AEROSPAZIO

Notizie dall’aerospazio

Al tramonto del ventitreesimo giorno lunare, facciamo un rapido aggiornamento Spaziale.

Nei giorni passati, su infosec.news, i temi aerospaziali hanno avuto grande eco, torniamo quindi dai nostri lettori per raccontare le ultime evoluzioni. Dall’asteroide Bennu, giungono aggiornamenti dalla sonda OSIRIS-REx: il sito della missione ha riportato i risultati dei test operati dal vascello dopo il campionamento.

Le notizie su questo fronte sono due: da un lato il campionamento è andato molto bene, sono stati raccolti circa 400g di materiale su 60 g di obiettivo minimo dichiarato. Purtroppo però, nel corso del campionamento, c’è stato un errore a carico dei sistemi di controllo che ha fatto si che un coperchio del contenitore per la regolite restasse aperto di circa 1 cm. Secondo i tecnici ciò non pregiudica la buona riuscita della missione, per quanto faccia sfumare uno dei traguardi più ambiziosi: la stima in situ della massa del materiale collezionato attraverso misure inerziali del sistema di campionamento Tagsam. 

Questa missione sarebbe stata la prima a poter compiere una stima della quantità di materiale campionato direttamente in loco, per poi pianificare eventualmente un secondo touchdown se il primo campionamento si fosse risultato insufficiente.

Il team ha deciso che fosse meglio meglio rinunciare alle misure inerziali, dato il rischio troppo elevato di perdere il materiale già raccolto.

Dante Lauretta, principal investigator di OSIRIS-REx dell’Università dell’Arizona a Tucson ha dichiarato: «Stiamo facendo di tutto per tenere il passo con il nostro stesso successo, e il mio lavoro è portare a casa un campione di Bennu il più ampio possibile», «La perdita di massa mi preoccupa, quindi incoraggio fortemente il team a porre al sicuro questo prezioso campione il più rapidamente possibile».

Bennu è uno dei corpi celesti che rischia di poter impattare sulla Terra, come dimostrato dal Prof. Milani e colleghi nel 2009: uno degli scopi di questa missione è anche definire meglio questo rischio. Siamo ansiosi di poter annunciare ai nostri lettori gli sviluppi a riguardo.

Per quanto riguarda la conferenza stampa sugli aggiornamenti delle missioni Lunari, sono stati presentati due lavori pubblicati sulla prestigiosissima rivista Nature Astronomy che affrontano il tema della disponibilità d’acqua sulla Luna. Il primo riporta i risultati ottenuti dalla missione SOFIA, tramite l’uso della spettrometria all’infrarosso, ha dimostrato incontrovertibilmente la presenza di acqua molecolare sulla faccia esposta della Luna. Il secondo invece tratta il tema dell’acqua ghiacciata nelle regioni polari della Luna. Dopo le missioni NASA che avevano suggerito per prime la presenza d’acqua in quest’area, l’interesse sul tema si era riacceso con i risultati del Moon Mineralogy Mapper (M3) della missione Chandrayaan-1 (ISRO) nel 2008–09 che ne aveva stabilito la presenza.

L’articolo presentato combina modelli teoretici con i dati dal Lunar Reconnaissance Orbiter per descrivere l’esistenza di numerose piccole cold traps adatte a contenere acqua all’interno delle zone d’ombra di crateri anche di un solo centimetro. I crateri descritti in questo lavoro sono grandi fino a 1 Km ed occupano un’area di ~40,000 km2, rappresentando il 10-20% del totale dell’area totale delle cold traps adatte a contenere l’acqua. La maggior parte di queste cold traps si trova a latitudini > 80°, procedendo verso l’equatore sono troppo temperate per sostenere il mantenimento del ghiaccio.

Non solo la maggiore disponibilità totale, ma anche la migliore disponibilità geografica secondo gli autori rappresenta una risorsa molto valida per le future missioni. La possibilità di non dover trasportare acqua dalla Terra ma poterla reperire in situ potrebbe rendere economicamente sostenibile l’insediamento a lungo termine sul nostro satellite.

Ultimo in ordine di presentazione, ma non per questo meno importante, l’annuncio da parte del Lunar Exploration and Space Program Center dell’agenzia spaziale cinese del corretto cambio in modalità dormiente del lander e del rover Yutu-2 (Yutu: in cinese Coniglio di Giada o Coniglio Lunare, una creatura mitologica) della sonda Chang’e-4 (Chang’e è la Dea della Luna nel pantheon Cinese che compare anche in un mito buddista) in vista della notte lunare, dopo aver operato correttamente nel corso del ventitreesimo giorno lunare. Il lander ha cambiato stato il 24 Ottobre alle 13.40 UTC, il rover alle 04:00 UTC.

La sonda è stata lanciata l’8 dicembre 2018 e ha effettuato il primo atterraggio morbido di sempre sul lato nascosto della Luna il 3 gennaio 2019, nel cratere Von Karman nel bacino Polo Sud-Aitken. Con la sua operatività di più di 660 giorni terrestri detiene il primato assoluto di longevità sul lato nascosto della Luna. A Sabato, ha viaggiato per 565.9 metri. Recentemente, usando il Lunar Lander Neutrons and Dosimetry (LND) in dotazione alla missione, sono stati pubblicati i risultati del primo studio di misurazione della radiattività al suolo sulla Luna, che risultano due/tre volte maggiori di quelli ch si registrano sulla International Space Station, cinque/dieci quelle di un volo civile, e 300 volte quella sulla Terra.

Sul fronte Cinese, attendiamo con ansia il lancio della Chang’e-5 che secondo alcuni recenti rumors potrebbe avvenire a Novembre. Al contrario della missione Chang’e-4, la 5 dovrebbe rimanere per la luna per un giorno lunare (14 terrestri) e riparitre con un carico di circa due Kg di rocce dalla regione del Mons Rümker. Sarebbre il primo campionamento di regolite dagli anni ’70 all’epoca delle missioni Apollo. Le rocce che Chang’e-5 andrà a campionare risalgono a circa 1,21 miliardi di anni fa, mentre quelle delle missioni Apollo tra i 3,1 e i 4,4 miliardi di anni fa.

A presto dunque, sperando di potervi raccontare presto un nuovo lancio!

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