RISERVATEZZA DEI DATI

Privacy e pandemia: il chiarimento del Garante

L’autorità per la protezione dei dati personali si è espressa per chiarire il ruolo della privacy nel contesto pandemico

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali si è di recente espressa prendendo posizione per chiarire il ruolo della tutela della privacy all’interno del contesto pandemico, prevenendo e contrastando una “seconda ondata” di polemiche. La chiosa finale dell’intervento merita di essere citata per intero per sintetizzare il contenuto sostanziale delle considerazioni svolte: “La privacy, al pari della Costituzione, non è certo un patto suicida, secondo la nota espressione attribuita a Lincoln, ma un presupposto di libertà sempre più prezioso nella complessità dell’oggi”.

L’intervento risulta senz’altro doveroso, soprattutto in conseguenza ad alcune critiche espresse sull’operato dell’Authority nonché alle voci diffuse circa le tentazioni istituzionali di trovare un modo per forzare un’obbligatorietà di Immuni. L’ampia rassegna degli esempi riportati fornisce non solo evidenze circa la conformità dell’operato del Garante alla legge, ma va oltre. Viene sottolineato come questi abbia “dunque, in ogni suo singolo intervento, promosso l’interesse pubblico e, ad un tempo, le libertà individuali” coniugando interessi collettivi e tutele individuali.

Volendo prendere come esempio proprio l’attuale contesto pandemico, la selezione di tecnologie e il loro utilizzo per svolgere attività di trattamento dei dati “al servizio dell’uomo” non può certo essere d’ostacolo al perseguimento di un interesse pubblico. Difatti, secondo lo stesso considerando n. 4 GDPR il diritto alla protezione dei dati personali non è una prerogativa assoluta, ma anzi, richiede che ne sia valutata la funzione sociale e che sia svolto un contemperamento con altri diritti fondamentali “in ossequio al principio di proporzionalità”. Coerentemente, dunque, alcuna proporzionalità può esistere se non viene svolta un’analisi degli impatti individuali e collettivi nella ricerca di soluzioni. Tali misure devono necessariamente rispondere a delle esigenze di sostenibilità e limitare per quanto possibile le conseguenze negative per i singoli interessati senza che gli scopi e l’efficacia del perseguimento dell’interesse pubblico siano compromessi.

Per logica conseguenza, il problema non è né può essere la privacy di per sé. Piuttosto, lo è un suo impiego strumentale: in tal caso è evidente che possa rappresentare un ostacolo. O, il più delle volte, è un facile alibi per giustificare la mancata realizzazione di un obiettivo, una progettazione incompleta di talune soluzioni tecnologiche, o più in generale il fallimento di determinate strategie.

Coniugare tutela di interessi pubblici e protezione dei dati personali è un’opera complessa e che deve aver considerazione di molteplici fattori e discipline, ma non ermetica. Va svolta con cura, attenzione e non può essere improvvisata né, men che meno, svilita.

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