RISORSE UMANE

I magazzinieri di Amazon che sorridono negli spot e quelli che denunciano l’azienda

Spesso l’attività promozionale privilegia la fantasia e non la realtà

Si chiama Christian, Christian Smalls. Non è uno degli spontanei testimonial che Jeff Bezos ha reclutato tra i propri dipendenti.

E’ la persona che ieri da avviato una “class action” in difesa di tutti i dipendenti di Amazon e di tutti i lavoratori che sono stati costretti a continuare a prestare la propria opera senza adeguate protezioni in questo drammatico periodo di emergenza pandemica.

Con il suo account Twitter “@Shut_downAmazon” (“chiudete Amazon”) ha urlato al mondo che la causa che si sta avviando non è Amazon vs. Chris Smalls, ma Amazon vs. the People: il processo non sarà quindi una questione personale ma riguarderà “il popolo” ossia la moltitudine di persone che non vede rispettati i propri diritti.

Christian, ex magazziniere del colosso del commercio elettronico, sostiene che Amazon non riuscendo a proteggere adeguatamente i propri lavoratori violando la legge sui diritti umani vigente a New York e altri provvedimenti normativi federali e statali.

Smalls ha dichiarato alla stampa di essere stato un dipendente leale e di aver dato tutto se stesso fino al momento in cui – senza tante cerimonie e gettato da parte come spazzatura – è stato licenziato per aver insistentemente preteso che Amazon proteggesse dal COVID-19 i lavoratori di colore e quelli latino-americani.

Volevo solo che Amazon fornisse dispositivi di protezione di base ai dipendenti e disinfettasse il posto di lavoro” ha dichiarato l’ex magazziniere che – secondo l’azienda – sarebbe stato allontanato per essere tornato al lavoro senza rispettare i quattordici giorni retribuiti di quarantena che il management gli aveva imposto.

In realtà Smalls è stato licenziato da Amazon a marzo dopo aver organizzato uno sciopero in uno dei centri logistici dell’azienda a Staten Island.

A fare il tifo per l’ex magazziniere c’è anche il reverendo Jesse Jackson, pastore battista, animatore di numerose campagne per i diritti civili e per due volte alle prese con l’esperienza politica di candidato alla Presidenza degli Stati Uniti.

Ad occuparsi del licenziamento c’è pure il procuratore generale di New York che starebbe indagando per capire se Amazon ha violato le leggi federali sulla sicurezza dei lavoratori e quelle sulla protezione dei “whistleblowers” ovvero di chi denuncia comportamenti illeciti in azienda.

Nel frattempo sui nostri teleschermi una serie di sgargianti spot fa pensare che in quei magazzini tutto proceda al meglio. Basta un clic sul telecomando per spegnere la tv e tornare alla realtà.

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