SPECIALE CORONAVIRUS

COVID-19 quando la parola è condivisione

Postare l’esito del tampone sui social potrebbe costare caro

In tempi di emergenza sanitaria, di raccomandazioni e consigli utili per limitare il contagio ed il diffondersi del Covid-19 torna utile ribadire alcuni consigli volti a prevenire parte dei “danni collaterali” dalla sovraesposizione alla vita virtuale, specie quella trascorsa nei social network. Il continuo bombardamento mediatico sulla tematica “virus”, produce negli internauti condotte che in rete diventano “condivisioni” del proprio punto di vista, producono dibattiti nei relativi commenti o discussioni nei gruppi, esponendo gli utenti a molteplici rischi che possono portare a conseguenze poco piacevoli. Un esempio tra tanti è rappresentato dalla semplice condivisione di documentazione sanitaria personale, che proprio come quella dei documenti d’identità, è sempre da evitare in quanto contiene tutti i dati del soggetto: l’esito di un esame sierologico o di un tampone, fotografato al volo per intero con lo smartphone e postato online sul proprio profilo Facebook, magari anche con il filtro privacy impostato su “tutti”, consentirà a chiunque di conoscerne i contenuti. Nome, cognome, data e luogo di nascita normalmente sono riportati nell’intestazione o a piè di pagina del referto, pertanto si può cadere vittima di indebiti utilizzi di quelle informazioni da parte di malintenzionati, fino ad arrivare al furto d’identità con relative conseguenze. Se proprio si ha l’esigenza di diffondere quell’immagine, meglio perdere qualche secondo per ritagliare o rendere illeggibile quella parte che riguarda l’anagrafica del paziente. La gioia di pubblicare un risultato positivo in generale della vita, meglio se negativo in relazione al virus, come il conseguimento di un documento di guida, di un’abilitazione particolare o di qualunque altro documento intestato ci può stare e nessuno lo vieta, ma vanno adottate delle precauzioni, che valgono sempre quando si parla di comportamenti online. Quante volte vi è capitato di trovarvi sul vostro social network preferito e vedere la foto o il video della patente di guida appena conseguita dalla persona interessata? L’avete fatto anche voi magari in passato? Se la risposta è affermativa, il suggerimento è di ritrovare quel contenuto ed eliminarlo, oppure se proprio vi fidate della vostra cerchia di amicizie impostate il relativo filtro privacy per quella fascia di persone. Lo stesso vale per le immagini di passaporti in occasione di viaggi o biglietti nominativi per gli eventi… Informazioni sensibili si trovano anche sulle buste paga con ulteriori dettagli di natura fiscale, per cui condividerla significherebbe agevolare quei malintenzionati che utilizzeranno i dati offerti per scopi criminali. Sotto l’aspetto informatico va segnalata anche la possibilità offerta dalla conoscenza di alcuni elementi utili, per recuperare account di servizi web, tra cui magari lo stesso utilizzato nella piattaforma con la quale si è postato lo scatto, per resettarne le credenziali e rubare un profilo. All’appello appena lanciato se ne aggiunge un altro, ovvero quello di configurare bene gli strumenti riguardanti la sicurezza del proprio account, abilitando gli ulteriori servizi offerti come l’autenticazione a due fattori in aggiunta alle normali credenziali costituite da username e password. Troppa superficialità nell’utilizzo dei social può costare davvero caro, non solo all’interessato ma anche a terzi, per cui prima di postare è sempre meglio pensare bene alle potenziali conseguenze. Alla mente sale subito l’interrogativo di Maccio Capatonda, Padre Maronno: “E se poi te ne penti?”

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