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Immuni: in arrivo il call center nazionale unico

Leggendo tra le pieghe dei commi e sottocommi delle 47 pagine del Decreto Legge “Ristori” (D.L. 28 ottobre 2020, n. 137), troviamo una interessante novità: l’Articolo 20.

L’App Immuni avrà un suo call center nazionale. Infatti, si legge che “il Ministero della Salute attiva un servizio nazionale di supporto telefonico e telematico alle persone risultate positive al virus SARS-Cov-2 che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi o che hanno ricevuto una notifica di allerta attraverso l’applicazione Immuni, i cui dati sono resi accessibili per caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività”.

L’iniziativa non è una novità assoluta: l’idea già è in funzione in Germania, ed ha lo scopo di aiutare quanti avranno necessità di contattare “qualcuno” per sapere il da farsi in caso di trillo del proprio smartphone.

L’operazione, finanziata con 1mln di euro per il 2020 e 3mln per il 2021, è il naturale seguito organizzativo per l’obbligo, vigente dal 18 ottobre scorso e in capo alle ASL, di inserire in un database unico i codici dei soggetti positivi che utilizzano l’app.

Sono contento, l’iniziativa mi sembra logicamente e praticamente più che logica e lodevole. Leggo però poco oltre: “i dati relativi ai casi diagnosticati di positività al virus SARS-Cov-2 sono resi disponibili al predetto servizio nazionale, anche attraverso il Sistema Tessera Sanitaria ovvero tramite sistemi di interoperabilità”.

E qui comincio a preoccuparmi. 

Ai sensi del comma 3 se ne potrebbe occupare il Commissario Straordinario, su delega del Ministro per la Salute.

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