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Alunni interrogati con una benda sugli occhi, scoppia il caso a Scafati.

Il “nuovo metodo educativo” ideato da una professoressa di latino e greco, irrispettoso nei confronti dei ragazzi e contrario a ogni indicazione ministeriale.

La didattica a distanza (dad) sta mettendo a dura prova la metodologia tradizionale di insegnamento e di apprendimento. C’è chi, come una zelante professoressa di latino e greco del liceo Caccioppoli di Scafati (NA), sta mettendo a punto un metodo innovativo per garantire il corretto svolgimento delle lezioni: l’interrogazione degli studenti bendati.

Un tempo lontano nei licei non c’erano classi, ma giardini o viali in cui il maestro e i discepoli camminavano discutendo delle più nobili arti e discipline. Questo presupponeva interesse e grande considerazione da parte degli uditori e, allo stesso tempo, serietà da parte di chi parlava. In una parola ciò che rendeva possibile il trasferimento della conoscenza era il rispetto reciproco tra le parti, proprio quello che sembra venuto meno a Scafati.

Non si faccia l’errore di ascrivere il problema alla dad. Un liceale dedito all’inganno non ha bisogno di essere bendato, la vita ben presto gli insegnerà che ha ingannato sé stesso. D’altro canto, un professore di liceo che ha bisogno di bendare i suoi alunni vuol nascondere le sue carenze in materia di indagine valutativa e soprattutto in rapporto al rispetto e all’importanza della ricchezza delle relazioni umane.

Per un docente ci sono tanti modi per fare prove incrociate che consentano di verificare se le conoscenze di uno studente siano tali da essere traducibili in competenze e abilità da applicare nelle diverse situazioni problematiche che gli si presentano. Si consideri ad esempio che esistono applicazioni in grado di svelare in pochi secondi se una traduzione è plagiata e questo i nativi digitali, millenials o generazione Z lo sanno bene.

L’episodio è ancor più grave se si guarda alla recente raccomandazione del Ministero, in applicazione della legge 20 agosto 2019 n. 92, di promuovere l’insegnamento trasversale dell’Educazione Civica. Essa mira non solo a conoscere ed apprezzare il sistema che regola la nostra convivenza civile, ma a formare anche una certa Cittadinanza Digitale.

Cittadinanza digitale, questa sconosciuta, è l’arma fondamentale per educare all’uso consapevole, leale e rispettoso i mezzi di comunicazione virtuali partendo dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola Secondaria di Secondo Grado.

Sorprende che una professoressa di latino e greco, edotta nella nobile arte dell’educazione così come attuata dagli antichi, abbia completamente perso il contatto non solo con i riferimenti culturali che dovrebbe ogni giorno essere in grado di illustrare ai suoi allievi ma anche con le più recenti direttive nell’ambito dell’insegnamento.

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