CITTADINI & UTENTI

Su la maschera!

Oltre ad essere un danno per la cultura, il cattivo insegnamento della Storia è un guasto anche per il nostro modo di vivere

La Storia a scuola è una delle materie più noiose che si possano concepire. Non perché la vicenda della società umana sia di per sé noiosa, ma perché noioso è quello che viene proposto ai giovani alunni.

Parliamoci chiaro, essere costretti a memorizzare lunghe e complicate genealogie di re defunti, le battaglie che hanno combattuto per incomprensibili motivi, e le date delle stesse, è un esercizio che risulta intollerabile a chiunque abbia un minimo di intelligenza.

Questo modo di insegnare la Storia, e la tendenza alla sua interpretazione attraverso le lenti dell’ideologia del momento, è ciò che da studenti ci fa detestare in toto la materia, e buttarne via i pessimi libri appena ne abbiamo l’opportunità.

Oltre ad essere un danno per la nostra cultura, il cattivo insegnamento della Storia è un guasto anche per il nostro modo di vivere. Ci mette in condizione di ignorare le lezioni del passato, e soprattutto – come spesso si dice senza capire veramente il significato della frase – a ripetere gli errori compiuti da altri prima di noi.

Basterebbe infatti dare un occhio alle cronache, anche letterarie, delle pestilenze che hanno afflitto il mondo prima di quella di coronavirus, per avere immediatamente il catalogo dei comportamenti da tenere e non tenere. Nelle prime pagine del Decameron, scritto nel 1348, Giovanni Boccaccio chiaramente identifica la situazione in cui siamo oggi:

A cura delle quali infermità né consiglio di medico né virtù di medicina alcuna pareva che valesse o facesse profitto: anzi, o che la natura del malore nol patisse o che la ignoranza de’ medicanti (de’ quali, oltre al numero degli scienziati, così di femine come d’uomini senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse e per consequente debito argomento non vi prendesse…

Se avessimo studiato la Storia, o almeno la letteratura, sapremmo renderci conto che sette secoli sono apparentemente passati invano. Oggi come nel Medioevo, l’incertezza su come curare una patologia mobilizza gli istinti più profondi della specie umana. Anche chi non ha alcuna formazione in campo medico o scientifico dice la sua, per la semplice ragione che può e che l’esprimersi gli serve da sfogo. Inoltre, ci sono quelli che si atteggiano a competenti per un proprio utile, morale o materiale, e profittano della credulità delle persone spaventate.

E se la voce di un uomo vissuto diversi secoli fa non fosse sufficiente, eccone una più vicina, quella di Alessandro Manzoni. In un noto passo dei Promessi Sposi, egli descrive l’irrazionalità che fa capolino nella psiche umana quando ci si trova di fronte ad un pericolo indeterminato. Quella stessa paura che oggi ci porta – fronteggiando la pandemia di COVID – a cercare la soluzione semplicistica del complotto mondiale, delle guerre batteriologiche, dell’esperimento sociale, e della lobby delle mascherine.

S’era visto di nuovo, o questa volta era parso di vedere, unte muraglie, porte d’edifizi pubblici, usci di case, martelli. (…) e, come accade più che mai, quando gli animi son preoccupati, il sentire faceva l’effetto del vedere. Gli animi, sempre più amareggiati dalla presenza de’ mali, irritati dall’insistenza del pericolo, abbracciavano più volentieri quella credenza: chè la collera aspira a punire: e, (…) le piace più d’attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi. (…) Vi s’aggiunsero poi le malìe, per le quali ogni effetto diveniva possibile, ogni obiezione perdeva la forza, si scioglieva ogni difficoltà. (…) Ormai chi (…) avesse negata l’esistenza d’una trama, passava per cieco, per ostinato; se pur non cadeva in sospetto d’uomo interessato a stornar dal vero l’attenzion del pubblico, di complice, d’untore…

Non c’è nessun complotto, nessuna malìa, nessun untore, e quelli che straparlano per strada o sui Social lo fanno spinti dalla convenienza o dalla paura. Dalla volontà di trarre vantaggio politico o economico dalla situazione di confusione in cui siamo. Dalla semplice ignoranza delle più elementari nozioni di medicina e di igiene. Dalla paura di vedere il proprio lavoro scomparire a causa delle condizioni dettate dall’isolamento forzato.

Stiamo fronteggiando un nemico noto e concreto, contro il quale non abbiamo ancora trovato una soluzione. Un avversario pericoloso, ma che prima o poi riusciremo a battere grazie alla moderna scienza farmacologica. In attesa di questo, ci sono poche, semplici regole che possiamo tutti osservare. Minimizziamo i contatti umani per quanto possibile. Chi può lavorare in remoto, lavori in remoto; e chi non può, adotti le semplici norme ormai note a tutti. Indossare la mascherina, disinfettare spesso le mani, rispettare la distanza di sicurezza dagli altri. Se facciamo queste semplici cose, e minimizziamo in questo modo il numero di nuovi casi gravi, l’industria farmaceutica avrà modo di realizzare in pochi mesi ciò che in condizioni normali richiede anni: un vaccino per il COVID.

Questo articolo magari potrà spingere più di una persona a credermi parte del complotto che sta dietro all’epidemia di coronavirus, e a gridarmi attraverso i Social Media …“l’untore! dagli! dagli! dagli all’untore!

Con i miei due capponi virtuali in mano, pronto a tirarli al malcapitato, risponderò come l’incolpevole Renzo: “Chi? Io! Ah, bugiarda strega! Sta zitta”.

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