALE CORONAVIRUS

IMMUNI, ma non dalle figuracce

il flop, da solo, etichetta fallimenti e incapacità

Quando ero piccolo si diceva che le bugie hanno le gambe corte. Quando sono cresciuto ho constatato che la predisposizione ad una certa ipotrofia poteva assicurare un grande successo in termini di carriera.

Peccato che certe “sparate” alla fine vengano messe in conto alla collettività.

Se il Premier Conte aveva detto agli Italiani che “scaricare Immuni è un imperativo morale”, l’avvocato del popolo che avrà sussurrato nell’orecchio della Ministra Pisano grande regista di questa operazione? Quale obbligo etico toccava alla titolare del dicastero dell’Innovazione Tecnologica e della Digitalizzazione? Forse quello di realizzare qualcosa che funzionasse o si chiede troppo?

Arriva sempre il giorno in cui le chiacchiere vengono smentite dalle cifre che – difficilmente fraintendibili – marchiano a fuoco la verità e consentono al quisque de populo di chiedere spiegazioni (giustificazioni davvero non ce ne sono) sulla tanto decantata iniziativa e sull’altrettanto deprecabile esito.

Viene pure il momento in cui il lettore vorrebbe chiedere a certi giornalisti come hanno fatto ad applaudire Immuni senza sapere di cosa stessero parlando, forse animati dall’intimo desiderio di incontrare la gratitudine di chi riveste importanti ruoli istituzionali e magari dalla nemmeno poi tanto remota speranza che certa riconoscenza trovasse sbocco in futuri remunerativi incarichi o redditizi coinvolgimenti.

Senza perdere tempo in chiacchiere (ne hanno già fatte ad abundantiam i politici, i commissari straordinari e plenipotenziari, le task force mirate e le squadre di guru onniscienti) fermiamoci in modo spietato a date e numeri.

Immuni è disponibile dal 1° giugno scorso e al 30 novembre sono trascorsi 183 giorni.

I nuovi “positivi” al Covid in quell’arco temporale – secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute – sono 1.368.537 ovvero qualche decimale più di 7.478 persone al giorno.

IMMUNI su una platea di 9.933.031 utenti (pari a nemmeno un sesto della popolazione) ha totalizzato 5.686 “positivi” che hanno innescato 79.649 segnalazioni.

Le più banali operazioni aritmetiche rischiano di mortificare chi ha lavorato al progetto ma soprattutto i cittadini che hanno fideisticamente accolto con favore l’iniziativa potenzialmente miracolosa.

Il totale dei “positivi secondo IMMUNI” (5.686) è inferiore al valore della media giornaliera (7.478). L’approssimativo rapporto un utente su sei cittadini non quadra con l’analoga relazione tra utenti positivi e cittadini positivi che risulterebbe impietosamente di 1 a 241.

Sono mancate le risorse?

A mutuare quel che si legge su Internet nella pagina istituzionale di “apertura delle danze” – il progetto Immuni è nato “dalla collaborazione tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministro della Salute, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Regioni, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 e le società pubbliche Sogei e PagoPa”. In pratica un vero e proprio esercito.

Potremmo poi parlare della campagna promozionale di sensibilizzazione partita molto in ritardo rispetto il lancio dell’iniziativa (di solito la sequenza temporale è inversa), oppure della poca trasparenza sull’effettivo funzionamento della fatidica app, o ancora della ringhiosa avversità nei confronti di chi si permetteva di esprimere perplessità tecniche e giuridiche in proposito.A salvare IMMUNI non è servito mettere al bando da giornali, radio e televisioni chi si ostinava nel proprio fondato atteggiamento critico. E’ stato il tempo, galantuomo per definizione, a dare ragione agli “eretici” che non si sono spellati le mani per applaudire o – per rimanere in tema – “App Laudare”.

Pur mancando un riscontro su base scientifica, i soliti entusiasti non finiranno di stupirci. Potranno dire che chi ha scaricato la “app” IMMUNI ha generato fenomenali anticorpi che lo hanno garantito indenne al contagio pandemico. E ancora stiamo a parlare di vaccino?

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