STRATEGIE

Cosa penso dell’arresto di Tallini? Prendiamone spunto per scoperchiare la pentola

L’approccio metodologico di uno sbirro ormai a tempo perso

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria finito agli arresti domiciliari può essere un valido spunto.

Prescindendo dalla sua reale colpevolezza che – se del caso – verrà accertata nelle debite sedi, possiamo trasformare il tutt’altro che trascurabile evento in una storica opportunità.

Opportunità? Sì, una irrinunciabile chance per cominciare una orwelliana mappatura dei legami tra crimine organizzato, politica e istituzioni.

Tralasciando inutili iperboli, in certe circostanze varrebbe la pena esaminare la corrispondenza in entrata e in uscita per vedere quali flussi di comunicazione possono dar luogo ad una – nemmeno tanto azzardata – evidenza di relazioni e di ipotetici “vasi comunicanti”. Una occasione per vedere “chi ha chiesto a chi” oppure “chi ha fatto per chi”, una possibilità per definire le posizioni di debito di servitori dello Stato che si sono rivolti al personaggio che – di volta in volta – balza agli onori della cronaca per sospette liaison con le holding delinquenziali che nel Paese abbondano.

Il traffico e-mail si può rivelare suggestivo e le directory di qualsiasi computer non tardano a tramutarsi in cornucopie di terribili segreti o semplici curiosità comunque capaci di produttive ispirazioni.

Si possono esaminare le richieste di aiuto pervenute, individuare le sponsorizzazioni che hanno avuto un seguito (qualunque ne sia stato l’esito), leggere le compiaciute comunicazioni all’interessato del traguardo conseguito, riscontrare la gratitudine del beneficato e il suo fin troppo ovvio mettersi a disposizione per ricambiare la cortesia. La “contabilità” di questo genere quasi sempre è tenuta in maniera meticolosa e nessuno cancella mai le “cambiali” che ha fatto sottoscrivere…

E’ probabile che il “miracolato” si senta in debito di riconoscenza nei confronti del “politico” che a sua volta è in buoni rapporti con qualche “birbaccione”.

Non è difficile immaginare anche un flusso in senso inverso. Se questo o quell’esponente criminale ha una qualsivoglia esigenza che implica la “attivazione” di un determinato ufficio pubblico o una “interferenza” in un non meglio definito ambito istituzionale, non è da escludere che si rivolga al politico benefattore. Quest’ultimo, memore della generosità manifestata in precedenza, saprà rivolgersi a chi deve proprio a lui la carriera, l’incarico ricoperto, la sede faticosamente ottenuta.

L’attività investigativa in questione si chiama “link analysis” e può rivelare concatenazioni interessanti. Qualcuno dirà che serve a poco, ad altri sembrerà una iniziativa ridondante.

Secondo me, invece, può essere una lente per guardare più da vicino come la Pubblica Amministrazione è stata permeata dal crimine organizzato attraverso una sorta di “indebitamento morale” dei dipendenti ambiziosi.

Un primo passo. La passeggiata è lunga.

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